Cole Schmidtknecht, morto per il caro-prezzi: quando cure e medicinali diventano un lusso

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Cole Schmidtknecht

Non è giusto che la salute sia un privilegio: è un diritto

Così disse, una volta, il Dalai Lama. Eppure, per molte persone negli Stati Uniti (e non solo, visto l’andazzo) questa frase potrebbe restare solamente un ideale lontano. La storia di Cole Schmidtknecht, infatti, un ragazzo di 22 anni del Wisconsin ne è purtroppo un esempio doloroso, visto che, a causa dell’instabilità salariale attuale o delle scellerate politiche economiche dei governi (che sembrano coinvolgere tutto l’Occidente), non ha potuto provvedere ad acquistare quell’unica cosa che gli avrebbe permesso di salvarsi la vita.

La storia di Cole Schmidtknecht e il prezzo della vita

Nel gennaio del 2024, Cole, che conviveva con l’asma sin dall’infanzia, si è presentato alla farmacia Walgreens di Appleton per ritirare il suo solito inalatore di controllo, un farmaco chiamato “Advair Diskus” che usava da più di un decennio. Fino ad allora lo aveva sempre pagato circa 66 dollari grazie alla sua assicurazione sanitaria. Sfortunatamente, però, quel giorno la storia cambiò drasticamente. Ma perché? Cosa accadde?

Ebbene, la sua assicurazione, gestita tramite una società collegata a United Health Group, aveva smesso di coprire il farmaco. Senza preavviso, perciò, il costo abituale dell’inalatore balzò a più di 500 dollari! Cole non poteva permetterselo e se ne andò dalla farmacia senza la medicina che lo avrebbe aiutato a controllare l’asma. Nei cinque giorni successivi cercò di gestire i sintomi solo con l’inalatore di emergenza, ma non fu sufficiente, tant’è che il 15 gennaio ebbe un attacco d’asma così grave da portarlo in arresto cardio-respiratorio. Fu trasportato in ospedale, ma non riprese conoscenza: il 21 gennaio i medici staccarono i supporti vitali e ne annunciarono la morte.

Una class-action in nome della vita

I suoi genitori, Shanon e William Schmidtknecht, hanno presentato una causa legale federale contro Walgreens e OptumRx, accusandoli di negligenza e, al tempo stesso, di non aver comunicato con anticipo al ragazzo il cambiamento nella copertura del farmaco né di avergli proposto alternative più economiche. La famiglia sostiene che se fosse stato avvisato o supportato, Cole avrebbe potuto continuare a curarsi e, di conseguenza, ora sarebbe ancora vivo!

Questa tragedia ha attirato l’attenzione sul ruolo dei gestori dei benefici farmaceutici (pharmacy benefit managers, PBM), società che, pur apparentemente mediate da assicurazioni, produttori di farmaci e farmacie, influenzano in modo decisivo quali medicinali vengono coperti e a quale prezzo. Secondo i critici, il sistema opaco delle negoziazioni di prezzo può portare a scelte che favoriscono il profitto piuttosto che il paziente.

Il “Cole’s Act”

Nei mesi successivi alla tragica ed evitabile morte di Cole, i legislatori del Wisconsin proposero un disegno di legge, soprannominato “Cole’s Act”, per rafforzare le regole sui PBM e garantire diritti e trasparenza ai pazienti, nella speranza che tragedie simili non si ripetessero. Ma avrà funzionato? E soprattutto, il disegno di legge sarà stato approvato? Magari lo approfondiremo in un prossimo articolo. Quel che è certo è che, vedendo anche la situazione sanitaria in cui versa attualmente il nostro Paese, la storia di Cole potrebbe essere un monito.

Non è mai un bene, in effetti, quando il prezzo di un farmaco salva-vita supera la capacità di pagarlo. A quel punto non si tratta più di una scelta economica, ma di una condanna alla sofferenza, o peggio, perché, come accaduto per Cole, non ci sono alternative! Ma può la salute dei cittadini, e per esteso il diritto alla vita di ognuno di noi, passare in secondo piano rispetto al mero consumismo? Perché, in fondo, è questo quello che accade e suddetta vicenda ce lo ha appena rammentato!

Come disse Voltaire: “Il più crudele dei destini è di non essere ciò che si desidera essere.”. Del resto, Cole desiderava solo vivere, con la sua malattia sotto controllo. Era forse un crimine? No, ciò nonostante ha pagato il prezzo più alto!

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Studentessa di "Scienze dell'Informazione, tecniche giornalistiche e social media" presso l'Università di Messina, ha frequentato un liceo linguistico, dove ha sviluppato un forte passione per le lingue e per la comunicazione. Per questo, ha conseguito varie certificazioni linguistiche sia a Messina che in Spagna grazie a stage di scambio interculturale. Ama scrivere, parlare e condividere idee, non a caso è particolarmente affascinata dal mondo dei podcast, delle radio e della narrazione. Il suo obiettivo è raccontare storie che informino, ispirino e facciano riflettere le persone.

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