La salute delle persone è connessa alla salute degli animali e del nostro ambiente condiviso
Si potrebbe sintetizzare così il pensiero di Calvin W. Schwabe, epidemiologo e veterinario statunitense considerato il padre del moderno approccio One Health, secondo cui la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente sono strettamente interconnesse. Un principio che, oggi più che mai, trova conferma nelle sfide sanitarie globali ed è alla base dello spirito con cui nasce la Giornata mondiale delle zoonosi.
Celebrata il 6 luglio di ogni anno, ha l’obiettivo di sensibilizzare cittadini, istituzioni e comunità scientifica sulle malattie infettive che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo, promuovendo la prevenzione, la sorveglianza sanitaria e una maggiore consapevolezza del legame che unisce la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente.
Giornata Mondiale delle Zoonosi: origini e importanza
Negli ultimi anni il termine “zoonosi” è entrato con maggior frequenza nell’uso quotidiano, soprattutto dopo l’emergenza pandemica da COVID-19, che ha riportato l’attenzione sull’origine di molti agenti patogeni emergenti. Tuttavia, le zoonosi non rappresentano un fenomeno nuovo. Al contrario, esse accompagnano la storia dell’umanità da secoli e continuano ancora oggi a costituire una delle principali sfide della sanità pubblica mondiale.
Non a caso, la ricorrenza ricorda il 6 luglio 1885, giorno in cui il microbiologo francese Louis Pasteur somministrò con successo il primo vaccino contro la rabbia a Joseph Meister, un bambino di nove anni che era stato morso da un cane infetto. L’intervento rappresentò una svolta epocale nella storia della medicina e della microbiologia, dimostrando come fosse possibile prevenire una malattia fino ad allora quasi sempre mortale. Da quell’episodio nacque dunque una nuova prospettiva nella lotta contro le infezioni trasmesse dagli animali, aprendo la strada allo sviluppo di vaccini, programmi di controllo veterinario e strategie di prevenzione che ancora oggi costituiscono uno dei pilastri della salute pubblica.

Che cosa si intende, dunque, per zoonosi?
Ebbene, si tratta di malattie causate da virus, batteri, parassiti, funghi o altri agenti patogeni che possono essere trasmessi tra animali e persone. La trasmissione può avvenire in diversi modi: mediante il contatto diretto con animali infetti, punture di insetti vettori come zanzare e zecche, tramite alimenti contaminati oppure attraverso l’inalazione di particelle presenti nell’ambiente. Secondo le principali organizzazioni sanitarie internazionali, circa il 60% delle malattie infettive conosciute nell’uomo ha origine animale, mentre oltre il 70% delle nuove malattie emergenti deriva da patogeni che circolano inizialmente negli animali.
La rabbia resta probabilmente la zoonosi più conosciuta, ma non è certamente l’unica. Tra le infezioni più diffuse rientra la salmonellosi, provocata da batteri del genere Salmonella, generalmente trasmessi attraverso alimenti contaminati come uova, carne o latte non adeguatamente trattati. Molto nota è anche la malattia di Lyme, causata da un batterio trasmesso attraverso il morso di zecche infette e particolarmente diffusa nelle aree boschive.
Esistono poi la leptospirosi, favorita dal contatto con acqua contaminata dalle urine di animali infetti, e la brucellosi, ancora presente in alcune aree del mondo e collegata soprattutto al consumo di latte non pastorizzato o al contatto con animali da allevamento. Negli ultimi decenni particolare attenzione è stata dedicata anche all’influenza aviaria, trasmessa principalmente dagli uccelli, e ad altri virus emergenti che hanno dimostrato la capacità di compiere il cosiddetto “salto di specie”, adattandosi progressivamente all’organismo umano.
Il caso dell’hantavirus e i timori dei mesi scorsi
Sebbene abbia avuto una considerevole risonanza soprattutto in relazione al Coronavirus, negli ultimi mesi si è comunque tornato a parlare di zoonosi a causa dell’hantavirus, un gruppo di virus naturalmente presenti in diverse specie di roditori selvatici. L’attenzione mediatica è aumentata dopo alcune notizie riguardanti casi registrati in Nord America e dopo la morte della moglie dell’attore Gene Hackman, avvenuta a causa della sindrome polmonare da hantavirus, circostanza che ha contribuito a riportare il tema al centro dell’interesse pubblico.
È importante, tuttavia, distinguere i fatti dalle paure. L’hantavirus non si trasmette normalmente da persona a persona nella maggior parte delle varianti conosciute. Il contagio avviene soprattutto respirando particelle contaminate provenienti da urine, saliva o feci di roditori infetti, oppure entrando in contatto con ambienti dove tali materiali sono presenti. Si tratta quindi di un virus che richiede attenzione in particolar modo in specifiche situazioni di esposizione, come la pulizia di edifici chiusi da lungo tempo, fienili, baite o depositi frequentati dai roditori.
E in questo gioca un ruolo sicuramente fondamentale l’informazione, poiché informare correttamente significa spiegare i rischi reali senza alimentare paure ingiustificate, ricordando che la maggior parte delle zoonosi può essere prevenuta attraverso semplici comportamenti responsabili e adeguate misure di sanità pubblica.

La salute è una sola: il principio “One Health”
Negli ultimi tempi, inoltre, il concetto di One Health (“Una sola salute”) è diventato sempre più centrale nelle politiche sanitarie internazionali. L’idea è semplice: la salute delle persone non può essere separata da quella degli animali e dell’ambiente. La deforestazione, la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico, l’espansione delle aree urbane e il commercio illegale di fauna selvatica aumentano senza dubbio le occasioni di contatto tra esseri umani e specie animali che un tempo vivevano separate. E ciò inutile ribadirlo, può favorire la comparsa di nuovi agenti patogeni capaci di infettare l’uomo.
Pertanto, la prevenzione delle zoonosi non riguarda esclusivamente gli ospedali o i laboratori di ricerca, ma coinvolge anche la tutela degli ecosistemi, il controllo veterinario negli allevamenti, la sicurezza alimentare e il monitoraggio della fauna selvatica. Temi che si configurano perfettamente nel quadro della Giornata Mondiale per riflettere sul delicato equilibrio che lega la salute dell’uomo a quella degli animali e dell’ambiente.
In un mondo sempre più interconnesso, dove i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e l’espansione delle attività umane modificano profondamente gli ecosistemi, investire nella prevenzione, nella ricerca e in una corretta informazione è un dovere, prima ancora che una necessità. Parlare di zoonosi, in effetti, non significa alimentare timori, ma promuovere una consapevolezza più matura del rapporto che lega l’uomo alla natura. Del resto, la salute non può più essere considerata un tema esclusivamente umano, perché riguarda l’intero pianeta e l’equilibrio che condividiamo con tutte le altre forme di vita. Perciò, se quell’equilibrio viene compromesso, le conseguenze finiscono inevitabilmente per ricadere anche su di noi!
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