Sono passati ben 47 anni da quando Margaret Thatcher varcò la soglia di Downing Street in qualità di Primo Ministro del Regno Unito. Era esattamente il 4 maggio del 1979 e quel giorno non rappresentò soltanto un momento di passaggio tra un governo e un altro, contrariamente a ciò a cui siamo abituati a pensare. Anzi, segnò l’inizio di un vero e proprio cambiamento, l’avvio di una stagione destinata a lasciare un’impronta profonda, nel bene e nel male, sull’economia, sulla società e sull’immaginario politico occidentale.
L’eredità politica di Margaret Thatcher
Per alcuni, la Thatcher fu l’artefice della modernizzazione economica britannica, mentre altri le attribuiscono la responsabilità di aver dato vita a delle fratture sociali piuttosto profonde. In qualunque modo la si guardi, però, è innegabile che la complessità dell’impatto che ebbe il suo operato non può essere riassunta in un binomio di posizioni contrapposte poiché ciascuna di essere finirebbe col risultare eccessivamente riduttiva.
Quel che è certo è che, sul piano politico ed economico, il cosiddetto “thatcherismo” portò ad una rottura netta con il consenso post-bellico, tant’è che, tra privatizzazioni, riduzione del ruolo dello Stato e lotta all’inflazione, si giunse ad un confronto decisamente acceso con i sindacati. Tali scelte contribuirono senza ombra di dubbio a ridefinire il ruolo del Regno Unito sullo scacchiere mondiale e influenzarono profondamente le politiche neoliberali adottate in altri Paesi negli anni successivi. Tuttavia, allo stesso tempo alimentarono disuguaglianze, tensioni territoriali e una trasformazione del tessuto industriale che lasciò intere comunità in difficoltà.
Una “Lady di Ferro” in un mondo di uomini
E fu esattamente in quel contesto di incertezze e trasformazioni che si consolidò anche la costruzione della sua immagine pubblica. Non a caso, per via della linea intrapresa e dello stile con cui quest’ultima veniva portata avanti, divenne celebre con il soprannome “Iron Lady”, un’espressione coniata da un giornalista sovietico negli anni Settanta, in riferimento alla sua politica dura e alla sua ferma opposizione al comunismo. Thatcher fece suo quel titolo, trasformandolo in un elemento distintivo nella percezione che tanto i cittadini quanto gli avversari (e alleati) politici politici potevano avere di lei.
Prestate attenzione ai vostri pensieri, perché diventeranno azioni [“Watch your thoughts, for they will become actions”] – Margaret Thatcher
Inoltre, la “Lady di Ferro” fu significativa non solo per ciò fece, ma anche (e forse soprattutto) per ciò che riuscì a rappresentare. Fu la prima donna a guidare il governo britannico, arrivando al potere in un contesto politico fortemente dominato dagli uomini e imponendo uno stile di leadership deciso, spesso inflessibile, pur non costruendo la propria leadership attorno ad un discorso esplicitamente femminista e, per giunta, discostandosi da un’idea di solidarietà di genere. E chissà, magari è per questo che in molti si chiedono se la si possa effettivamente considerare un emblema dell’avanzamento delle donne in politica, benché non abbia promosso direttamente politiche per l’emancipazione femminile, oppure se il suo percorso costituisca un’eccezione più che un modello replicabile.
La presenza femminile nella politica attuale: può la Thatcher esserne una dei precursori?
Chiaro, al giorno d’oggi il panorama è profondamente diverso da quello di quasi 50 anni fa. La presenza femminile nelle istituzioni è cresciuta, il dibattito sulla parità di genere è più strutturato e consapevole, e si è sviluppata una maggiore attenzione verso temi come la rappresentanza, il linguaggio e l’equilibrio tra vita pubblica e privata. Allo stesso tempo, comunque, persistono in numerose nazioni diversi ostacoli culturali, disparità di accesso ai ruoli apicali e forme di scrutinio pubblico che colpiscono le donne in modo diverso rispetto agli uomini.
In questo senso, probabilmente, la Thatcher potrebbe essere vista come un punto di partenza. Del resto, la sua ascesa dimostrò che una donna poteva raggiungere il vertice del potere politico persino in uno dei paesi più influenti del pianeta. E sebbene a mio avviso resti un modello da non imitare, è indubbio che fu un esempio di leadership capace di imporsi, non tanto per le sue scelte politiche, quanto per la chiarezza della sua posizione e per la forza con cui esercitava il potere. Peccato, però, che attualmente sia difficile incontrare in politica figure femminili che posseggano il medesimo carisma e la stessa fermezza.

Tra eccezione e normalizzazione
Il contesto è indubitabilmente cambiato, per carità, la comunicazione politica si è fatta più frammentata e pure l’idea di leadership è differente. Se proprio volessimo cercare un parallelo ad ogni costo, più sul piano simbolico che politico s’intende, con ogni eventualità potremmo (ri-)trovarlo nella figura della compianta Regina Elisabetta II poiché entrambe, seppur in ambiti e con metodi diversi, hanno incarnato una forma di autorevolezza femminile fortemente riconoscibile.
In definitiva, dunque, ciò che la storia di Margaret Thatcher (qui solo brevemente esplorata) sembrerebbe rendere evidente, in virtù anche del suo essere divenuta una celebrità politica e in riferimento a diverse leader attualmente in carica, è quanto sia ancora raro (diversamente da quel che ci piace pensare) che una donna possa esercitare il potere senza essere letta come un’eccezione!
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