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Temptation Island e il riflesso di una società che fatica ad amare

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Temptation Island

Metti l’insana voglia che alcuni hanno di mettersi in gioco proprio d’estate, nel continuo andirivieni di un caldo africano che basta da solo a farti desiderare non la vacanza dei sogni, ma un biglietto di sola andata per l’Antartide. Aggiungici un viaggio nei meandri dei sentimenti umani e della pochezza che, per ovvie ragioni, inevitabilmente ne consegue. Mescola il tutto con un programma targato Fascino PGT S.r.l., sette coppie di fidanzati, ventisei single di cui tredici uomini e tredici donne, che a definirli semplicemente così gli si rende persino un favore, un resort immerso nella piccante cornice della Calabria, un immancabile falò di confronto, e sei subito tra i protagonisti della nuova edizione di Temptation Island, ancora una volta guidata da Filippo Bisciglia in prima serata su Canale 5.

Ma Temptation Island fotografa i rapporti disfunzionali o li alimenta?

Ebbene, nonostante gli ascolti siano stati fin da subito molto alti, la prima puntata ha infatti conquistato circa 3,57 milioni di telespettatori con il 27,6% di share, battendo perfino la partita dei Mondiali e confermando il reality come uno degli appuntamenti estivi più forti della televisione italiana, ciò che continua a lasciarmi perplesso non sono tanto le dinamiche del programma, del resto, è una mania del nostro sconclusionato secolo lavare i panni sporchi in casa per poi stenderli pubblicamente, tanto in televisione quanto sui social network. C’è però una domanda che attanaglia la mia mente e che accompagna ogni anno la mia visione dell’Isola delle tentazioni: il programma fotografa i rapporti disfunzionali o finisce per alimentarli?

La risposta, probabilmente, sta nel mezzo. Se è vero che la televisione racconta una parte della società contemporanea, è altrettanto vero che, per esigenze narrative, the show must go on, senza troppi giri di parole, finisce spesso per amplificarne gli aspetti più estremi e grotteschi. La gelosia diventa ossessione, il confronto si trasforma in umiliazione pubblica, il dubbio si converte in controllo e il tradimento sembra diventare l’unico linguaggio possibile per tenere incollati milioni di telespettatori allo schermo. E quando, da casa, il controllo viene interpretato come interesse, la possessività scambiata per passione e la dipendenza emotiva confusa con l’amore, si rischia di normalizzare comportamenti che, nella vita reale, dovrebbero rappresentare un inequivocabile campanello d’allarme.

The show must go on

Naturalmente, va da sé che nessuno obbliga i protagonisti a partecipare. Le sette coppie accettano liberamente le regole del gioco e sanno di entrare a far parte di un meccanismo televisivo costruito appositamente per mettere alla prova la loro unione. Resta però legittimo chiedersi se il confine tra la macchina dello show business e la spettacolarizzazione delle debolezze umane non sia diventato ormai troppo sottile. Dietro ogni litigio, ogni tradimento, ogni sclerata di gelosia e ogni lacrima da coccodrillo emerge una collettività che fatica ancora a distinguere l’amore dal possesso, la fiducia dal controllo e la libertà dall’illusione di poter appartenere a qualcosa o qualcuno. 

La televisione, nel bene e nel male, non inventa mai del tutto i suoi personaggi. Più spesso si limita a restituirci, esasperandolo, il riflesso di ciò che siamo diventati.

E chissà, forse allora non è un caso che Sara Palumbieri e Gabriele Govoni, due dei protagonisti indiscussi di questa nuova edizione, siano finiti al centro di uno scandalo mediatico per via di un video a luci rosse da loro realizzato per una piattaforma di streaming a pagamento anni fa, ma diffuso a loro insaputa (così come la clip esisteva ad insaputa della redazione della trasmissione) sul web da qualche utente, e stiano ora facendo i conti non tanto con quello che resta del loro rapporto ma con la vergogna di aver forse strumentalizzato e mercificato ciò che non andrebbe mai barattato a nessun costo e in nome di nessuno share: l’intimità che la dignità di un qualsivoglia amore dovrebbe sempre ben custodire!

L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo – Erich Fromm 

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Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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