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Lo specchio della follia (1969): quando la mente incontra l’orrore e non può dimenticarlo

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Lo specchio della follia

Lo specchio della follia: Canada, fine anni Sessanta. La giovane Ellen Hardy (Stella Stevens) lavora come assistente e governante dell’eccentrica signora Armstrong (Shelley Winters). Innamorata del figliastro della Armstrong, Sam (Skip Ward), Ellen è in procinto di sposarsi quando viene a sapere che suo fratello George (Michael Burns) e sua sorella Mandy (Barbara Sammeth) stanno per essere rilasciati dall’istituto psichiatrico presso il quale hanno passato tutta l’infanzia e l’adolescenza per aver massacrato i genitori a causa di un alterco.

I due giovani vengono ospitati con riluttanza da Ellen e soprattutto mostrano sin da subito un comportamento bizzarro: quando sentono arrivare la pressione, infatti, hanno la necessità di trovare uno spazio tutto loro, un luogo ameno che li faccia calmare e ristabilizzare. La situazione precipita notevolmente quando una serie di efferati omicidi prende il sopravvento in casa Armstrong, mettendo a dura prova il rapporto di Ellen con i suoi fratelli e con il futuro sposo Sam.

Lo specchio della follia poster
Locandina/Credit: web

Tra remake e suggestioni del noir-horror classico con “Lo specchio della follia”

Capolavoro d’altri tempi, Lo specchio della follia strizza volutamente l’occhio a capolavori americani più celebri del passato. Tratto dall’opera originale di Broadway Ladies in Retirement di Reginald Denham e Edward Percy, il film di Girard è il remake del classico noir-horror Ladies in Retirement con Ida Lupino ed Elsa Lanchester. Sicuramente meno riuscito dell’originale, comunque rimane una piccola gemma orrorifica e al cardiopalma. Alcune scene faranno rizzare i capelli (per i fortunati che li hanno ancora) o saltare letteralmente dalla sedia.

Stevens & Winters: scontro attoriale

Stella Stevens in Lo specchio della follia
Film Credit: Web

Stella Stevens tornerà a lavorare con Shelley Winters qualche anno dopo nel film catastrofico L’avventura del Poseidon (1972), dimostrando di essere molto complici sulla scena. Il finto buonismo della Stevens per quasi tutta la durata del film è un pugno allo stomaco per lo spettatore e soprattutto per il cineasta, speranzoso di rivederla ammiccare come nel film The Nutty Professor di Jerry Lewis. Ciò nonostante, le scene nelle quali si incontra e si scontra con la Winters nel film di Girard sono sublimi e valgono la pena di essere viste.

La Winters (due premi Oscar) rimane un’icona atipica del cinema underground di quegli anni, dimostrando di non aver perso il suo stile inconfondibile di grande signora del cinema horror d’essai.

Shelley Winters in The Mad Room
Film Credit: Web

Ma cosa si cela dentro la Mad Room?

Se volete scoprire cosa si cela davvero nella “Mad Room”, non basterà guardare nello specchio della follia per capirlo, ma sarà necessario andare più in profondità fino a cadere in un gorgo, nella famosa discesa nel Maelström di Edgar Allan Poe, dalla quale sarà impossibile (?) per gli sfortunati personaggi di questa controversa pellicola uscirne.

Perdonateli…Perdonateli…

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Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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