Questa settimana avrei voluto commentare, tra le altre cose, l’esibizione al Pride di Romina Falconi, che, al grido di “Io ti includo”, non le ha di certo mandate a dire alla nostra odiatamatissima Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e l’incredibile partecipazione di ben oltre 200mila persone al Pride in Ungheria, fra le quali si annovera anche una nutrita compagine italiana, diversamente da quanto previsto (e sperato con) dai divieti legislativi imposti da Viktor Mihály Orbán, a dimostrazione che l’amore per se stessi è più forte di qualsiasi forma d’odio o imposizione. E invece, come al solito, mi ritrovo qui a commemorare l’ennesima brutta pagina del giornalismo nostrano che soltanto Vittorio Feltri avrebbe potuto regalarci.
La sospensione di Vittorio Feltri e quell’albo dal quale sarebbe dovuto essere radiato
Ma d’altronde, non me lo sarei forse dovuto aspettare? Per citare un antichissimo proverbio attribuito a Seneca, uno che di ars oratoria sicuramente se ne intendeva al contrario del “Direttorissimo” (così lo chiamano alcuni, sebbene, a mio avviso, non sia nemmeno più in grado di “dirigere” le redini della propria bocca visto che sembra aprirla unicamente per dar aria alle gengive):
L’uomo è l’unico animale che inciampa due volte nella stessa pietra. E spesso la dipinge pure
Si sa, c’è chi col tempo invecchia con grazia e decide di uscire di scena nella speranza, il più delle volte vana, di poter conservare quel po’ di dignità che gli è rimasta, e poi c’è Vittorio Feltri, uno che del ritirarsi non ne vuole proprio sapere e che pare aver fatto del dispensare ad ogni costo “opinioni non richieste”, al limite dell’hate speech, il suo più grande cavallo di battaglia.
L’insulto ad un’intera religione
L’ultima delle sue innumerevoli perle di sguaiatezza, infatti, è stata quella di definire “razze inferiori“, con una considerevole quanto triste punta di orgoglio, coloro che si professano di religione musulmana nel corso di un’intervista a La Zanzara, che già di suo assomiglia più ad una fiera del grottesco che ad un programma radiofonico capace di poter comunicare seriamente qualcosa. Un’uscita infelice, decisamente degna di Feltri, ma che è valsa al diretto interessato soltanto una sospensione di quattro mesi dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Della serie, un mero cartellino giallo e una pacca sulla spalla a suon di “stai buono in panchina, che poi ti rimettiamo in campo”.
Eppure, Feltri non è nuovo ad episodi del genere. Ci siamo già dimenticati di quando parlava del Sud Italia neanche fosse una piaga sociale e dei meridionali paragonati quasi a sottospecie da studiare al microscopio? A quanto pare sì, dal momento che i più liquiderebbero ogni volta la questione con un “che vuoi che sia, è solo Feltri, dai, fa spettacolo”. No, cari signori miei, questo NON è spettacolo. Anzi, è razzismo da salotto buono, è fascismo col doppiopetto, non è deontologicamente professionale ed è cattivo gusto punto e basta.
E l’Ordine, il medesimo che dovrebbe tutelare l’etica professionale, che fa? Anziché radiarlo, avrebbe optato per una piccola punizione che sa tanto di buffetto sulla guancia, anche perché non sia mai qualcuno provi a disturbare troppo l’establishment, giacché i vecchi “caproni”, per dirla alla Sgarbi, pure quando ruggiscono insulti, fanno audience sempre e comunque!
Ma quale “irriverente e irriverente d’Egitto“!
E le scuse? Nemmeno a parlarne! Feltri non chiede mai scusa. Lui, che spesso e volentieri confonderebbe la libertà d’espressione con la possibilità di poter dire la qualunque, non si abbassa mica a compiere un gesto così umano. L’umiltà non è di casa dalle sue parti! Per non parlare di quando ha ben pensato di intitolare il suo ultimo libro “L’Irriverente”, dimenticando, magari per un attimo, che la sua, a differenza della mia (anche perché, diciamocelo, qui di Irriverente ce n’è solo uno e quello sono io!), non è affatto irriverenza ma un semplice megafono dell’odio!
Insomma, non so cosa ne pensiate voi, ma secondo la mia non modesta opinione arriva per chiunque l’ora di dire BASTA e per Feltri, giunto alla veneranda età di 82 anni suonati, il momento di mollare la penna (o il microfono o lo sgabello da opinionista a Mediaset) sarebbe stato superato già da un bel pezzo. Andarsene in pensione sarebbe il minimo, perché un vago ricordo è sempre meglio di una presenza imbarazzante!
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