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Consiglio Supremo di Difesa: la sua convocazione non implica la nostra entrata in guerra!

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Consiglio supremo di Difesa

È giunta ieri la notizia, diffusa da una nota ufficiale del Quirinale, che informava della decisione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di convocare una riunione del Consiglio Supremo di Difesa al Colle per questo venerdì, 13 marzo, ed è bastato tanto per far scattare immediatamente l’allarme. Certo, il panorama (inter-)nazionale attuale non è dei più rassicuranti e abbassare la guardia potrebbe essere davvero poco prudente. Lo sarebbe anche, però, il lasciarsi prendere totalmente dal panico.

Per tale ragione, è forse bene cercare di restare lucidi il più possibile e ricordare, per quanto assurdo ci possa sembrare in un momento come questo, fatto di titoli allarmistici, commenti apocalittici degli utenti sui social, analisi frettolose, propaganda spicciola, una classe dirigente che appare poco preparata a far fronte alle circostanze, chi parla di una Terza Guerra Mondiale imminente e chi si immagina già al fronte a combattere, che la realtà potrebbe fortunatamente, almeno per noi, essere molto meno catastrofica di quel che pensiamo.

Il coraggio è sapere quando temere, e la prudenza è sapere quando agire — Niccolò Machiavelli

Perché Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa?

Innanzitutto, benché il nome evochi piuttosto facilmente scenari in cui mai vorremmo ritrovarci, la convocazione del Consiglio Supremo di Difesa non implica a priori che il nostro Paese stia per entrare in guerra. Che poi, a dirla tutta, già il solo fornire aiuto e assistenza difensiva alle nazioni coinvolte significa in qualche modo prendere parte (seppur indirettamente) nel conflitto, pertanto qualora avessimo dovuto farci dominare dalla paura, avremmo dovuto farlo molto prima della discesa in campo del suddetto organo istituzionale. Ma comunque, tornando a noi, la riunione prevista per venerdì sta ad indicare che lo Stato sta semplicemente facendo quello che dovrebbe dinanzi ad un contesto di instabilità: analizzare, valutare, coordinare.

In più, bisogna tenere in considerazione che non si tratta di un collegio straordinario che si riunisce soltanto in situazioni di emergenza. Anzi, esso è previsto dall’articolo 87 della Costituzione, che stabilisce due sedute ordinarie nel corso dell’anno (di norma nei mesi di giugno e di ottobre) e ulteriori riunioni in casi eccezionali che possono essere convocate solamente dal Capo di Stato. Difatti, a presiederlo è proprio il Presidente della Repubblica Italiana, oggi Sergio Mattarella, il quale ricopre il ruolo di Capo delle Forze Armate, mentre attorno allo stesso tavolo siedono il Presidente del Consiglio dei Ministri, attualmente Giorgia Meloni, i ministri più direttamente coinvolti nelle questioni di sicurezza ( quindi Difesa, Esteri, Interno e Economia) e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Antonio Portolano.

Le funzioni

È, in sostanza, un punto di incontro tra politica e vertici militari, una sede in cui lo Stato riflette sulle strategie da attuare su diversi fronti. Insomma, uno strumento istituzionale di attenzione strategica. Negli ultimi anni, per esempio, è stato convocato in maniera straordinaria l’8 maggio 2025 (per discutere di difesa europea e crisi internazionali) e lo scorso 17 novembre (per discutere del conflitto in Ucraina e delle tensioni in Medio Oriente). Il prossimo venerdì, nello specifico, l’incontro si incentrerà sulla guerra in Iran e sulle ripercussioni (non esclusivamente belliche, ma anche energetiche, finanziarie e geopolitiche) che questa avrà a livello globale.

Difatti, il suo compito è quello di analizzare gli scenari: le possibili conseguenze militari, diplomatiche ed economiche della crisi, le ricadute sulla sicurezza europea e mediterranea, gli effetti sugli interessi nazionali italiani. Inoltre, NON è un luogo di comando e NON prende decisioni operative (pur influenzando coloro che saranno chiamati, se necessario, a prenderle): non autorizza missioni militari, non ordina interventi armati e non sostituisce né l’Esecutivo in carica né il Parlamento, ai quali spetta l’ultima parola su un’eventuale dichiarazione di stato di guerra.

Le risposte che cerchiamo non arriveranno nell’immediato

Per carità, indubbi rimangono gli interrogativi che lo scontro sollecita, ma è proprio a questo che serve il Consiglio, a cercare e valutare le risposte più adeguate. Quali potrebbero essere le conseguenze di un’ulteriore escalation nella regione? In che modo un conflitto più ampio potrebbe influenzare la sicurezza del Mediterraneo, i rapporti tra alleati e la stabilità economica ed energetica del continente? E quale ruolo sarà chiamata a svolgere l’Italia, Paese membro della NATO e ponte naturale tra Europa e Medio Oriente? Per ora, purtroppo, non possiamo saperlo e abbandonarsi alla peggiore delle ipotesi sin da subito non è di sicuro la soluzione.

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Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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