Progettata dall’architetto italiano Arturo Vittori insieme ad Andreas Vogler, la Warka Water è un’innovativa struttura pensata per raccogliere acqua dall’atmosfera. L’invenzione si rivolge principalmente alle comunità rurali prive di acquedotti o pozzi tradizionali, con l’obiettivo di rendere accessibile l’acqua potabile direttamente da dove è già presente: l’aria. Presentato per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2012, il progetto si basa su una torre alta circa 10 metri. La struttura è realizzata con materiali semplici, naturali e locali come bambù, giunchi, corde di fibra e una speciale rete interna. Proprio questa rete mette in gioco il meccanismo del sistema, in grado di catturare le goccioline d’acqua derivanti da rugiada mattutina, nebbia, pioggia…
In un’epoca in cui sembriamo abituati a risolvere ogni scarsità cercando di produrre, estrarre o trasportare di più, l’idea di raccogliere ciò che l’ambiente offre spontaneamente ha qualcosa di sorprendentemente controcorrente. Chiaramente, non perché possa risolvere da sola la crisi idrica, ma perché ci obbliga a porci una domanda che spesso dimentichiamo: quante risorse sprechiamo semplicemente perché non siamo più capaci di accorgerci che esistono?

E se con la Warka Water la prossima riserva d’acqua fosse già sopra le nostre teste?
Il principio di funzionamento si ispira ai processi naturali e alla formazione della rugiada. L’aria umida attraversa la torre e si deposita sulla rete interna sotto forma di condensa. Le goccioline scivolano per gravità verso un serbatoio di raccolta situato alla base. Non si tratta quindi di “creare” acqua dal nulla, ma di recuperare l’umidità già presente nell’ambiente senza l’ausilio di energia elettrica. È forse questo l’aspetto più interessante di Warka Water: non promette di piegare la natura alle nostre necessità, ma prova a collaborare con essa. In un mondo che ha spesso confuso il progresso con la capacità di consumare sempre di più, recuperare una risorsa già presente nell’aria rappresenta un cambio di prospettiva piccolo nelle dimensioni, ma tutt’altro che irrilevante.
La torre offre una fonte d’acqua alternativa in zone isolate, attraverso una tecnologia a zero consumo energetico e facilmente replicabile dalle comunità locali. Inoltre l’organizzazione Warka Water Inc. si espande a soluzioni integrate che comprendono servizi igienici, progetti per l’istruzione e abitazioni sostenibili. Come ogni tecnologia passiva, presenta tuttavia alcuni limiti operativi.
In primo luogo il rendimento della torre dipende strettamente dalle condizioni atmosferiche di quel momento: umidità relativa, temperatura, vento e presenza di nebbia. Di conseguenza varia anche la capacità giornaliera dell’acqua prodotta che in condizioni ambientali favorevoli, può raggiungere circa 50-100 litri d’acqua al giorno. A seguire, in secondo luogo, l’acqua raccolta non è automaticamente pura e sicura. La potabilità dipende dal livello di inquinamento atmosferico e dall’igiene della rete e del serbatoio. Sono pertanto necessari controlli periodici, manutenzione e, dove opportuno, sistemi di filtrazione o disinfezione.
Applicazioni presenti, prospettive e gestione delle risorse
Le prime installazioni pilota hanno interessato il continente africano, con progetti sul campo realizzati in Etiopia (a partire dal villaggio di Dorze nel 2015) e successivamente in Camerun (2019) a supporto delle comunità Mbororo e Pigmee. Oltre ai contesti in via di sviluppo, si sta studiando l’adattabilità della torre anche in contesti insulari o mediterranei caratterizzati da forte scarsità idrica estiva, come l’isola di Pantelleria in Italia, dove l’escursione termica e l’umidità marina possono offrire condizioni favorevoli alla condensazione.
Perciò, la questione riguarda anche il modo in cui abbiamo imparato a considerare l’acqua: qualcosa che arriva dal rubinetto, che sembra inesauribile finché non manca e che troppo spesso iniziamo a difendere soltanto quando il problema è ormai evidente. Forse la vera innovazione non consiste sempre nel trovare una nuova fonte, ma nel cambiare il nostro sguardo su quelle che abbiamo già.
Sentiamo sempre più spesso parlare di sovra-consumo e di pressione demografica sulle risorse naturali. Eccediamo nelle risorse di cui abbiamo bisogno, siamo più di quanti dovremmo, consumiamo più energia di quanta possiamo permettercene. Se per la produzione energetica si tende erroneamente a pensare che basti incrementare la produzione per soddisfare la domanda, questo ragionamento non può applicarsi all’acqua, che è una risorsa finita e insostituibile sul nostro pianeta. L’aumento della popolazione mondiale e i cambiamenti climatici non hanno fatto precipotare la crisi energetica, ma hanno reso drammatica la crisi idrica.
Progetti come questo dimostrano che la risposta non sta sempre nell’estrazione intensiva, ma nell’impiego efficiente e sostenibile delle risorse naturali già disponibili attorno a noi.
La Terra fornisce abbastanza per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non l’avidità di ogni uomo — Mahatma Gandhi
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