Toglieteci tutto, o quasi. Perché, a quanto pare, c’è qualcosa a cui proprio non sappiamo rinunciare. Ebbene sì, c’è un piccolo segreto nascosto nel cuore della società moderna, un segreto che in molti si ostinano a negare, ma che trova la sua verità nei numeri implacabili dell’audience televisiva: il trash piace. Piace tanto. Piace di più di quanto siamo disposti ad ammettere. Programmi come Temptation Island, Grande Fratello, Uomini e Donne non solo resistono al tempo, ma prosperano, accendendo i pomeriggi e le serate di milioni di spettatori. Nel frattempo, questa estate, il colosso della cultura, Alberto Angela, con i suoi racconti sapienti e avvolgenti sulla bellezza del mondo, ha dovuto fare un passo indietro, sospendendo il suo programma Noos, in onda su Rai 1 e messo in ombra dal turbinio di litigi, intrighi amorosi e confessionali strappalacrime del docu-reality di Filippo Bisciglia.
A questo punto, la domanda è lecita: perché? Forse, una risposta la si potrebbe trovare in una frase di Oriana Fallaci, che diverso tempo fa affermò:
La televisione è lo specchio dove si riflette la sconfitta di tutto il nostro sistema culturale
Eppure, il dubbio rimane: che siano altre le ragioni?
Uno spettacolo delle emozioni allo stato grezzo: è questo il motivo per cui il trash piace?
Perché ci affascinano tanto queste dinamiche semplici, spesso iperboliche e sopra le righe? Cosa si cela dietro al piacere che si prova nel vedere sconosciuti che si dibattono nei labirinti dei sentimenti e degli eccessi? Chissà, magari la risposta sta in una profonda, antica verità: il trash ci permette di osservare, senza filtri, la fragilità umana, lo spettacolo delle emozioni allo stato grezzo. È l’esibizione di tutto ciò che è scomodo, eccessivo e a volte perfino ridicolo, ma che, in fondo, ci somiglia.
Quando vediamo una coppia che si sgretola in Temptation Island o un concorrente che si dispera nel Grande Fratello, non stiamo forse assistendo a una versione amplificata dei nostri drammi quotidiani? Queste trasmissioni, in fondo, offrono una sorta di catarsi moderna, un’esperienza condivisa che, attraverso l’esagerazione, ci fa sentire meno soli nelle nostre debolezze. Lo spettatore può vivere indirettamente emozioni forti, ridere delle disavventure altrui, senza il rischio di essere coinvolto personalmente. In un certo senso, il trash diventa uno specchio deformante, che riflette il nostro mondo in una forma paradossalmente più vera proprio perché esasperata.
E qui si inserisce l’altro aspetto cruciale: il piacere della trasgressione. Guardare programmi “trash” è come cedere a un piccolo peccato quotidiano. Chi non ha mai pronunciato, magari con aria vagamente snob, la frase: “Ma no, io quelle cose non le guardo!“? Eppure, nel buio delle nostre case, il telecomando finisce spesso proprio su quei canali. I dati auditel non mentono! Il trash è una sorta di zona franca, dove le convenzioni sociali possono essere sospese, dove ci è permesso indulgere in qualcosa di “sporco”, di basso, senza sentirci davvero colpevoli. È la tentazione perfetta: apparentemente frivola, ma in realtà potente e liberatoria.
Un caos nell’ordinarietà del vivere quotidiano
Infine, c’è una componente sociale da non sottovalutare. Il trash è un linguaggio comune, una sorta di rito collettivo. Quante volte le conversazioni tra amici, colleghi o sui social media non iniziano o finiscono con un commento su quanto accaduto nell’ultima puntata di Uomini e Donne o sul concorrente più assurdo del Grande Fratello? Il trash ci unisce, crea dibattito, ci offre spunti per ridere, criticare, indignarci. Non ce ne voglia Alberto Angela, per quanto raffinato e prezioso, ma, a quanto pare, agli occhi del pubblico non può certo competere con la forza aggregante di un bacio rubato davanti a milioni di occhi.
Ecco, forse, il nocciolo della questione: il trash, con la sua energia grezza e il suo fascino irresistibile, ci restituisce un po’ di quel caos che, nonostante tutto, continuiamo a desiderare nella nostra vita ordinata e prevedibile. E se ci piace tanto è anche perché, in fondo, è uno spettacolo della vita, quello che non sempre abbiamo il coraggio di vivere in prima persona, ma che, attraverso lo schermo, possiamo osservare e godere senza vergogna.
E allora toglieteci tutto, ma non il trash!
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
