Stridulum (1979), noto all’estero come The Visitor, è uno degli oggetti più strani e affascinanti del cinema di genere italiano in versione internazionale. Un film ibrido che unisce horror, suggestioni esoteriche e fantascienza mistica, rimasto ai margini del grande pubblico ma diventato negli anni un cult sotterraneo. Dietro la sua superficie visionaria si nasconde però una storia intima e dolorosa, quella di una famiglia segnata da un trauma che apre la strada all’orrore. Questa perla sommersa diretta da Giulio Paradisi (accreditato come Michael J. Paradise) mescola esorcismo, thriller familiare e suggestioni cosmiche, costruendo così un’atmosfera straniante che ancora oggi colpisce per ambizione e follia visionaria.
Il Male come ferita che non guarisce in “Stridulum”
La piccola Katy Collins manifesta comportamenti inquietanti e una violenza improvvisa che sembra non avere spiegazioni razionali. L’equilibrio domestico è già compromesso da un evento accaduto in passato: l’incidente con la pistola durante la festa di compleanno della bambina. Da quel momento la casa diventa un luogo sospeso, impregnato di senso di colpa e di non detto. Il film suggerisce che il Male non arrivi dall’esterno, ma attecchisca nelle crepe emotive lasciate da un trauma mai davvero elaborato.
Barbara Collins (Joanne Nail): una madre spezzata dal trauma

La vera protagonista emotiva di Stridulum è Barbara Collins, interpretata da Joanne Nail. L’incidente con la pistola la rende invalida sulla sedia a rotelle, trasformandola in una figura fragile e centrale allo stesso tempo. Il rapporto madre-figlia dopo l’incidente è il cuore oscuro del film. Barbara vive intrappolata nel senso di colpa, mentre Katy cresce in un ambiente segnato dalla paura e dall’ombra di un evento che nessuno riesce a superare. La disabilità della madre diventa una condizione simbolica che blocca anche la possibilità di guarire emotivamente. In questa immobilità il Male trova spazio per insinuarsi.
Shelley Winters: la governante che entra in una casa già contaminata
Shelley Winters interpreta la governante che entra a lavorare in casa solo dopo l’incidente con la pistola. Non è testimone dell’evento, ma viene risucchiata in un equilibrio già compromesso. La sua presenza rafforza l’idea di una casa che non può più tornare innocente. In Stridulum anche chi arriva dopo finisce per respirare l’aria avvelenata del trauma originario.

Franco Nero: una figura cristologica
Franco Nero appare in Stridulum nei panni di Gesù Cristo, o meglio di una figura esplicitamente cristologica che richiama l’iconografia di Cristo. La sua presenza introduce una dimensione metafisica diretta, quasi sfacciata, che colloca il dramma della famiglia Collins all’interno di una battaglia più ampia tra Bene e Male. Il film non è sottile nel suo simbolismo, ma proprio per questo risulta ipnotico: l’orrore domestico viene messo in dialogo con una dimensione sacra, come se la tragedia privata avesse un valore universale.

John Huston: il mediatore tra luce e oscurità
John Huston interpreta una figura enigmatica che si muove come un messaggero tra forze opposte. Non è un semplice salvatore, ma un osservatore attivo del conflitto cosmico che attraversa la vicenda. Con lui la pellicola smette definitivamente di essere solo un film dell’orrore e si trasforma in una favola nera metafisica, dove il Male assume contorni quasi teologici.
Perché Stridulum resta un film da riscoprire

Film irregolare, eccessivo e visionario, Stridulum sembra arrivare da una dimensione laterale del cinema di genere, dove le regole narrative contano meno dell’impatto emotivo e simbolico. Non tutto è coerente, non tutto funziona allo stesso livello, ma ogni scelta lascia una traccia inquieta. È un film che non cerca l’eleganza, bensì l’attrito: accumula immagini, simboli e suggestioni fino a creare un’esperienza straniante, che colpisce più per ciò che evoca che per ciò che spiega. Proprio in questa sua natura sbilenca risiede il suo fascino, perché trasforma l’orrore in qualcosa di instabile, irrisolto, difficile da archiviare.
Una via di risoluzione contro le forze del Male

Nel caos visionario di questo lungometraggio esiste, però, una possibilità di contrasto alle forze oscure che attraversano la storia. Il film suggerisce che il Male non possa essere sconfitto con un semplice atto di violenza o con una formula salvifica, ma solo attraverso una presa di coscienza del trauma che lo ha generato.
La via di risoluzione non passa dall’eliminazione del “mostro”, ma dal riconoscimento del dolore che lo ha fatto nascere. In questo senso, l’intervento delle figure che rappresentano la luce e la dimensione spirituale non cancella il passato, ma prova a rimettere in equilibrio ciò che è stato spezzato. Stridulum chiude così su una fragile possibilità di redenzione: non una vittoria netta sul Male, ma l’idea che la sua forza diminuisca quando il dolore viene finalmente guardato in faccia.
Il Male non entra dalla porta: cresce dove il dolore è rimasto senza parole
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