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Fabrizio Corona, Alfonso Signorini e l’infame ipocrisia di processare (solo) i letti altrui!

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Fabrizio Corona

La diffamazione è come il carbone: se non brucia, sporca

Così recita un famosissimo proverbio francese, uno di quei detti popolari che ci ritornano alla mente al momento opportuno e che risultano essere sempre i più adeguati in svariate occasioni. Oggigiorno, infatti, ci ritroviamo, il più delle volte senza volerlo, ad assistere a situazioni improbabili oppure invischiati in circostanze ben oltre il nostro controllo che non fanno altro che dare risalto a quella sottilissima, quasi inesistente ormai, linea di demarcazione odierna che separa la critica dalla persecuzione, il racconto dalla delazione, la libertà di parola dall’abuso sistematico della parola stessa. Un confine che Fabrizio Corona sembra conoscere molto bene, non solo perché non si limiterebbe ad oltrepassarlo, ma anche e soprattutto perché si spingerebbe ben al di là di questo, cancellandolo, calpestandolo e, infine, monetizzandolo.

Basti pensare alle infinite prove di una tale attitudine che è stato proprio l’ei fu Re dei Paparazzi in persona a fornirci, l’ultima delle quali, per non dire l’ennesima, è stata lo scandalo, a detta sua taciuto o forse solo (apparentemente) dimenticato, che ha travolto il giornalista e conduttore Alfonso Signorini nei giorni scorsi: “se non vai a letto con lui, non lavori in tv“, nemmeno fosse l’autore dell’intero palinsesto del Biscione!

Ma Fabrizio Corona è un genio della comunicazione o l’ennesimo prodotto dello showbiz nostrano?

Contrariamente a ciò che ai suoi sostenitori piace pensare di lui, a me Fabrizio Corona non pare affatto un genio della comunicazione. Anzi, in maniera molto più banale, lo ritengo soltanto un uomo che ha compreso quanto in Italia il sospetto venda più della verità e quanto la reputazione altrui sia, che ci piaccia oppure no, una moneta di scambio vantaggiosa. D’altronde, cambierà pure i mezzi attraverso i quali si esprime, ma la sostanza di fondo è rimasta identica. Se prima ricorreva alle foto, oggi sono le piattaforme digitali le sue più potenti amiche ed alleate, le quali lo portano ad ottenere lo stesso identico risultato che raggiungeva in passato: mentre qualcuno ci perde la faccia, lui beatamente incassa!

Tuttavia, il vero problema non è Corona che “racconta verità scomode“, la questione è che afferma, dice e riporta cose gravissime non tenendo minimamente in considerazione il peso giuridico che quest’ultime hanno. Diffamazione aggravata, calunnia mediatica, violazione sistematica della privacy altrui e abuso del diritto di cronaca, per citare degli esempi, non sono mere opinioni, bensì categorie precise del nostro ordinamento che, in quanto tali, andrebbero rispettate.

Cambia la forma, ma non il contenuto

Inoltre, ogniqualvolta va in onda una nuova puntata di “Falsissimo” e che ciascun video viene postato in rete, contenente una sua “rivelazione” con accuse specifiche che possono spaziare dalle allusioni sessuali ai sospetti criminali senza, peraltro, che vi siano delle vere e proprie prove definitive di colpevolezza assoluta o priva di ragionevole dubbio, non siamo più nel campo dell’informazione, ma in quello di un processo parallelo, mediatico e completamente gratuito! Insomma, è come se istituisse tribunali senza giudici, contraddittorio o appello, dove la reputazione, una volta macinata e confezionata per la monetizzazione, viene rivenduta al miglior offerente, al di là del vero o del verosimile.

E menomale che, poi, hanno persino il coraggio di venirmi a dire che il carcere, nel nostro Paese, è educativo e riformativo. Certo, per carità, per uno che ha trasformato la pena in un marchio potrebbe essere assai probabile, benché in tal caso non ci troviamo dinanzi ad una persona migliore, ma a qualcuno che, seppur in maniera più raffinata e studiata, appare sempre più incline a giocare sporco. In altre parole, un individuo che non ha smesso di arginare le regole, ma che ha solamente imparato a farlo meglio, e con una audience ben più vasta, quella dei social!

Allora, forse è proprio per questo non che non mi riesce così difficile credere che se prima violava la legge commettendo determinati reati, oggi non possa farlo macchiandosi di altri illeciti, decisamente più gravi, finché, pian piano, non li collezionerà tutti e il pubblico continuerà a provare un malsano piacere nel farsi i cazzi degli altri visto che – lo capisco, credetemi – nella maggior parte dei casi farsi i propri può risultare assai deprimente!

Il caso Signorini

Alfonso Signorini è diventato improvvisamente un caso nazionale, ma non per ciò che fa o avrebbe fatto a livello professionale. Bensì, per qualunque azione possa o meno aver commesso tra le morbide pieghe della sua alcova, che comunque a nessuno dovrebbero interessare, specie a chi può averci guadagnato qualcosa o coloro che, magari, speravano di farlo! E poi, a onor del vero, siamo davvero sicuro che in termini di “sesso e favori” Corona sia nella posizione di poter accusare o giudicare chicchessia? Non era stato proprio lui a finire nell’occhio del ciclone per via dei suoi, confermati, rapporti ambigui con Lele Mora? Beh, se così fosse e il sesso fosse davvero una colpa, allora il caro Fabrizio potrebbe aver già perso in partenza!

E non venitemi a parlare neppure di un fantomatico ‘sistema Signorini‘ o di un improbabile quanto inesistente MeToo in salsa italiana, fatto di ragazzi che denunciano, alla persona meno indicata tra l’altro, presunti abusi, ricatti o prestazioni in cambio di opportunità televisive, dal momento che se è qui che vogliamo andare a parare, sarebbe bene e giusto rimarcare come siano stati in tanti – uomini, donne o presunti tali – quelli a trarre profitto da certe dinamiche o magari pure ad offrirsi volontariamente per sbarcare il lunario, il che manderebbe, di conseguenza, i 2/3 dello show business nostrano a processo. Non che sia una pratica che io condivida, difatti sarà per questo che mi si vede poco in tv!

“Io Sono Notizia”: ma è davvero così?

E riferendoci al sistema, ritengo che Corona finga semplicemente di combatterlo, poiché a mio avviso la sola cosa che fa è quella di usarlo secondo i propri scopi e benefici. Del resto, non è lui che seleziona le vittime, decide chi umiliare, come e quando, brandendo la bilancia della morale, la medesima che lui in primis si è rifiutato di ascoltare in svariate occasioni, come manganello di buona condotta, non tutelando nessuno e dandoci l’impressione, ogni volta, di voler regolare dei conti?

Per non parlare della grottesca docuserie Netflix, Io Sono Notizia. Che dire, se prima pagavamo il canone a Mamma Rai per i siparietti da camerino di Valeria Marini, adesso versiamo mensilmente un abbonamento a Netflix per produrre spettacoli che fanno acqua da tutte le parti! Non so a voi, ma a me era bastata Unica di Ilary Blasi!!! Davvero avevamo bisogno dell’ennesima auto-narrazione tossica di un uomo che dichiara candidamente di non credere nel bene e di aver “avuto in mano le vite di tutti”?

Va bene raccontare Corona, in fondo è un personaggio come un altro, ma è il raccontarlo senza smontarlo, o nemmeno provarci, a preoccuparmi, poiché da reietto dello spettacolo si rischia di trasformarlo in un prodotto d’intrattenimento, per degli spettatori dalle ambizioni piuttosto basse evidentemente, che potrebbe perfino creare un precedente!

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Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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