Quasi tutti i momenti importanti della vita si presentano in modo inaspettato; a volte ti passano accanto senza che tu te ne accorga, se non a posteriori. L’ultima volta che tuo figlio è tanto piccolo da poterlo portare appoggiato sul fianco. Uno sguardo scambiato con uno sconosciuto che diventa poi il tuo migliore amico. Il lavoro estivo per cui fai domanda d’impulso e che poi resta la tua occupazione per vent’anni
Ecco, in questo piccolo e breve passo è riassunto un po’ il senso del libro: in Lydia Bird va a letto presto, Josie Silver concentra tutto il dolore possibile. Quando una persona è a pezzi, quando tocca il fondo – anzi, ci si spalma, arraspa – è difficile vedere la luce. E la rinascita è un po’ una diatriba quand’è così, no? Quanto è facile annegare, lasciarsi andare alle onde che – nella loro pazza e cattiva prepotenza – ci trascinano sempre più in fondo, sempre più al buio, quando capita qualcosa di tremendo? Sicuramente, più facile che cercare di sorridere.
“Lydia Bird va a letto presto”, ma all’inizio non sogna
Lydia e Freddie: sempre loro, sin da ragazzini. I due rappresentano l’amore vero, quello puro che nasce tra i banchi di scuola e cresce, diventando impetuoso, bello, infuocato. Ora sono adulti, cresciuti mano nella mano, e stanno organizzando i fiori d’arancio. Hanno fatto il mutuo per una bella casa, con un letto kingsize, e non fanno altro che pensare al sì, lo voglio. Ai fiori d’arancio, alla navata, ai parenti riuniti. Non sono di quelle coppie melense fino al vomito, eh, sono divertenti e frizzanti e hanno delle belle lingue biforcute e sono prima di tutto amici – che poi, signori e signore, il sesso conta moltissimo, ma se due non sono amici prima o poi la complicità che lega ogni singola giornata viene a mancare. Insomma, abbiamo detto: pensano al futuro, molto semplicemente.
Be’, comprensibile no? Ma se la vita ha altri piani?
A ventotto anni sembra quasi che tutto debba ancora venire. I figli, la felicità, ritornare dal lavoro e intrecciare l’uno le gambe in quelle dell’altro per mangiare patatine scadenti al formaggio mentre si guarda un film. Anche le litigate, per carità, quelle che poi fanno addormentare sedere contro sedere e con il muso ma che poi si risolvono con un seile abbassato all’improvviso o con una risata per una scemenza qualsiasi. Cose semplici ma che riscaldano il cuore. Mica a ventotto anni, per l’appunto, pensi che tutto possa finire. Non è giusto, non lo è. Sì, perché Freddie il giorno del compleanno di Lydia ha un incidente in auto. Un bruttissimo incidente in auto. E muore. Tutto finito. Così, in un nanosecondo. Che poi la vita sia stronza ce lo diciamo sempre tutti, ma è quando capita qualcosa di terribile proprio a te che lo comprendi appieno.
Un dolore troppo grande
Seppellire l’amore della tua vita a una manciata di mesi dalle nozze. Non posso immaginare che dolore. Lydia è a pezzi. In ogni angolo vede Freddie. Non se ne fa una ragione. Soprattutto perché il suo amico – il loro amico, ma ora lei lo vede come nemico giurato – Jonah è sopravvissuto. E Freddie aveva fatto tardi, passando proprio per quella strada, a causa sua. Lydia, in quello che è un momento troppo delicato e troppo brutto, dà persino la colpa a lui. Non lo vuole vedere. Non lo vuole sentire. Eppure Jonah soffre proprio come lei. La svolta? Un flacone di pasticche date dal medico per affrontare il lutto, per… Dormire un po’. E da allora, il momento del sonno, per Lydia diventa di più.
Un viaggio temporale straziante e bellissimo
La ragazza, quando prende la prima pasticca, si rende conto di una cosa: quella capsulina rosa la manda direttamente in un universo parallelo dove… Freddie è vivo. Pazzesco, no? E allora, ne fa incetta, rimanendo con un piede nella realtà e con un altro in quella che sarebbe dovuta essere la realtà. Ma deve fare una scelta: perdere se stessa per rincorrere il passato, quel che è stato e non può più essere, o tornare alla realtà e vivere. Per davvero questa volta. Perdonando, persino. E ricordando ma con il sorriso. Perché le persone care che ci hanno lasciato non sono mai via del tutto: rimangono nei nostri cuori, nei nostri sorrisi, nel nostro modo di ricordarle.
Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Struggente come solo quelli che ti mettono di fronte alla cruda realtà sanno essere. Ma anche vero, nella sua crudezza: la morte è morte e non c’è modo di mettere una pezza. Non si può, molto semplicemente. Una cosa però si può fare: the show must go on. Che ci piaccia o meno. E dobbiamo vivere anche per chi non c’è più onorando la sua memoria con dolcezza.
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