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Jalisse esclusi per la 28esima volta dal Festival di Sanremo: siamo sicuri che “chi l’ha dura, la vince”?

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Jalisse

Qualcuno, se non erro uno di quei soliti disperati in coda per il Black Friday di qualche giorno fa, in preda alla sua sicuramente insana ossessione per lo shopping compulsivo, ha voluto, sebbene ne ignori ancora il motivo, scambiare quattro chiacchiere insieme a me. E così, quella che all’inizio poteva essere una conversazione che, anziché valer la pena, avrebbe potuto soltanto farla, si è rivelata essere un incontro illuminante, che mi ha riportato alla mente una delle massime più veritiere che io abbia mai letto ed ascoltato:

Chi è in grado di perseverare raggiungerà sempre ottimi risultati

Per farvela breve, “chi l’ha dura, la vince“! O almeno, da quel che ricordo io, è ciò che dovrebbe accadere per molti, nonostante per tanti altri le cose non sembrino andare esattamente in questo modo. Un aspetto di cui i Jalisse, purtroppo, pare sappiano più di qualcosa, essendo stati esclusi per le 28esima volta dal Festival della Canzone Italiana.

I “Fiumi di parole” spesi dai Jalisse, ancora una volta, non sono serviti a nulla

Ed ecco che ci risiamo. Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, ogni anno arriva anche il momento in cui vengono rivelati i nomi di coloro che varcheranno la soglia dell’imminente Festival di Sanremo e, da ben 28 anni a questa parte, nemmeno si trattasse di un accanimento terapeutico al contrario, giunge puntuale come un orologio svizzero perfino l’annuncio della mancata partecipazione (o meglio, della rinnovata esclusione) di Alessandra Drusian e Fabio Ricci ad una kermesse che, per quanto calchi di volta in volta la ben nota “aria di novità”, di nuovo non sembrerebbe fare (e proporre) proprio un bel niente.

Benché io ne sia sempre stato (e continui ad esserlo tutt’ora) un affezionato spettatore, per certi versi, mi vedo costretto ad ammettere che tutto rimane quasi sempre uguale. La direzione artistica e la conduzione potranno pure cambiare e alle volte riciclarsi, tant’è che il prossimo febbraio vedremo Carlo Conti (nuovamente) al timone della manifestazione canora più importante della nostra penisola, ma alla fine la sostanza non presenta mai chissà quali notevoli cambiamenti.

Sanremo è pur sempre Sanremo

Per carità, è vero che Sanremo è pur sempre Sanremo, tuttavia, ogni tanto, assistere a qualcosa di non visto prima sarebbe cosa altresì gradita. E invece, ci ritroviamo costantemente dinanzi alle solite distese sconfinate di fiori (roba che il disboscamento in Brasile assomiglia ad un’inezia a confronto), a quei co-conduttori e co-conduttrici che tutto sono fuorché adatti a reggere le redini di una trasmissione qualunque (figuriamoci di Sanremo!), l’ennesimo trapper col nome generato da un bug del Wi-Fi, la giovane promessa della musica italiana che promette solo un’esibizione mediocre, qualche dinosauro della canzone nostrana che si reinventa per la quinta volta e alla perenne damnatio memoriae dei Jalisse, oramai reietti dell’Ariston.

I Big annunciati il 1 dicembre

Eppure quello del Festival dovrebbe essere, tra le altre cose, il palco delle seconde opportunità, ma non per chiunque a quanto pare. Basti pensare che avremmo potuto avere loro, ma ,al contrario, ci tocca sorbirci l’eterno ritorno di Massimo Ranieri, che si presenterà con un testo firmato da Tiziano Ferro. O ancora, Tony Effe ed Fedez che, dopo aver dato vita ad uno dei più ridicoli dissing della Storia della Musica, avranno ben pensato di ripulire la propria immagine, non tenendo minimamente in considerazione le innumerevoli possibilità di rovinare quella dell’illustre kermesse. O che ne so, Irama, Bresh e Rkomi perché i “Belli e buoni a nulla” ci stanno sempre bene. E infine, Marcella Bella e Giorgia dal momento che, trattandosi di un format canoro, qualcuno che sa cantare pur ci vuole.

A questo punto non mi resta da far altro se non sperare in Achille Lauro o nei vincitori di Sanremo Giovani, chissà che non riescano a regalarmi qualche bella sorpresa. Nel frattempo, vi comunico che io seguirò le puntate comodamente da casa, come credo faranno anche Alessandra e Fabio, ai quali mi sento di dire che, forse, è giunto il momento per orientarsi altrove piuttosto che continuare ad inseguire un sogno che Sanremo pare determinato a non voler avverare!

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Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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