In un’Italia che sembra correre al contrario, dove il passato pesa più del futuro e le ricchezze naturali e umane vengono ignorate come fossero un dettaglio di poco conto, nasce la domanda più scomoda: che fine ha fatto il Paese che eravamo? Tra nostalgia, indignazione e un amore feroce per una terra che meriterebbe molto di più dei suoi governanti, questo testo prova a raccontare il paradosso di una nazione splendida e fragile, potente e impoverita, ricchissima eppure in fuga da se stessa. Non un lamento: una sveglia. Una chiamata a guardare l’Italia per quella che è, e per quella che potrebbe tornare a essere.
Una nazione che distrugge il proprio suolo distrugge sé stessa — Franklin D. Roosevelt
L’Italia che resiste, cade e sembra non far nulla per rialzarsi
A cura di Filippo Madonnina
“Siamo davvero un Paese al contrario e non è di certo un’espressione sarcastica, quello che era decifrato il bel Paese oggi è rimasto un nostalgico ricordo, le 3 A che davano lustro all’Italia nel mondo, oggi parlano straniero: Abbigliamento, Agricoltura e Automobilismo oggi non versano più le tasse al nostro Paese, questo, insieme ad altre gestioni sbagliate hanno creato un debito enorme che gravano sui cittadini.
Gli italiani di per sé non sono un popolo ribelle, basti pensare che nessuno si è ribellato durante la pandemia, senza soldi ma in silenzio, si innalza l’età pensionabile e tutti in silenzio, gli stipendi più bassi d’Europa e silenzio, il costo della vita più alto di altri Paesi e tutti in silenzio. Spesso si decide di emigrare in cerca di fortuna, lontano dai propri affetti, dalle famiglie, dalla propria terra in fondo si scappa dalla povertà, come dice un mio amico Roberto: la vera povertà è quando i nostri figli emigrano per andare a studiare lontano da casa, non rientrano più, cosa offre davvero l’Italia ai nostri giovani? Che futuro potremmo dare ai nostri figli? Una vita dignitosa e non di stenti.
Ci lamentiamo di tutto, della nazionale di calcio che fatica a qualificarsi, anche in questo caso come potremmo che oggi le squadre italiane prettamente di proprietà straniera comprano giocatori stranieri trascurando i nostri giovani e non investono più nei vivai, la nostra serie A importa giocatori stranieri a fine carriera, anni fa i grandi campioni facevano salti mortali per venire a giocare in Italia. Ci lamentiamo delle tante violenze, femminicidi, delle grandi città non più sicure, tralasciando che questa è una questione di cultura (assente), di degrado, di civiltà senza trascurare ma, ancor più grave di un sistema politico di tutela sbagliato.
Una ritrovata credibilità (?)
Dopo anni di buio totale, di servitù, per non dire schiavi di un’ Europa sempre più dominata dalla Germania, oggi l’Italia è un Paese credibile, stabile, dominante in Europa e che sta pian piano crescendo, anche se tutto questo ha un prezzo e il costo da pagare si chiama rimborso PNRR, saremo davvero in grado di non creare altro debito e andare in “default” facendo la fine della Grecia? Anche qui è una questione di cultura o di furbizia. La differenza tra il politico e lo statista è ben nota a tutti, il primo lavora creando volume al presente, il secondo pensa al futuro delle prossime generazioni, ed è proprio qui che casca l’asino.
Un Paese senza risorse proprie che generano ricchezza, che importa servizi e prodotti esteri a costi eccessivi è uno Stato miope e incapace, siamo entrati nella moneta unica svendendo la lira e oggi ci ritroviamo il costo della vita più alto d’Europa e gli stipendi più bassi, abbiamo liberalizzato le licenze commerciali e quindi generato povertà, non abbiamo adottato un controllo al caro vita e che adesso chi si lamenta della crisi è autore della stessa, basti pensare che prima una pizzeria vendeva un margherita a 6 mila lire. Oggi, invece, 9 euro (18 mila lire) mentre gli stipendi in lire sono solo stati variati in euro e non raddoppiati.
Ma in sostanza, cosa stiamo facendo?
Io amo il mio Paese, le mie radici, il mio mare in riva allo stretto, le mie montagne Aspromontane, gli odori della mia amata terra, le colline, non perché io sia un nostalgico, ma perché vedo ricchezza, futuro, lavoro e infinite risorse. Vivo in Lombardia da 35 anni, vivo da protagonista e non da comparsa, protagonista perché ho le chiavi di quelle stanze decisionali, ma il mio cuore è al sud. Rilanciare il turismo, basti pensare alle piste da sci con vista Stretto di Villa San Giovanni e Isole Eolie, ai Bronzi di Riace, alle immense coste sabbiose che collegano il mare Ionio e mare Tirreno, alle città di grande rilevanza turistica: vedi Scilla, Tropea, Soverato solo per citarne alcune, alla Sila, aggiungiamo le città di grande impatto culturale: Stilo, Palmi (Varia), Reggio Calabria per il kilometro più bello d’Italia.
In fondo, come Dante citava:
L’Italia è la gioielleria d’Europa, un museo a cielo aperto, i laghi, il mare e le montagne sono il suo caveau, io penso che il sud Italia sia il gioiello più prezioso
Potremmo davvero tracciare un solco per il rilancio dell’agricoltura con una politica attenta e non miope davanti all’evidenza, valorizzando il nostro made in Italy e non favorendo i prodotti non di qualità importati dai Paesi esteri. Rilanciare a pieno regime il porto di Gioia Tauro, strategico per lo smistamento merci dell’intero mediterraneo e mondiale. Uno statista valuterebbe il sud del Paese come il nuovo fulcro portante dell’economia nazionale, ma di statisti non ne vedo tanti in giro.
Ci interessa solo l’immagine? Il Ponte sullo Stretto ne è forse una prova
Siamo in Italia, quindi, quando dobbiamo realizzare qualcosa, pensiamo solo a ciò che ci dia un risalto d’immagine, una passerella politica, un’illusione senza senso tralasciando le necessità di cui oggi gli italiani hanno bisogno. Da meridionale, orgoglioso di esserlo, uomo di destra e attento ai bisogni dei cittadini, critico alcune scelte politiche, tra cui la realizzazione del Ponte sullo stretto, opera strategica e di grande impatto ma non di prima utilità, con un costo che graverebbe sulle tasche dei cittadini, la fattibilità e la sicurezza sono molto traballanti e dubbiosi, poi tutti quei soldi potrebbero essere utilizzati a progetti più importanti e di facile realizzazione ma ancor di più utili alla popolazione.
Di dubbia fattibilità perché non esiste al mondo un ponte su campata unica di quella lunghezza (in Romania il più lungo pari a 2,3 km) e non i 3,3 dello Stretto. Le correnti in quell’area sono talmente forti che lo butterebbero in mare, basti pensare al terremoto del 1908 che distrusse proprio l’area dove verrebbe realizzato, la natura, non tanti sono a conoscenza che la Sicilia si sta avvicinando alla Calabria da sempre anche se di pochi centimetri pian piano nel tempo. Ma capisco anche che per fare passerella politica per un pugno di voti si butta fumo negli occhi di chi crede ancora nelle favole, la politica deve essere un servizio a beneficio dei cittadini e non servirsi di essi, anche perché il leader non è colui che s’impone tale, ma colui che viene riconosciuto in quel ruolo dagli altri.
Con 15 miliardi di Euro si potrebbero realizzare svariate cose più utili e quasi vitali, come, ad esempio, una rete ferroviaria più moderna e adeguata che permetterebbe collegamenti più veloci e rapidi con il resto dell’Italia, agevolando turismo e trasporto merci anche.
Non sarebbe meglio destinare quei 15 miliardi ad altro?
Ancor più importante sarebbe l’utilizzo di quei soldi per migliorare il servizio traghetti che attraversano lo stretto, servizio a mio avviso impeccabile e che negli anni ha creato una grande occupazione, realizzando qualche banchina in più e alternative di viabilità per raggiungere gli imbarcaderi. Una rete ferroviaria e stradale che renderebbe la Sicilia più fruibile.
Più grave è non pensare ai servizi che si potrebbero realizzare con quei soldi ad iniziare dalla sanità, tasto dolente che attanaglia l’intero sud, cittadini che rinunciano alle cure per mancanza di servizi, a volte per mancanza di fondi per potersi curare al nord da specialisti eccellenti provenienti dal sud, per non parlare del turismo sanitario che tutt’oggi grava sulle tasche delle famiglie meridionali. Sarebbe il caso di far ricredere i meridionali nella sanità pubblica in cui pagano le tasse.
Ma poi arriva un Ministro della Repubblica e propone l’autonomia delle regioni, dimenticando che questa formula impoverirebbe le grandi regioni e sotterrerebbe le piccole, perché una regione che oggi ha 5000 strutture come ad esempio la Lombardia, senza i fuori regione non potrebbe più supportare economicamente tutte quelle strutture e quindi si dovrebbero ridurre, la Calabria non applicando i LEP si ritroverebbe senza risorse e con pochissime strutture non sufficienti a gestire l’intera popolazione, lungi da me, occhio attento e critico, il pensiero che qualcuno con un progetto furbesco voglia indurre il Paese a una totale sanità privata totale, ma credo che questo non sia nei pensieri di quel Ministro.
Eppure, siamo il Paese più bello del mondo
L’Italia è il Paese più bello al mondo, a volte una parte dei suoi abitanti ha occhio miope e limite di pensiero, giudicanti senza valutazione, critici senza cultura e scettici verso l’evoluzione, non si prende in considerazione la diversità, quella del ceto sociale, dell’omosessualità, della parità dei sessi, della religione delle varie culture, usi e costumi. Si ha la mania di giudicare senza essere deputati a farlo, ghettizzare chi è meno fortunato, bullizzare e isolare i deboli, ancor più grave è denigrare qualcuno per il mero scopo di rendersi più credibile, la fantasia è gratis e la trovi ovunque, l’ignoranza vige nelle menti degli stolti, le frustrazioni sono il conto dei propri fallimenti, un vecchio detto citava: “La bocca larga si deve cucire e la lingua lunga tagliare”, ma sono dicerie ormai superate dalla civiltà e dalla cultura di superiorità.
Infine, una cosa che mi rattrista in questo periodo è la protesta della magistratura alla riforma Nordio sulla separazione delle carriere. Oggi una classe giudicante politicizzata e dittatoriale non permette di applicare un principio cardine della Costituzione: “La Legge è uguale per tutti”. Esistono 3 gradi di giudizio e, pertanto, il principio d’innocenza è applicabile fino alla Cassazione. Ciò viene poi distolto su decisioni personali dei magistrati, accanimento degli stessi, diritti violati, cittadini rovinati ingiustamente e risarcimenti che gravano sulle tasse dei cittadini.
Può la legge essere veramente uguale per tutti?
Chi sbaglia deve pagare com’è giusto che sia, ma i diritti vanno rispettati. Io personalmente aggiungerei la responsabilità civile e penale dei magistrati, eliminerei la legge Severino, la confisca preventiva dei beni, il divieto dei funerali pubblici ai mafiosi (chi sbaglia paga con le patrie galere, ma la morte non distingue, “livella” docet). Il diritto senza il dovere fa da padrone, il dovere senza diritto fa da servo, diritto e dovere rendono libero il cittadino.
Facciamo primeggiare il rispetto, la lealtà e l’intelligenza. Investiamo in formazione culturale, e non siamo miopi ai giochi dei grandi che si arricchiscono con la vita dei poveri cittadini, ad esempio le 57 guerre nel mondo che mietono migliaia di vittime innocenti, seminano povertà tra i loro popoli e distruggono il futuro di quei bambini. D’altronde, il mondo è un palcoscenico con uno spettacolo a volte imbarazzante, si recita un copione di scarsa sostanza, gestito da commedianti e pagliacci scartati dal circo, l’importante è apparire.“
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