Nelle scorse settimane due scosse ravvicinate di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno colpito duramente il Venezuela, configurandosi come il più grave evento sismico del 2026 nel Paese. Gli esperti hanno rivelato i maggiori danni nell’area di Yaracuy/Carabobo, a cui si sono aggiunte successivamente anche Caracas e la zona della costa settentrionale. L’area era già sotto osservazione da tempo.
Era stata rivelata, infatti, una certa tensione sismica tra la placca caraibica e quella sudamericana. Proprio per questo si parla di “terremoto doppietto” o “doublet earthquake”, espressioni che, come in questo caso, stando ad indicare come la prima frattura aumenti lo stress sismico innescando, quasi subito, la seconda scossa. Perciò, perlomeno da un punto di vista geologico, non si è trattato di qualcosa di inatteso.
Le conseguenze del terremoto in Venezuela, una calamità che ha sconvolto il mondo intero
I danni di questa calamità sono stati senza precedenti e a dirlo sono i dati resi noti dal Presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodríguez. Il bilancio ufficiale è salito a 3.535 morti, con 16.740 feriti e 6.462 persone tratte in salvo. Secondo le autorità, gli sfollati sono 17.854 e le famiglie assistite 86.794. Le stime sui dispersi variano molto: diversi report parlano di decine di migliaia di persone non rintracciate e gli appelli si moltiplicano ad ogni giorno che passa (stime riportate tra 20.000 e oltre 40.000 dispersi).
Sul terreno operano attualmente 29.567 uomini delle forze di sicurezza, 27.930 volontari e 4.338 soccorritori internazionali, di cui 97 italiani. Inoltre la Croce Rossa Italiana, UNICEF e UNHCR stanno collaborando per sostenere la popolazione venezuelana. Le tre organizzazioni, insieme alla Rai, hanno lanciato una raccolta fondi attraverso il numero solidale 45595, attiva dal 6 luglio. In più, verranno devoluti per l’emergenza anche i ricavi della Partita del Cuore, in programma oggi, 13 luglio a L’Aquila, che si disputerà tra la Nazionale Cantanti e la Nazionale della Politica. Una dimostrazione di ciò che Virginia Woolf scriveva tanti anni fa all’interno dei suoi diari:
Non siamo soli nel buio, la nostra fragilità è la corda che ci lega gli uni agli altri
Il ruolo della tecnologia nella gestione dell’emergenza

Il Venezuela era già stato colpito in passato da sismi così violenti prima di oggi. Tra i più rilevanti ricordiamo il grande terremoto di Caracas del 1812 e un altro forte sisma nel 1900. Nonostante questi precedenti avvenimenti, nessuno di essi è stato distruttivo come la catastrofe odierna. C’è da dire, comunque, che rispetto ad allora sono cambiate molte cose. Prima tra tutte il modo di reagire alla catastrofe con nuove soluzioni: le tecnologie innovative hanno aiutato soprattutto con gli avvisi rapidi ai telefoni, trasformando molti smartphone Android in un reticolato di sismografi che ha inviato notifiche di allerta prima della scossa più forte. Il sistema di Google/Android, poi, ha rilevato il sisma in tempo reale e ha avvisato gli utenti in pochi istanti, guadagnando tempo per mettersi al riparo.
In aggiunta, grazie ad internet e ai social, le notizie e gli aggiornamenti sui soccorsi si sono diffusi più velocemente rispetto ai mezzi tradizionali. Un aspetto che ha riportato l’attenzione sull’uso delle tecnologie antisismiche e su costruzioni più resistenti, in grado di limitare quantomeno i danni, e sull’importanza di parlare di tali emergenze, poiché permette ai cittadini di essere più consapevoli circa i comportamenti da adottare e le precauzioni da osservare, dove possibile naturalmente.
Come comportarsi in caso di sismi? La situazione in Italia
L’Italia, ad esempio, ha una sismicità piuttosto elevata e diffusa, perché si trova in una zona di contatto tra la placca africana e quella euroasiatica. I territori più interessati sono l’Appennino centrale, l’Appennino meridionale, la Calabria e la Sicilia orientale. Di conseguenza, è fondamentale sapere come comportarsi in caso di emergenza, e a suggerircelo sono proprio il Ministero dell’interno e i Vigili del Fuoco. Innanzitutto, è bene sottolineare che il rischio principale durante un terremoto deriva dal crollo parziale o totale delle strutture.
Se ci si trova al chiuso bisogna identificare i punti più solidi della struttura (come muri portanti o architravi) e ripararsi sotto un tavolo o un letto, lontano da finestre che potrebbero rompersi. Al contrario, se si è all’aperto, è necessario allontanarsi da edifici, balconi, cornicioni o grondaie che potrebbero cadere. Infine, quando si è in auto, si deve restare dentro il veicolo, purché questo non sia parcheggiato sotto ponti, viadotti, cartelloni o tralicci. Questi, fra gli altri, sono alcune delle possibilità alle quali far ricorso in caso di necessità.
Come mai continuiamo a costruire in zone a rischio sisma?
Al di là dei comportamenti da osservare, però, a mio avviso sono molti gli aspetti da dover tenere in considerazione. In primis, perché si continua a costruire in zone ad alto rischio? Per poter rispondere a questa domanda, sono molte le osservazioni che dovremmo fare. Se prendiamo in esame il nostro Paese, come visto in precedenza, praticamente tutto il territorio nazionale è a rischio sisma e come noi molti altre nazioni. Sarebbe impossibile non costruire e non abitare aree così estese e prolifiche, rinunciando a risorse, coste, fiumi e linee di comunicazione storiche.
Per non parlare dell’aumento demografico, che impedisce di evitare di ergere edifici o abitazioni in luoghi in cui non si potrebbe dal momento che emergerebbero seri disagi per centinaia di migliaia di persone. Insomma, semplicemente sarebbe impossibile trasferire tutti esclusivamente nei terreni più sicuri. E questa, secondo me, non è incoscienza, ma puro pragmatismo. In secondo luogo, non dobbiamo dimenticarci dei progressi fatti in questi anni dall’ingegneria per adattare le strutture e dei nuovi strumenti all’avanguardia che ora, più che in passato, abbiamo a disposizione. E per concludere, la cosa più importante è che se si vogliono realmente evitare catastrofi come quella che ha colpito il Venezuela, è imperativo che i cittadini vengano istruiti e messi concretamente al correnti di qualsiasi tipo di pericolo si possa correre.
Per maggiori informazioni si può consultare il sito del Ministero dell’Interno.
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