Immacolata Tradizione: un bisogno di credere che va oltre la fede

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Immacolata Concezione

Le tanto attese festività sono alle porte, manca davvero poco ormai. Eppure, la loro atmosfera magica e travolgente ha già cominciato a trasformare ogni momento in un mosaico di luci e decorazioni, dove storia e tradizione, sacro e profano, abitudine e straordinarietà si fondono e si confondono, dando vita ad un equilibrio che non risulta sempre perfetto. Non a caso, un paradosso (o perlomeno, è così che in tanti lo definiscono) che puntualmente torna a farci compagnia a dicembre è, neanche a dirlo, quella contraddizione tipicamente nostra che si manifesta con il Natale, il cui arrivo viene annunciato ogni anno dalle celebrazioni dell’Immacolata Concezione.

La tradizione non consiste nel conservare le ceneri, ma nel mantenere viva la fiamma — Gustav Mahler

Celebriamo davvero l’Immacolata Concezione per inerzia?

Nonostante sia un Paese che si definisce laico, e di fatto lo è costituzionalmente, checché ne dicano alcuni nostri ben amati governanti, l’Italia continua ad onorare con sorprendente coesione una delle feste mariane un tempo più sentite della tradizione cattolica. (S-)Fortunatamente, però, l’8 dicembre sembra essere diventato, nei fatti, una sorta di rito civile che supera di gran lunga i confini teologici della fede. Anzi, con il passare degli anni, è divenuta una ricorrenza condivisa un po’ da chiunque: da chi crede e chi no, da coloro che prendono parte alle liturgie tipiche della circostanza e perfino da chi sceglie di non volerne sapere assolutamente nulla. E chissà, forse è esattamente questa non troppo velata contrapposizione a nascondere qualcosa di interessante.

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L’impressione generale è che, al giorno d’oggi, si prenda parte alle celebrazioni per semplice inerzia o consuetudine. Sono in pochi, a dire il vero, quelli che partecipano ai festeggiamenti per sentita convinzione religiosa perché per molti, se non addirittura per la maggioranza, l’Immacolata segna oramai l’inizio di qualcos’altro. Non si lega più, nell’immaginario collettivo, a quel dogma cattolico secondo cui Maria fu concepita senza peccato originale e, dunque, ad una singolarità spirituale che ricorda la purezza e la grazia attribuite alla Vergine come modello di fede e speranza per i credenti.

Che sia per fede oppure no, abbiamo sempre bisogno di sentirci parte di qualcosa

Al contrario, essa si identifica con una mera inaugurazione delle festività natalizie. Basti pensare alle piazze, ai mercatini e alle boutique che si rivestono a festa, tramutandosi in autentici teatri a cielo aperto, mentre le case si (ri-)popolano degli affetti più o meno cari (in linea con la sottile ipocrisia che accompagna questo preciso momento), i quali comunque si stringono attorno al calore di un focolare che in qualsiasi altro periodo dell’anno non potrebbe mai riscaldare allo stesso modo. Ma siamo sicuro che il sentimento che la anima adesso sia davvero così diverso da ciò che la alimentava in passato? In fondo, che sia per fede oppure no, l’8 dicembre si celebra in ogni caso. E perché?

Beh, semplicemente perché “si è sempre fatto così”, perché dà il via al Natale, perché rappresenta l’occasione perfetta per accendere l’albero, per decorare le proprie abitazioni, per la corsa ai regali e per le riunioni in famiglia. E soprattutto perché, per quanto non sia più sostenuta da un forte credo, l’Immacolata (al pari delle ricorrenze che le fanno seguito) si regge su un incessante bisogno di appartenenza che ci accomuna tutti e sulla necessità di trovare una dimensione che dia realmente peso alle cose, ma che, in una realtà in cui persino i sentimenti si consumano con la velocità di un ‘mordi&fuggi‘, risulta piuttosto difficile da trovare.

Buona Immacolata!

Forse, più che un paradosso, è un sentire comune che cambierà pure la sua matrice, ma che non cambia il modo in cui essa si manifesta attraverso l’inesorabile esigenza di credere in qualcosa (che si tratti di un’istituzione, della famiglia, di una comunità, di una persona a noi cara o di una leggenda popolare) in un mondo che pare non credere più in nulla. Perciò, buona Immacolata, a chi ci crede e anche, in particolar modo, a chi non rinuncia, magari senza neanche accorgersene, a credere che da qualche parte un senso dovrà pur esserci.

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Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine ed EVA3000. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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