Un Natale “plurale”: come lo percepiscono le minoranze nel nostro Paese?

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Natale plurale

Per alcuni è il parossismo del consumismo, per altri un fenomeno da interpretare soprattutto nei suoi risvolti sociali. La mia opinione è che occorra andare oltre la superficie. Abbracciare l’intero spettro dei significati del Natale, scendere in profondità, fino a impostarne quasi un’analisi epistemologica. Solo con questo approccio possiamo iniziare ad apprezzarne la grande portata antropologica e restare ancorati a una sua definizione originale. In alternativa, avviare una comprensione del Natale attuale come all’epifenomeno dell’anniversario della nascita di Gesù Cristo. Non al suo superamento.

Le percezioni differenti del Natale contemporaneo

Il Natale lo troviamo un po’ dappertutto: nei presepi delle scuole, nelle luminarie dei centri storici e di quasi ogni città o comune. Se vogliamo approfondire il Natale plurale dobbiamo gettare lo sguardo dentro alle minoranze linguistiche, religiose ed etniche presenti in Italia. Come viene vissuto da loro questo periodo speciale?

Perciò, in questo articolo mi propongo di regalare ai lettori un racconto corale. Una traccia da completare con le voci dei membri e dei partner dell’Osservatorio Nazionale sulle Minoranze – un laboratorio che parte dal basso per ascoltare la voce delle minoranze e relazionarsi con chi sta in alto a guidare le istituzioni -, quindi sacerdoti, rappresentanti di minoranze storiche, Sindaci di piccoli comuni, insegnanti, giovani leader religiosi, realtà del Terzo Settore, ricercatori e attivisti culturali.

Il contributo del Vicedirettore dell’Osservatorio Nazionale sulle Minoranze

Il Natale, visto dalle minoranze, può essere un momento di sfida ma anche di opportunità. È un’occasione per riflettere sulla propria identità e sul significato di inclusione, oltre ad essere un momento per celebrare la ricchezza della diversità culturale. Attraverso una comprensione condivisa e un’interpretazione inclusiva, il Natale può diventare un periodo di celebrazione collettiva e di unità. D’altro canto, i valori del Natale, come la solidarietà, la famiglia e la generosità, possono risuonare profondamente in tutte le culture. Le minoranze possono reinterpretare questi valori per riflettere le loro esperienze, creando un ponte che unisce le differenti comunità” – Vincenzo De Lucia

Lo sguardo di don Maurizio Bloise

Ginevra, Palazzo delle Nazioni Unite, 2025/Credit: Renato Ongania

Tra i delegati dell’Osservatorio Nazionale sulle Minoranze al Forum ONU di Ginevra figura don Maurizio Bloise (terzo da sinistra nella foto).

Il Natale, quando assume un ruolo pubblico e culturale ‘dominante’, può far sentire invisibili le minoranze religiose. Trasformarlo in occasione di incontro richiede scelte deliberate: narrazione inclusiva, spazi di ascolto e azioni condivise nella Comunità e nella Scuola. Per di più, è per molti un tempo di Festa, ma anche un segnale forte della Cultura Religiosa “maggioritaria”: luci, simboli e riti che riempiono spazi pubblici e scolastici possono generare sorpresa, disagio o marginalizzazione per chi appartiene ad altre fedi o è non credente. Vivere il periodo natalizio come “minoranza” significa spesso mediare tra il desiderio di rispetto per la propria identità e la pressione a conformarsi a pratiche che non rispecchiano la propria storia religiosa.

Riconoscere questa tensione è il primo passo per costruire pratiche inclusive“.

Esempi concreti di dialogo nelle Parrocchie e nelle Scuole 

Molte realtà ecclesiali italiane hanno uffici e risorse dedicate all’Ecumenismo e al dialogo Interreligioso che offrono strumenti per incontri e percorsi formativi nelle Parrocchie e nelle Scuole.

Alcuni uffici diocesani mettono a disposizione materiali digitali e webdoc pensati per insegnanti e operatori pastorali, utili per progettare momenti condivisi e laboratori sul tema delle feste religiose. Nelle scuole primarie, progetti di intercultura trasformano il Natale in occasione educativa: laboratori che raccontano tradizioni diverse, presepi multietnici e attività che spiegano altre feste come ad esempio Hanukkah (festa ebraica) o feste islamiche, favorendo la conoscenza reciproca e il rispetto.

Proposte concrete per un Natale che unisca: 

  • Narrazione inclusiva: presentare il Natale anche come Festa della Luce, della cura e della solidarietà, mettendo in evidenza valori condivisi e non solo contenuti confessionali.
  • Spazi di ascolto e rappresentanza: invitare rappresentanti di comunità ebraiche, musulmane, buddhiste, etc. altresì quelle laiche a eventi pubblici per raccontare le proprie feste e pratiche.
  • Programmi scolastici plurali: inserire moduli didattici sulle principali feste religiose del calendario mondiale e laboratori creativi dove gli alunni condividono usanze familiari.
  • Iniziative di servizio comune: organizzare raccolte alimentari, visite agli anziani o progetti di volontariato che coinvolgano Parrocchie, Associazioni Religiose e Scuole; mettendo al centro l’azione concreta più che il simbolo.
  • Segnaletica e linguaggio inclusivo: nelle comunicazioni pubbliche e scolastiche usare formule che riconoscano la pluralità (es. “festività invernali” affiancate a riferimenti specifici quando opportuno).

Un Natale che unisca nasce da scelte intenzionali: educare alla conoscenza, creare spazi di rappresentanza e lavorare insieme su gesti concreti. A tal proposito è tutto da recuperare e riproporre ciò che profetizzò una Grande Donna (nonché una Grande Santa) Madre Teresa di Calcutta con il celebre brano (ovviamente concretizzato):

È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Il Natale in guerra non esiste

Alessio Arena (Palermo 1996), scrittore e docente, fa parte del Comitato scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulle Minoranze. Per approfondire, potete visitare il suo sito, di cui vi lascio il link qui di seguito: alessioarena.it . Tornando a noi, Arena riflette sul tema del Natale in epoca di guerra, facendo riferimento al punto di vista degli scrittori e delle minoranze. 

Nella poesia Al Principe Pasolini scriveva “[…] questo nostro mondo umano, / che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace” (cit. da P.P. Pasolini, La religione del mio tempo, Garzanti, Milano 1961) . I poeti sono, per propria natura, una minoranza e conoscono bene il male di cui il mondo è capace nei confronti di chi vive in condizioni di marginalità, soprattutto in contesti devastati dalla guerra.

Cosa possono fare oggi, dunque, gli scrittori, se non pretendere ciò che spetta loro quanto il pane?

Ma “pace” sembra ormai una parola vuota, svilita dalla retorica, dalle ipocrisie dei potenti, ma soprattutto di chi nel quotidiano partecipa all’orrore attraverso la propria indifferenza, l’egoismo: la gratuità del male, in cui troppi eccellono, anche nelle nostre “civilissime” e avanzate società occidentali. D’altronde, chi non ha i mezzi per costruire, si adopera per distruggere.

Il Natale in guerra non esiste, tantomeno per le minoranze. Utilizziamo questo periodo di riflessione per riscoprire quanto la condizione delle minoranze ci riguardi personalmente e soprattutto per assumerci concretamente le nostre responsabilità“.

Tra neve, boschi e lingua ladina

Il Comm. Dr. Leopoldo Rizzi porta nel lavoro dell’Osservatorio una sensibilità particolare per le minoranze di montagna e per il loro rapporto con il territorio. È anche l’ideatore della Campana delle Minoranze, dedicata alle 506 minoranze etniche del mondo, simbolo di pace e fratellanza collocato in Val di Fassa.

In questi contesti, il Natale è fatto di riti in lingua ladina. Piccole comunità che si ritrovano nelle chiese di paese, tradizioni che intrecciano fede cristiana e memoria di una identità minoritaria che resiste alla marginalizzazione.

I Ladini  della  Val di Fassa e il Santo Natale

Una minoranza tra spiritualità, tradizione e montagne delle Dolomiti/Credit: web

Nelle valli ladine delle Dolomiti, il Natale non è soltanto una ricorrenza religiosa, è un tempo simbolico e spirituale che riflette l’identità profonda di una comunità antica. I Ladini, riconosciuti come minoranza storica ed etica, custodiscono un patrimonio culturale fondato su valori di rispetto, misura, solidarietà e armonia con la natura.

Il periodo dell’Avvento e del Natale è vissuto come un tempo di silenzio e raccoglimento, in sintonia con l’inverno alpino. Le famiglie si ritrovano. La lingua ladina viene trasmessa attraverso canti e racconti. Le leggende della montagna continuano a parlare di un mondo in cui il visibile e l’invisibile convivono. Figure come San Nicolò, accanto alle presenze simboliche dell’inverno, rappresentano l’equilibrio tra bene e responsabilità, educazione e coscienza.

La Notte Santa è il cuore della celebrazione: la comunità si raccoglie nella Messa di Mezzanotte, accompagnata da canti ladini essenziali e solenni. Il presepe, spesso ambientato tra masi e montagne, esprime una fede concreta e vicina alla vita quotidiana, dove il sacro non è distante, ma condiviso.

Le Dolomiti, con la loro bellezza luminosa e il silenzio invernale, non sono solo scenario, ma parte integrante della spiritualità ladina. Le montagne, che al tramonto si tingono dell’enrosadira, diventano simbolo di custodia, memoria e continuità. Qui la natura è percepita come presenza viva, portatrice di senso e responsabilità.

Anche la tavola natalizia riflette questa visione: semplicità, sobrietà e condivisione. Il valore non è l’abbondanza, ma il significato del gesto e il legame tra le persone.

Oggi, mentre le Dolomiti si preparano ad accogliere il mondo con le Olimpiadi Invernali, la cultura ladina si presenta come un esempio attuale di tradizione viva, capace di unire spiritualità, identità e rispetto. Il Natale ladino ricorda che una minoranza può essere non solo custode di memoria, ma testimone di valori universali, profondamente necessari anche nel presente” – Comm. Dr. Leopoldo Rizzi.

Guardia Piemontese (Cosenza)

Il Direttore Aggiunto dell’ONM, Rocco Lanatà, ha avviato il coordinamento delle attività di reporting sulle minoranze anche attraverso visite in luoghi simbolici come il Museo di Guardia Piemontese (Cosenza), legato alla memoria di una minoranza storica di matrice riformata.

Qui il Natale è spesso vissuto in piccole comunità che custodiscono una lingua, una memoria di persecuzioni e un patrimonio di fede che non coincide sempre con l’immaginario natalizio italiano più “standardizzato”.

In quasi tutte le famiglie il Natale viene vissuto nel calore della casa dove vengono preparati l’albero di Natale e la corona d’Avvento, tradizioni della Chiesa Protestante, simboli ricchi di storia e significato, oggi diffusi in molte comunità cristiane, insieme al Presepe, divenuti segni ecumenici. A fine dicembre a Guardia si celebra il Culto di fine anno, con la partecipazione di valdesi da tutta la Calabria e la popolazione del posto. Durante le feste nella chiesa cattolica viene cantato il Padre nostro in occitano” – Gabriella Sconosciuto, Coordinatrice del centro culturale Gian Luigi Pascale.

Turbante, Kirpan e luminarie

La testimonianza Sikh (Unione Sikh Italia)

Ginevra, Palazzo delle Nazioni Unite, 2025/Credit: Renato Ongania

L’Unione Sikh Italia (USI) ha partecipato al Forum ONU sulle questioni delle minoranze. Un giovane rappresentante Sikh, Kiranjot Singh (secondo da sinistra nella foto in alto), è entrato al Palazzo delle Nazioni con tutti i simboli della tradizione compreso il Kirpan. Ha richiamato l’attenzione sulla piena integrazione della comunità Sikh in Italia, ma anche sulla mancata piena tutela giuridica della loro libertà religiosa.

Per la comunità sikh il Natale non è una festività religiosa: non rientra nel calendario liturgico e non prevede celebrazioni specifiche. Anzi, il mese di dicembre, per i sikh, è tradizionalmente dedicato alla memoria dei grandi martiri della fede, un periodo segnato soprattutto dal cordoglio, dalla riflessione e dal rispetto. Questo fa sì che, mentre attorno risplendono le luci e l’atmosfera natalizia, per i sikh questo tempo si colori di toni più raccolti e interiori.

Ciò non toglie che si nutra sempre pieno rispetto per le festività delle altre comunità religiose e per quanti vivono il Natale come momento di gioia e condivisione” – Jaspreet Kaur, comunità sikh.

Una ricorrenza della società civile che tesse legami

L’Osservatorio, nato ad agosto, ha raccolto le prime adesioni da parte di comuni italiani che si candidano a diventare “laboratori” di inclusione: questi enti locali, aderendo all’ONM, si impegnano a monitorare discriminazioni, promuovere iniziative di dialogo interculturale e intercettare bandi e progetti europei su integrazione e coesione sociale. Il periodo natalizio può diventare, per loro, un banco di prova: come organizzare eventi pubblici che tengano conto della pluralità delle fedi? Come rendere gli spazi simbolici – piazze, scuole, biblioteche – luoghi dove presepe, albero di Natale e altri simboli convivano con rispetto?

Monteverde (Avellino)

Il Natale rappresenta innanzitutto la famiglia: non solo il ritrovarsi attorno alla tavola, ma il sentirsi uniti, volersi bene e ritrovare un senso comune. Questo sentimento si estende poi alla comunità: un tempo si andava casa per casa a scambiarsi gli auguri, oggi ci si incontra al bar o fuori dalla chiesa la notte del 24, creando comunque un calore collettivo che nasce dalla famiglia e si allarga al paese.

Il Natale è anche il focolare, le castagne da dividere, i piccoli gesti che costruiscono identità. Ed è il tempo del ritorno: gli emigranti che tornano dalla mamma e dalla famiglia per condividere una festa che unisce, che supera l’individualismo e ricorda l’importanza dei legami” – Antonio Vela, Sindaco di Monteverde.

Piana degli Albanesi (Palermo)

Piana degli Albanesi, Ufficio del Sindaco, 2025.

Il Santo Natale viene celebrato nelle comunità Arbëreshe della Sicilia con eventi ed iniziative legate alla nostra storia, cultura e tradizioni. Nel comune di Piana degli Albanesi oltre ai segnali simbolici con addobbi luci e la rappresentazione della Santa  Natività, di particolare interesse sono i canti di Natale, “Këngët e Krishtlindjeve”, della tradizione Arbëreshe, creano nelle strade un clima ed un’area gioiosa.

Altro aspetto tradizionale a Piana degli Albanesi, è la realizzazione dei tipici dolci Natalizi, i buccellati “Tëplot”, con pranzi e cene che si svolgono con prodotti della storica tradizione Arbëreshe. Nelle celebrazioni in Chiesa prima e dopo il 25 Dicembre, di particolare interesse i canti e le celebrazioni con il rito Greco Bizantino” – Rosario Petta, Sindaco di Piana degli Albanesi – Hora e Arbëreshëvet.

Natale e pluralismo religioso: referenti per le religioni minoritarie

Il Natale, in una società plurale, incrocia sensibilità molto diverse. I referenti per le religioni minoritarie possono diventare protagonisti di una sezione corale, ognuno a partire dalla propria tradizione di fede.

Chiesa di Scientology

Le festività natalizie rappresentano un’occasione speciale per i parrocchiani della Chiesa di Scientology per ricordare il periodo nel quale il fondatore, L. Ron Hubbard, dirigeva la chiesa a livello internazionale dai quartieri generali di Saint Hill, Inghilterra, negli anni ‘60. Egli si assicurava che ogni membro dello staff della chiesa ricevesse un suo regalo personale. I conseguimenti dell’anno appena trascorso e i relativi benefici apportati alla comunità venivano celebrati in un evento riservato ad essi, denominato Birra & Formaggio. Questa tradizione è ancora viva e viene celebrata ad ogni Natale in ciascuna Chiesa di Scientology” – Rev. Claudio Olivieri, Ministro Superiore della Chiesa di Scientology di Milano.

Baha’i

Il Natale è la celebrazione della nascita di Gesù Cristo. Più di 2.000 anni ha portato un messaggio universale di amore, pace e speranza, promettendo l’avvento del Regno di Dio sulla terra. I Baha’i in Italia celebrano il valore spirituale di questa ricorrenza assieme a tutti i loro concittadini e si dedicano quotidianamente in attività che concorrono all’adempimento di quella promessa” – Puya Roshanian.

Ogni uomo è stato creato per far avanzare una civiltà in continuo progresso – Baha’u’llah [N.d.r. fondatore della fede Baha’i].

Il Natale è plurale anche nelle comunità della diaspora

Per molte comunità della diaspora, il periodo natalizio è un tempo di telefonate a casa, di rimesse economiche, di ricongiungimenti temporanei.

Natale è una giorno di festa che ha un sentimento religioso, per noi come cittadini Extracomunitari, sarà una festa insieme agli italiani, nella città di Roma Capitale” – Mashriqwal Kaihan Presidente Comunità Afghana in Italia.

La comunità dello Sri Lanka festeggia il Natale, per noi è un’occasione per stare insieme. Non importa chi tu sia, qual’è la tua religione, Natale è passare tempo insieme ai nostri cari, con allegria e felicità. È una festa dove si scambiano regali, dolcetti, dove risuonano le risate dei bambini”. – Warnakulasooriya Nilupa Thrimanthi Fernando .

Il Natale è e deve essere un giorno di Pace, di Amore e di Fratellanza. In questo momento storico ne abbiamo tutti bisogno. I migliori auguri in lingua romani: LAĆHO KREĆHUNO THAJ BAXTALO NEVO BERŚ, Buon Natale e Felice Anno Nuovo” – Commendatore Santino Spinelli, referente per il popolo romanì.

Gli Osservatori Locali in Sicilia

Gli Osservatori Locali dell’ONM sono “sentinelle civiche” che osservano il territorio nel quotidiano.

A Milazzo (Palermo N.d.r.) la scuola è il vero laboratorio del Natale nelle minoranze: nelle classi, bambini di famiglie cattoliche, musulmane, ortodosse e di altre tradizioni preparano recite, addobbi e momenti di festa che mescolano presepi, alberi, racconti e sapori dal mondo. Tra lavagne e corridoi, il periodo natalizio diventa così un esercizio quotidiano di dialogo interculturale, dove ciascuno porta qualcosa di sé senza rinunciare alla propria identità” – Prof.ssa Antonietta Micali, insegnante.

Natale in Sicilia, sincretismo di luce e appartenenza. Non è una data, ma un varco simbolico tra sacro e quotidiano, memoria e comunità. La Natività diventa mosaico di culture: dal cristianesimo popolare alle minoranze che abitano l’isola. Un Natale che non appartiene a uno solo, ma a tutti coloro che hanno scelto di chiamarla casa” – Dott.ssa Melinda Miceli, giornalista.

Le voci collettive del Comitato Scientifico

Accanto alle persone, ci sono le associazioni che compongono il Comitato Scientifico.

Associazione LIFE Aps

L’associazione LIFE APS ha inviato una donazione in Pakistan destinata all’acquisto di materiali scolastici per bambini cristiani e musulmani che, troppo spesso, sono costretti a lavorare nella produzione di mattoni per sostenere le loro famiglie. Con questo gesto vogliamo offrire loro un’alternativa concreta: la possibilità di andare a scuola, crescere, imparare e non essere più costretti al lavoro minorile” – Rossana Lanati, Presidente Associazione LIFE Aps.

Rotary Club Cortefranca – Rovato

Per molte minoranze etniche il Natale non è una festa religiosa, ma un tempo sociale condiviso. Anche senza celebrarlo, lo attraversano: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nello spazio pubblico che rallenta e si riempie di rituali. Il rapporto è spesso fatto di curiosità e rispetto pragmatico. I gesti della convivialità — la tavola, i regali, la pausa — sono comprensibili anche fuori dal cristianesimo e vengono talvolta reinterpretati in forma familiare, soprattutto nelle seconde generazioni.

Resta però una distanza. Quando il Natale è vissuto come abitudine più che come significato, il rito può apparire opaco o contraddittorio, soprattutto rispetto ai temi dell’accoglienza e della solidarietà.

Nel complesso, lo sguardo delle minoranze non è di rifiuto ma di osservazione laterale: una posizione che mette in luce tanto il bisogno umano di condivisione quanto le fragilità di una festa che promette molto e non sempre riesce a mantenere tutto” – Arch. Paolo Curti (Presidente) & Avv. Patrizia Ghizzoni (Prefetto).

Un Natale plurale, non “alternativo”!

Guardare il Natale dalle minoranze non significa contrapporre “un’altra” festa al calendario italiano.Semmai riconoscere che sotto le stesse luminarie convivono sensibilità diverse: chi celebra liturgicamente, chi vive il 25 dicembre come pausa laica, chi lo attraversa lavorando, chi lo subisce come un periodo di solitudine.

Che il Natale diventi sempre più un tempo in cui la maggioranza si prende cura delle minoranze”.

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Studioso di comunicazione, semiotica e vessillologia. Esploratore, attivista culturale e saggista. Già consigliere comunale e militante radicale "contro la pena di morte". Laurea in relazioni pubbliche (Iulm, Milano), diplomi di alta formazione nel pensiero filosofico di Tommaso d’Aquino e Anselmo d’Aosta presso atenei pontifici; “Esperto in criminologia esoterica”, master in bioetica. Tra i suoi interessi di ricerca: diritti umani, peace studies, hate speech online, analfabetismo religioso. Da oltre dieci anni Ministro della Chiesa di Scientology e rappresentante italiano dello scrittore statunitense L. Ron Hubbard.

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