La domanda se le macchine possano pensare… è troppo priva di significato per meritare una discussione – Alan Turing
Nel dibattito sull’intelligenza artificiale, una delle domande più diffuse è se le macchine possano davvero pensare. Fin dalla metà del Novecento, il celebre test di Alan Turing ha cercato di affrontare il problema spostando l’attenzione dal pensiero alla capacità di imitare il linguaggio umano. Tuttavia, la valutazione di questo tipo di prove dipende inevitabilmente dalle capacità cognitive di chi le giudica. Studi sul ragionamento logico, come quelli di Peter Cathcart Wason e successivamente di Ranzani, mostrano infatti quanto frequentemente gli esseri umani siano soggetti a bias cognitivi che alterano i processi deduttivi. Comprendere questi limiti è essenziale per interpretare correttamente il rapporto tra intelligenza umana e sistemi artificiali.
Il test di Turing, dall’intelligenza alla simulazione del linguaggio: le macchine possono davvero pensare?
Di seguito, vi ripropongo il gioco dell’imitazione di Turing, nella speranza di potervi dimostrare ciò che dico. Si parte dalla domanda “Le macchine possono pensare?“. Tuttavia, la vera domanda sarebbe: “Le macchine, possono essere programmate per imitare il comportamento verbale umano in modo così raffinato, da poter riuscire ad essere scambiate per un umano?“. Il test prevede tre partecipanti fisicamente separati ed in comunicazione cieca tra loro attraverso una tastiera e un monitor:
- L’esaminando: il computer programmato per simulare risposte umane e ingannare l’esaminatore umano.
- Il campione: la persona che risponderà spontaneamente, e quindi secondo la propria natura umana, alle domande dell’esaminatore.
- L’esaminatore: la persona che porrà liberamente delle domande per cercare di individuare qual è la macchina e quale l’umano.
L’esaminatore comunica con gli altri due soggetti esclusivamente via testo, senza vederli né sentirli, per evitare pregiudizi legati all’aspetto o alla voce. L’obiettivo è quello di porre una serie di domande su qualsiasi argomento, per riuscire a stabilire chi sia l’uomo e chi la macchina. Se, sulla base delle risposte ottenute, l’esaminatore non riesce a distinguere la macchina dall’essere umano con una frequenza significativa, stimata da Turing nel 70% di identificazioni corrette in un periodo di 5 minuti di domande, la macchina poteva essere considerata in grado di imitare il comportamento verbale umano in un modo efficace al punto da poter ingannare un essere umano (criterio di superamento).
Il grande equivoco sull’intelligenza artificiale
All’epoca, però, come continua ad accadere oggi a distanza di quasi 80 anni, la macchina veniva definita impropriamente come dotata di intelligenza artificiale, estendendo del tutto arbitrariamente alla mera simulazione della produzione linguistica umana, tutte le facoltà superiori, spesso addirittura epifenomeniche, che costituiscono l’intelligenza sviluppata dagli organismi biologici complessi in milioni di anni di evoluzione.
Di fatto, il test non valuta se la macchina “pensi” realmente o addirittura sia intelligente, ma banalmente, se sia in grado di imitare la produzione verbale umana, a un livello che possa suscitare in un essere umano, l’impressione di stare comunicando con un altro essere umano.
Test cognitivi e struttura dei quesiti composti
*I TEST SEGUENTI, SONO DI TIPO COMPOSTO, OVVERO, SONO COSTITUITI DI UN QUESTITO A CUI IN PRIMA BATTUTA SI RISPONDE APPLICANDO UNA CERTA FACOLTA’ CEREBRO-MENTALE, E POI, IN SECONDA BATTUTA, CON LA DESCRIZIONE DEL PROPRIO PROCESSO CEREBRO-MENTALE APPLICATO. PERTANTO, VA FATTA UNA NOTA IMPORTANTE IN MERITO: esiste la possibilità di ‘indovinare’ casualmente la risposta alla prima parte del quesito, in quanto le possibili risposte sono in numero finito, ma questo non determina il corretto superamento del test, in quanto, la seconda parte del quesito, la descrizione del processo applicato, può risultare non corretta e rilevare che appunto, si è arrivati alla risposta del primo, in modo improprio o del tutto casuale.
Il compito di selezione di Wason e il bias di conferma: il problema logico delle quattro carte
WASON, ’66 (Il compito di selezione delle quattro carte)
Obiettivo: Analizzare come le persone applicano l’operatore logico dell’implicazione.
La domanda: Abbiamo di fronte un essere umano dotato di competenza logica deduttiva, in grado di processare correttamente un’implicazione, ovvero, un ragionamento sul fenomeno di causa-effetto, oppure, qualcuno che è solamente in grado di cercare conferme che lo aggradano psicologicamente a supposte ipotesi che gli vengono sottoposte da altri o dall’ambiente?
Vengono presentate all’esaminando quattro carte, ognuna con un numero su un lato e una lettera sull’altro. Si presenta una situazione come la seguente: [A] [D] [4] [7]. Viene poi data una regola arbitraria che l’esaminando dovrà verificare come la seguente: se una carta ha una vocale su un lato, allora ha un numero pari sull’altro. Il compito dell’esaminando è di indicare il numero minimo di carte da girare, per stabilire con certezza assoluta, ovvero, attraverso il ragionamento logico deduttivo, se l’implicazione sia vera o falsa.
L’errore della maggioranza
Errore comune: La maggior parte delle persone, ovvero, oltre il 90% secondo i dati di Wason, esegue una scelta erronea che evidenzia un fenomeno emblematico ancora oggi rilevabile con la stessa incidenza, ovvero, la tendenza delle persone a cercare la conferma alla regola che gli si si sottopone, piuttosto che elaborare il ragionamento logico deduttivo attraverso l’uso della tabella di verità dell’implicazione – il connettivo (o congiunzione grammaticale) condizionale ‘se allora’ – che esprime appunto, la facoltà mentale della deduzione logica basata sul fenomeno di causa-effetto.
Il bias di conferma
L’altissima percentuale di incidenza che si riscontra rileva un bias cognitivo, ovvero, una distorsione in un processo cerebro-mentale fondamentale, a cui si da il nome di Bias di Conferma.
Logica deduttiva e relazioni causa-effetto
Aspetto critico: Il soggetto affetto da Bias di Conferma, non ha acquisito correttamente la facoltà di riconoscere e processare correttamente l’implicazione, e cioè, non è in grado di riconoscere e di dimostrare formalmente una relazione di causa-effetto. Vive l’illusione psicologica di farlo, eseguendo associazioni del tutto euristiche e non fondate sulla realtà dei fatti fisici coinvolti nei fenomeni che analizza. Il soggetto è in grado di acquisire e svolgere algoritmi appresi in modo mnemonico, ma non è in grado di dimostrare a se stesso e agli altri in modo formale, le catene di causa-effetto convolte nel processo, nonostante viva l’illusione di farlo e verbalizzi giustificazioni del tutto euristiche e formalmente infondate.
Finalità del test e fraintendimento
Finalità: L’obiettivo principale del test è quello di rilevare in una popolazione campione, l’incidenza percentuale del Bias di Conferma, ovvero, misurare puntualmente nel campione, quanti soggetti non abbiano appreso o sviluppato la facoltà di elaborare il 50% delle operazioni logiche deputate al ragionamento logico deduttivo.
Fraintendimento molto frequente: In molte pubblicazioni si incontrano affermazioni fuorvianti come: Il ragionamento umano non segue sempre le regole della logica formale, ma è influenzato dal contenuto e dal contesto.
Il test di Ranzani e la razionalità limitata: l’estensione del compito di selezione
RANZANI, 2018 (Il compito di selezione delle quattro carte completo)
Obiettivo: Analizzare come le persone applicano gli operatori logici di derivazione e implicazione.
La domanda: Abbiamo di fronte un essere umano dotato di competenze logico-cognitive inferenziali, ovvero, un individuo cosciente e in grado di processare correttamente e in modo completo tutte le operazioni logico-deduttive, ovvero, un ragionamento dimostrativo sul fenomeno di causa-effetto, individuandone tutte le sue componenti in termini di condizioni sufficienti e condizioni necessarie coinvolte, oppure, qualcuno che è solamente in grado di cercare condizioni che lo aggradano psicologicamente, ovvero, un mero automa senziente?
Innanzitutto, si presentano all’esaminando quattro carte, ognuna con una di due certe figure geometriche su un lato e la lettera iniziale di una di queste due figure sull’altro. Si presenta, pertanto, una situazione come la seguente: [Cerchio] [Quadrato] [C] [Q]. Poi, si fa scegliere all’esaminando una delle figure geometriche presenti sulle carte. In seguito, si da una regola arbitraria che l’esaminando dovrà verificare come la seguente: solo se una carta ha la figura geometrica che si è scelta su un lato, allora ha la lettera corrispondente all’iniziale di questa figura sull’altro.
Il compito dell’esaminando è di indicare il numero minimo di carte da girare, per stabilire con certezza assoluta, ovvero, attraverso il ragionamento logico deduttivo, se la regola sia vera o falsa.
L’errore della maggioranza
Errore comune: La maggior parte delle persone, ovvero, oltre il 98%, esegue una scelta erronea che evidenzia un fenomeno tanto emblematico quanto drammatico, la tendenza delle persone a non rilevare la corretta operazione logica (o congiunzione grammaticale) espressa dalla regola proposta, e a processare il caso, introducendo proprie arbitrarie ipotesi, piuttosto che elaborare il ragionamento logico deduttivo attraverso l’uso della tabella di verità del corretta connettivo logico presentato.
Il bias della razionalità limitata e finalità del test
L’altissima percentuale di incidenza che si riscontra rileva un bias cognitivo, ovvero, una distorsione in diversi processi cerebro-mentali fondamentali, a cui è stato dato il nome di: Bias della Razionalità Limitata.
Finalità: L’obiettivo principale del test è quello di rilevare in una popolazione campione, l’incidenza percentuale del Bias della Razionalità Limitata, ovvero, misurare puntualmente nel campione, quanti soggetti non abbiano appreso o sviluppato la facoltà di elaborare il 100% delle operazioni logiche deputate al ragionamento logico deduttivo.
Un fraintendimento molto frequente
Fraintendimento molto frequente: In molte pubblicazioni si incontrano affermazioni fuorvianti come: Gli esseri umani non prendono decisioni perfettamente logiche perché sono limitati da fattori come limiti cognitivi in termini di capacità di calcolo e memoria; informazioni incomplete, non conoscono tutte le variabili o le possibili conseguenze di una scelta; tempo limitato, devono decidere in fretta, non possono analizzare dati per lungo tempo. Pertanto, invece di cercare la soluzione corretta, l’essere umano cerca una soluzione psicologicamente soddisfacente. Usa l’intuizione anziché la deduzione. Usa scorciatoie mentali, euristiche. La Razionalità Limitata spiegherebbe perché si fallisce un test come quello di Wason, non perché si è stupidi, ma perché il proprio sistema operativo mentale è ottimizzato per essere veloce e “abbastanza bravo”, non per essere una macchina logica.
Ma, di fatto, il test di Ranzani, dimostra che questo non avviene per le ipotesi e cause indicate sopra, bensì, perché non si possiedono le competenze logico-cognitive inferenziali che permetterebbero di farlo correttamente con una precisione proporzionale ai limiti informazionali e temporali contestuali.
La realtà dei fatti relativa ai test di Wason e di Ranzani
I fondamenti della logica e del linguaggio naturale in cui si integra totalmente, si tramandano oralmente di generazione in generazione da millenni, e sono stati posti in forma scritta da oltre 2400 anni (Crisippo il loìco). Ma, da millenni, per precisi scopi di ingegneria sociale e semplificazione estrema del controllo delle masse, tali principi non si teorizzano correttamente nei libri e nei manuali, ne si insegnano correttamente a scuola e all’università. L’essere umano moderno, che nasce e vive nell’ambiente urbano in una strutturazione sociale di tipo Classe Concorrenziale, e non vive nelle condizioni naturali che consentono lo sviluppo spontaneo di tali conoscenze e competenze, pertanto, ne rimane non solamente sprovvisto, ma ne diviene vittima, per mezzo delle più elementari tecniche di persuasione psicologica attuate nel contesto socio-economico-politico-religioso in cui è immerso.
L’influenza dei bias cognitivi nella relazione umano-AI
Nella relazione Umano-AI, il Bias di Conferma e il Bias della Razionalità Limitata, possono portare alla falsificazione dei risultati di un test di Turing. In quanto, posto di fronte al problema del riconoscimento di un essere umano e di una macchina, un soggetto affetto da tali bias, non possiede gli strumenti logico-cognitivi inferenziali necessari al corretto svolgimento del compito. Di fatto, il confronto si svolgerebbe tra un automa elettronico dotato di un algoritmo statistico e NON un individuo cosciente dotato di facoltà inferenziale, bensì, un individuo corrispondente a un automa biologico senziente euristico. In questa condizione, anche un algoritmo statistico potrebbe essere messo in grado di individuare aspetti critici di questa lacuna, e sfruttarli a suo favore per ingannare verbalmente l’essere umano.
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