Nella mattinata di giovedì 21 agosto le forze dell’ordine, insieme all’ufficiale giudiziario e con il supporto della DIGOS, sono entrate nel capannone di via Wattau, sede del centro sociale Leoncavallo, per procedere allo sgombero dopo ben 133 rinvii.
Come è avvenuto lo sgombero del Leoncavallo?
La società proprietaria, Orologio Srl, ha fatto intervenire i fabbri per blindare gli accessi. Lo sgombero ha colto di sorpresa non solo le “Mamme del Leoncavallo” ma anche il sindaco Beppe Sala, che ha dichiarato di averne avuto notizia solo a operazione conclusa. Le autorità hanno concesso agli occupanti 30 giorni di tempo per recuperare gli oggetti personali.
L’operazione ha avuto il via libera del Governo, in applicazione della nuova legge contro le occupazioni abusive voluta da Giorgia Meloni, a fronte di un fenomeno sempre più diffuso che rendeva difficile ai proprietari rientrare in possesso dei propri immobili.
La difesa
Naturalmente, a difesa degli sfrattati ci sono in prima linea sia Marina Boer, esponente dell’associazione Leoncavallo, che lo stesso Sala; la Boeri, da parte sua, ha dichiaratoo che il Leoncavallo non può finire così, perché la città ha bisogno di spazi culturali, mentre Sala ha addirittura esternato la sua irritazione in quanto nessuno lo avrebbe avvertito prima dello sgombero, venendone a conoscenza dal prefetto soltanto ad operazione conclusa. Per lui il Leoncavallo non riveste solo un valore storico e sociale per Milano, pertanto deve poter proseguire con le sue attività.
Ora, classificare il Leoncavallo come valore storico e sociale e culturale è a mio parere molto lontano dalla realtà, quando è noto che l’associazione nasce negli anni 70, dove estremisti e attivisti di estrema sinistra decidono di occupare abusivamente un immobile, una ex cartiera in quel momento non attiva, insediandosi senza corrispondere nessun affitto, per almeno 50 anni. Le attività sociali e culturali sono, in realtà, un paravento e completamente strumentali per cercare di dare una parvenza di legalità, tentando così di giustificare l’occupazione abusiva anche da ultimo tramite una connotazione politica di sinistra così cara oggi ai pentastellati e al PD.
Questo è uno dei motivi per cui, in più di trent’anni, nessuno li ha mai sfrattati!
Storia di uno sgombero annunciato
Tutto ebbe inizio nell’ottobre 1975, quando un gruppo di militanti extraparlamentari di sinistra occupò abusivamente un’area dismessa in via Leoncavallo 22. Da lì nacque una lunga storia di attività politiche e culturali in autogestione, intrecciata con i movimenti rivoluzionari dell’epoca.
Più una società si allontana dalla verità, più odierà coloro che la dicono — George Orwell
Gli anni successivi videro un susseguirsi di processi, repressioni e difficoltà interne, eppure il Leoncavallo resistette fino allo sgombero del 21 agosto 2025. La proprietà aveva da tempo reclamato i propri diritti, avanzando una richiesta danni milionaria, che sarebbe ricaduta sui contribuenti.
Nonostante ciò, il 6 settembre i Leonka hanno organizzato una manifestazione, e al contempo Sala ha promesso loro una nuova sede in via San Dionigi, bypassando la lunga lista di attesa per le case comunali. Per finire, a completare l’illegalità di tale azione, si aggiunge la sgradevole notizia che, presente nel giardino dell’immobile, c’è una colonia felina, a cura delle donne della zona, che presto verrà sgomberata per accogliere gli “sfollati”!
Purtroppo la politica ideologica e faziosa di sinistra ha fatto ancora danni, e in modo illegale non rispetta i sacrosanti diritti di cittadini, che sono in attesa da anni che il comune gli affidi una abitazione e anche il diritto di animali indifesi, che avevano trovato il modo di sopravvivere ed essere curati nella colonia felina in modo dignitoso, di rimanere dove per loro è casa. Esprimo quindi tutta l’indignazione e la rabbia per il mio paese e per la mia città, dove molto spesso, accade che, per avere dei favori o diritti bisogna essere dalla parte del torto.
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