Ha fatto piuttosto scalpore sui media online la vicenda che vede protagonista Alfonso Signorini, un presunto vaso di Pandora scoperchiato da Fabrizio Corona e che, a detta dell’ex Re dei Paparazzi, potrebbe costare caro al noto conduttore. Molti ne parlano, specialmente sui social media, specchio di un Paese molto attento al gossip, e tra questi alcuni gridano allo scandalo e si indignano, mentre altri continuano a sottolineare il diritto di ognuno di poter vivere liberamente la propria vita privata. Ma cosa c’è che non va in tutta questa storia?
Ebbene, l’aspetto più pruriginoso della vicenda non sarebbe tanto che il Direttore di Chi avrebbe, sempre secondo quanto riportato da Falsissimo, il network che ha lanciato la notizia nelle scorse settimane, offerto opportunità televisive in cambio di prestazioni sessuali (il che, se confermato, resta comunque un atto grave), bensì la diffusione senza esplicito consenso di materiale privato da parte di Corona (che, lo sappiamo, si mostra spesso pronto ad attaccare il personaggio famoso o il potente di turno), gesto che costituirebbe una grave violazione della privacy. Non a caso, stando ai più recenti aggiornamenti, il conduttore del Grande Fratello Vip avrebbe sporto denuncia per ipotesi di reato di ‘revenge porn’.
Il parere di Vincenzo De Feo sul caso di Alfonso Signorini

A tal proposito, l’informatico e consulente forense presso il Tribunale di Milano Vincenzo De Feo ha voluto dire la sua in merito, sottolineando uno degli aspetti più complicati della questione. “L’idea che sorge sul caso Signorini-Corona – afferma – da quanto si apprende e la discussione sui personaggi pubblici coinvolti, le chat condivise tra più destinatari, mittenti, scambi di opinione, va a toccare un argomento sempre più complicato“.
“I dati sensibili riguardano un tema molto vasto – spiega De Feo – oltre alla detenzione del dato regolato dal GDPR del 2018 e alla conseguente tutela al diritto alla privacy, è necessario capire come ‘cammina il dato'”.
Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibilità è un super potere – BANKSY
Un tema, dunque, che deve essere esplorato a fondo e sul quale si sono spesi giuristi di altissimo livello, tenendo in considerazione anche che c’è ancora un dibattito aperto che riguarda l’introduzione della cosiddetta “Privacy 2.0” in fase di discussione e confronto al Parlamento Europeo. Tutto il focus, francamente, è sulle categorie fragili, come minori, o la pedopornografia, per inseguire e stanare i criminali, ma ci sono tanti aspetti da tenere in considerazione.
Violazione della legge
“Per quanto riguarda il signor Corona – continua – lui a mio avviso viola la legge. Per quanto sia pur vero che uno dei due interlocutori destinatari di messaggi in una chat, dia il consenso alla diffusione e la offra spontaneamente, questo non implica il consenso-assenso dell’altro protagonista, cioè il mittente. In pratica, è come se fosse un consenso monco. Questa attività di drenaggio di informazioni con condivisioni di screenshot e dati sensibili estratti da chat in totale inosservanza delle normative vigenti in materia di diritto alla privacy, oggi, è vista come un reato grave e punibile. Soprattutto dopo lo scandalo Equalize-spioni a Milano nel mese di ottobre del 2024.
La nostra professione nell’esercizio di informatici forensi prestati a consulenze ha avuto se non proprio uno stop, un forte rallentamento, perché il confine tra ciò che è legale e ciò che non lo è affatto, è molto sottile. Possiamo esercitarla solo se attivati da un Pubblico Ministero che, con Decreto, autorizza attività investigative su tutto ciò che è tecnologico e riferito ad un soggetto attenzionato – sia dispositivi tecnologici che account di qualsiasi tipo e necessità. E, quindi, tra l’altro, con attività di incursione su chat per identificare reati che incolpano i target messo nel mirino, reo di aver commesso gravi reati, tra cui pedopornografia, truffa, traffici illegali e così via.
Ma qual è il tema?

Qui il punto riguarda un rapporto tra adulti consapevoli e consenzienti, che non elevano alcuna denuncia per estorsione o ricatti subiti. Emergono scambi di apprezzamenti e proposte di incontri, opinioni tra persone maggiorenni e nessuno di questi risulta si sia lamentato o abbia depositato esposti o denunce. Il tema è che, se una persona si sente ricattata, lesa o molestata, eleva una denuncia-querela presso la Procura della Repubblica. Gli inquirenti e i vari corpi di Polizia interessati decidono come intervenire e soprattutto se sfiltrare chat compromettenti o conversazioni telefoniche per isolare i reati e i colpevoli.
Il signor Corona, il regista di questo caso di cui parliamo, “by-passa” tutta questa parte oggi fondamentale per legge e, prima di ogni altra cosa, deputata ad essere svolta da Pm-Polizia postale e inquirenti, a mio avviso commettendo uno o più reati in ambito penale e civile. Sul suo canale YouTube racconta, legge le chat, fa nomi e cognomi, ma tutto questo è vietato, oggi più che in passato. Il diritto di cronaca, attualmente, si esercita in questo genere di casi, sempre che siano state avviate attività investigative ed esistano fascicoli depositati o resi disponibili in Cancelleria presso la Procura della Repubblica, consultando e attenendosi a ciò che ha decretato un PM o colleghi nei loro rispettivi ambiti e funzioni, mettendo in risalto i contenuti dei decreti o delle attività investigative e rendendoli notiziabili per la comunità.
Corona non può e non deve agire in questo modo
Il giornalista, l’opinionista, l’informatico, il nerd, non sono esonerati da seguire questa unica strada se non si vuole incorrere in reati, compiendo azioni e dando seguito a fatti di natura illegale. Anche io sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, ciò non significa che io abbia una marcia in più, a meno che non si verifichi che c’è un reato penale e lo si racconti come fatto di cronaca dopo aver assunto tutte le carte necessarie. Pare che Corona usi tanti strumenti in modo improprio per fare “hype” e creare audience.
Ma non dovrebbe poterli fare perché non ha incarichi istituzionali tali da potersi prendere cura di persone che hanno subito un reato, o una violenza, oltretutto senza alcuna denuncia annessa. Per questo genere di problemi c’è solo una strada, quella della Legge, della Magistratura, degli inquirenti e dei vari organi di Polizia. A loro ci si deve rivolgere. Siamo una Repubblica parlamentare la cui vita è nell’ottica della Democrazia, non siamo nel vecchio “Far West.”
La giusta via da seguire qual è?
Tutto questo, a mio parere, crea smarrimento e confusione, per le ragioni che ho elencato fin qui. Noi operatori facciamo fatica a mettere in guardia le categorie fragili. La persona in questione avrà qualche altro interesse di tipo materiale, e va bene, non ci scandalizziamo. Ma non dà certo una mano, o una traccia da seguire, perché i giovani sanno molto bene come funziona il mondo, a volte più di noi. Signorini ha fatto bene a non commentare e a dare il suo fascicolo ai suoi legali. Questo è il giusto comportamento di ogni cittadino.
Signorini svolge attività giornalistica di primo livello da tantissimi anni ed è un uomo di grande cultura, del resto la sua storia parla per lui. Ciò che si è creato nei giorni scorsi, invece, non è giornalismo investigativo, dal momento che si rilevano uno o più reati che non rendono l ‘opinione pubblica più informata. Non serve a nulla e a nessuno!“.
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