La Francia scende in piazza per la scuola: quando il futuro vale più delle armi

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Proteste studentesche Francia

Si è diffuso a partire dallo scorso 17 settembre un movimento di proteste, che è dilagato in tutta la Francia, originatosi al Lycée Saint-Exupéry di Créteil, nel dipartimento della Val-de-Marne, nell’area metropolitana parigina. Un mese di agitazioni, perlopiù pacifiche, nel corso del quale gli studenti in quest’ultimo mese hanno rivendicato condizioni più dignitose e finanziamenti per la scuola pubblica. Ad oggi, cosa avranno ottenuto?

La scuola non è una spesa da sacrificare, ma una priorità da difendere e gli studenti di Francia lo sanno!

I motivi alla base delle mobilitazioni sono legati in particolar modo al precariato degli insegnanti, agli edifici scolastici non a norma di sicurezza, al sovraffollamento delle classi e ai tagli del governo. Fra le contestazioni avanzate dagli studenti, inoltre, ci sono quelle a Parcoursup, la piattaforma digitale di ammissione all’università. Quest’ultima sarebbe infatti accusata di non essere trasparente riguardo l’algoritmo di selezione e di preferire candidati di licei più prestigiosi, convinzione che avrebbe spinto numerosi campus universitari, docenti e personale scolastico in tutto il Paese ad appoggiare le manifestazioni.

Proprio gli insegnanti avrebbero difeso i ragazzi dagli scontri con la polizia, diventati talvolta ingiustificatamente violenti. Difatti la maggior parte delle manifestazioni è rimasta pacifica, ma alcune sono degenerate in incendi, vandalismi e scontri con le forze dell’ordine. Gli agenti avrebbero utilizzato gas lacrimogeni, manganelli e proiettili di vario tipo con studenti, sindacati e organizzazioni per i diritti che hanno accusato le forze dell’ordine di un uso sproporzionato della forza.

Qualcosa potrebbe iniziare a smuoversi

Nonostante non siano ancora state adottate disposizioni vincolanti e definitive su scala nazionale, le proteste non hanno lasciato indifferente l’esecutivo. Il ministro dell’Istruzione Éduard Geffray ha riconosciuto la legittimità delle rivendicazioni, fissando un incontro con rappresentanti di studenti e genitori. In più, lo scorso 9 ottobre Reuters ha riferito che il ministro ha annunciato l’attivazione di circa 3.000 docenti supplenti per gli istituti con maggiori necessità, una prima misura concreta rivendicata dai sindacati studenteschi come un risultato a dir poco importante. Nel frattempo, il governo ha messo a disposizione una piattaforma di consultazione per raccogliere segnalazioni e proposte degli studenti e il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha presentato un piano di riforma.

I punti della proposta riguardano un miglioramento delle strutture attraverso una cooperazione con le regioni, la riorganizzazione delle giornate scolastiche, una resa ancor più trasparente di Parcoursup e un sostegno importante agli studenti, aprendo uno spazio di discussione interna. Inoltre, come richiesto, gli organi collegiali hanno già acquisito una maggiore rilevanza all’interno della scuola.

L’educazione non trasforma il mondo. L’educazione cambia le persone. Le persone trasformano il mondo – Paulo Freire

E in Italia, invece, a che punto siamo?

Le rivendicazioni avrebbero ispirato proteste anche in diverse scuole italiane, sollevando problematiche simili e altrettanto gravose. Tra le città protagoniste troviamo Torino, Napoli, Bologna, Genova e Milano, mentre negli ultimi giorni l’Unione degli Universitari avrebbe predisposto diverse tende di fronte a Montecitorio. Tanti, in effetti, sono i picchetti e i cortei che lamentano affitti, carovita e una gestione inefficiente dei fondi PNRR. Dove arriveranno? Otterranno (otterremo) qualcosa? Soltanto il tempo potrà dircerlo.

In fondo, apiamo molto di un paese a giudicare da come tutela l’istruzione, colonna portante della nostra società. Le immagini diffuse in queste settimane a mio avviso mostrano un popolo che conserva l’ardore e l’amore per i diritti civili, da cui tutti dovremmo prendere esempio. La Francia ci sta insegnando che la scuola è di tutti, di tutti coloro che si impegnano a proteggerla. Prioritizzare economicamente l’istruzione (soprattutto a discapito delle difese militari) non dovrebbe mai essere un’opinione, quanto il più concreto atto di civiltà!

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Classe 2007, è la più giovane voce qui su L’Opinione. È una studentessa di Lettere moderne presso la Statale di Milano con una devozione sfrenata per la letteratura, il cinema, lo spettacolo, la musica e i viaggi che da sempre la accompagna. Nerd incurabile, la rapisce tutto ciò che fa parte del mondo geek e della cultura pop. Ama tanto la compagnia degli altri quanto quella di se stessa, e intende proseguire gli studi per poter un giorno intraprendere una carriera nell’editoria e nel giornalismo.

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