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Medioevo, la guerra si perdeva in latrina: quando le malattie decimavano eserciti più delle armi

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Medioevo guerra
Credit: foto liberamente tratta da www.freepik.com/Licensefree

Nel corso delle ultime settimane la parola ‘guerra’ è tornata a far parte della nostra quotidianità più di quanto avremmo mai voluto. Certo, la Storia ci ha sicuramente abituati a sentirne parlare, tant’è che, ogni volta che ci approcciamo ad un libro sul Medioevo o ad un racconto incentrato su eventi bellici di un passato ben più remoto (o fin troppo recente!), ci viene quasi naturale studiarla con distacco, analizzarla e cercare di comprenderla. Eppure, se in quei casi ci appare più semplice da affrontare, forse perché la vediamo come qualcosa di distante, le cose cambiano drasticamente quando essa bussa alle porte di casa. E neanche a dirlo, si fanno ancor più difficili se pensiamo a tutte quelle persone che la vivono direttamente sulla propria pelle ogni giorno, in condizioni inimmaginabili e innegabilmente più dure rispetto a chi, come noi, ha il privilegio di osservarla da lontano.

Per tale ragione, in un periodo in cui non sentiamo parlare d’altro, ne (ri-)parleremo anche qui, nel nuovo numero di Strano Ma Vero, e con un tono assai più leggero, nella speranza di poterci allontanare, seppur solo per un breve istante, dalle sconfortanti cronache del nostro presente.

Cosa accadeva in guerra nel Medioevo?

Come la maggior parte di noi avrà certamente notato, nell’immaginario collettivo il Medioevo si identifica, tra le altre cose, con il periodo dei cavalieri in armatura, delle cariche a cavallo e delle battaglie sanguinose combattute a colpi di spade e lance. Un’epoca che non esiteremmo neppure per un momento a definire ‘epica’, persino nella sua tragica oscurità. Ciò nonostante, spesso e volentieri la nostra amata storia sa essere molto meno entusiasmante di quel che ci piace pensare, soprattutto se nel caso in questione teniamo in considerazione che uno dei nemici più temuti dai soldati dell’epoca non brandiva armi di alcun genere. Al contrario, amava nascondersi nell’acqua insalubre, nel cibo mal conservato e nelle latrine improvvisate all’interno degli accampamenti militari.

Lo chiamavano (e si chiama tutt’ora) ‘dissenteria’, una malattia intestinale che provoca(-va) diarrea violenta, febbre, disidratazione e, in un periodo storico in cui non c’erano antibiotici o medicinali, le conoscenze mediche erano scarse e le condizioni igieniche decisamente disastrose, addirittura la morte. Gli storici non dispongono di numeri o dati precisi che dimostrino, fugando ogni dubbio, che i cavalieri morissero più di diarrea che in combattimento, ma c’è un punto sul quale sembrano concordare: nelle campagne militari medievali le malattie uccidevano, con elevata frequenza, più delle armi.

Del resto, gli eserciti erano grandi accampamenti itineranti, con migliaia di uomini, animali, rifiuti e vivande contaminate, tutti concentrati nello stesso luogo. E l’acqua? Beh, quella potabile era piuttosto rara e solitamente veniva presa da fiumi o pozzi, i quali non assicuravano di certo purezza né decontaminazione. Le latrine, poi, venivano improvvisate sul momento e talvolta vicine (forse troppo) alle tende, mentre il cibo, che consisteva in carne salata, pane duro e scorte trasportate per settimane, si deteriorava facilmente. Insomma, ambiente e condizioni ideali per lo scoppio di vere e proprie epidemie.

Il caso della Terza Crociata

Uno degli esempi più eclatanti è senza ombra di dubbio quello della Terza Crociata (1189-1192), quando gli eserciti europei marciarono verso la Terra Santa per riconquistare Gerusalemme. Come riporta lo studio di paleopatologia pubblicato nel 2008 sulla rivista scientifica Journal of Archaeological Science, dal titolo La dissenteria nel regno crociato di Gerusalemme: un’analisi di due latrine medievali nella città di Acri (Israele), durante l’assedio di suddetta città e nelle lunghe marce attraverso territori caldi e malsani, molti soldati morirono per malattie intestinali ed infezioni. Le cronache del tempo parlano di campi devastati da febbri e dissenteria, con uomini incapaci perfino di reggersi in piedi, figuriamoci di combattere!

Comunque, stando ai report, non rischiavano solamente gli uomini di terra o la fanteria. Al contrario, pure nobili e cavalieri, per quanto disponessero di cibi migliori, vivevano in quegli accampamenti e consumavano la stessa acqua. Di conseguenza, si ritrovavano esposti ai medesimi pericoli. Ciò significa che qualunque fossero il grado militare o il rango sociale al quale appartenevano, entrambi non erano sufficienti a far fronte neppure ai quei microbi che si annidavano in cibi e bevande. E così, mentre nelle cronache cavalleresche siamo abituati a sentir raccontare di eroiche gesta di uomini indomiti, la verità è che alle volte, per quanto assurdo o strano ci possa sembrare, di memorabile non avevano assolutamente nulla. Il che, lo confesso, mi fa pensare un po’ ad una delle frasi notoriamente attribuite a Winston Churchill:

La storia sarà gentile con me, perché intendo scriverla io stesso… ma la storia non perdonerà chi ignorerà i suoi dettagli!

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Strano Ma Vero”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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