La realtà è spesso più strana della fantasia — Edgar Allan Poe
Ci sono temi che ciclicamente tornano a far capolino fra le pagine della nostra vita, all’interno di quei capitoli in cui curiosità e mistero si intrecciano in una trama che, spesso e volentieri, è difficile da sciogliere. Tra i tanti, la reincarnazione è proprio uno di questi. Ma perché? Beh, perché, del resto, essa è antica come le prime civiltà, è stata ampiamente discussa dai filosofi greci (e non solo) e viene addirittura data per certa da molte correnti di pensiero orientali. Eppure, nonostante millenni di racconti e speculazioni su coloro che sarebbero ‘nati due volte’ (quasi fossero una sorta di privilegiati e illuminati), la sua narrazione non ha mai conquistato un consenso unanime tra le fila del mondo scientifico.
Il dibattito che vi ruota intorno, comunque, continua ad essere piuttosto vivo, soprattutto per via di alcuni inquietanti casi di bambini che, senza nessun tipo di spiegazione plausibile, avrebbero iniziato a parlare e a raccontare di presunte vite che non hanno mai vissuto, perlomeno nel nostro presente. Ma com’è possibile?
I casi dei cosiddetti ‘nati due volte’
Shanti Devi, la piccola indiana che ha avuto una seconda possibilità
Per cercare di capire di cosa stiamo parlando, ho scelto di ricordare tre dei casi più celebri, primo fra tutti quello di Shanti Devi. Bambina indiana degli anni ’30, stando perlomeno a ciò che si tramanda nei documenti e nelle testimonianze prevenute fino a noi, pare che a soli quattro anni avesse cominciato a descrivere, con disarmante precisione per giunta, la vita di una donna proveniente dalla città di Mathura. Parlava del marito, del figlio e persino delle dinamiche della sua morte dopo il parto. Il fatto ancor più sconcertante, tuttavia, si verificò quando la fanciulla venne accompagnata realmente nella cittadina che aveva menzionato.
Arrivata sul posto, infatti, riconobbe luoghi e persone, incluso quel marito appartenente a quella che, a conti fatti, risulterebbe esser stata una sua presunta vita precedente. Alla luce di una tale (inspiegabile) situazione, venne avviata una commissione d’inchiesta, alla quale prese parte persino Mahatma Gandhi, le cui indagini giunsero ad una sola e ancora non smentita conclusione: la coerenza dei dettagli e del resoconto fornito dalla piccola.
James Leininger, il bambino ‘sopravvissuto’ alla Seconda Guerra Mondiale
Una storia che ha dell’incredibile, dunque, e che non è la sola a destare curiosità e sconcerto nell’opinione pubblica. Difatti, più recente è la vicenda che vede protagonista James Leininger, bambino americano nato nel 1998. Secondo i report, sembra che le notti del giovane fossero tormentate da incubi ripetuti: aerei in fiamme, una caduta in mare, una guerra che non avrebbe potuto conoscere. A soli due anni, era in grado di identificare i modelli degli aeroplani della Seconda Guerra Mondiale, ricordava nomi, luoghi, persino la portaerei “Natoma Bay”.
Pertanto, un team di ricercatori si adoperò per verificare che suddette informazioni potessero avere un qualche tipo di riscontro nei fatti. Alla fine, le ricerche conclusero che i ‘ricordi’ del piccolo combaciavano alla perfezione con quanto realmente accaduto a James Huston Jr., un pilota statunitense che prestò servizio nel secondo conflitto. Coincidenze? Studi poco replicabili? Ricerche inaccurate? Storie sensazionalistiche per solleticare il dibattito pubblico? Forse, benché risulti difficile non rimanere colpiti dall’accuratezza dei dettagli forniti da Leininger.
‘The Barra Boy’, il figlio di ”un’altra mamma”
Un po’ quel che accadde anche con Cameron Macaulay, conosciuto agli occhi del mondo come ‘The Barra Boy’, protagonista di un documentario che catturò enormemente l’attenzione del pubblico. Cresciuto a Glasgow, la sua storia è intrigante a causa (o grazie a) della naturalezza con cui, fin dalla primissima infanzia, cominciò a parlare della sua “altra mamma”, di una famiglia diversa da quella che aveva nella sua città natale e di una vita che sembrava ricordare nei minimi particolari. Descriveva una casa bianca sull’isola scozzese di Barra con la precisione di chi l’aveva davvero abitata, menzionava i suoi ‘altri’ genitori e attribuiva loro un nome ben preciso.
Venne organizzato un viaggio-documentario, per verificare che le sue affermazione potessero essere credibili o solamente il frutto della fantasia di un bambino. Giunto sul posto, Cameron visse un momento di forte emozione: davanti ad una delle case bianche dell’isola si bloccò, riconoscendola immediatamente. Non tutte le sue descrizioni trovarono conferma assoluta, ma la serenità con cui riconobbe luoghi e racconti lasciò sbalorditi genitori, psicologi e documentaristi. E, soprattutto, pose una domanda che ancora oggi rimane aperta: come poteva un bambino di appena sei anni conoscere una piccola isola scozzese sulla quale non era mai stato?!
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