A quasi sessant’anni dall’Apollo 11: la Luna non è più un traguardo, ma la nostra prossima casa?

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Luna Apollo 11

Anche chi non ha vissuto quella fatidica notte del 20 luglio 1969, sa in fondo cosa rappresenta. Lo sbarco sulla Luna sembra infatti diventato uno di quei monumenti ai quali si guarda con immenso rispetto, lo stesso che si mostrerebbe nei confronti di un’opera d’arte o di un reperto storico. Ammiriamo ciò che è stato, senza chiederci troppo cosa stia accadendo adesso. È come se l’allunaggio appartenesse definitivamente al passato, eppure le cose potrebbero presto cambiare.

Occhi nuovamente puntati sulla Luna: una nuova sfida è appena cominciata

Negli ultimi anni, infatti, la Luna è tornata ad occupare le agende delle agenzie spaziali, dei governi e persino delle aziende private. E questo non tanto perché qualcuno voglia “rifare” l’Apollo 11. Anzi, pare che stia prendendo forma qualcosa di molto diverso, e chissà, magari persino più ambizioso. Del resto, ci siamo già arrivati una volta, davvero ci interessa ripercorrere quegli stessi passi? O forse è arrivato il momento di fare di più?

Negli anni Sessanta l’obiettivo era raggiungere il nostro satellite prima dell’Unione Sovietica. Era una dimostrazione di forza tecnologica e politica, una sfida che aveva un inizio e una fine ben definiti. Si partiva, si atterrava, si raccoglievano campioni, si tornava a casa. Ebbene, quella missione è compiuta. Nel 2026, invece, l’obiettivo sarebbe un altro, ossia quello della permanenza. Da cosa lo si deduce? Dal fatto che non si stanno progettano delle semplici missioni, ma delle vere e proprie infrastrutture. Si parla di moduli abitativi, sistemi energetici, comunicazioni, estrazione delle risorse, robot autonomi, esperimenti che dureranno anni. Addirittura si sente parlare, sempre più spesso, di “economia cislunare”, l’insieme delle attività che nei prossimi decenni potrebbero svilupparsi tra l’orbita terrestre e quella lunare.

Per decenni abbiamo guardato la Luna come il punto d’arrivo, ma oggi è sempre più il punto di partenza per una nuova avventura/Credit: Wirestock/Magnific.com/LicenseFree

Insomma, la nuova corsa alla Luna non è iniziata con un grande evento capace di catturare l’attenzione del mondo, come accadde quasi sessant’anni fa. Ora lo spazio è diventato una questione economica, industriale e geopolitica. E quando questi tre elementi si incontrano, di solito significa che il cambiamento è già cominciato.

Non può esserci una nuova Apollo, viviamo in un mondo completamente diverso

La tentazione di raccontare quello che sta accadendo come una semplice replica della corsa allo spazio del secolo scorso è forte ed pure è rassicurante. C’erano gli americani, c’erano i sovietici, c’era una meta da raggiungere. Bastava cambiare qualche nome e il copione sembrava già scritto. Solo che quel copione, questa volta, è completamente diverso. Quando Neil Armstrong pronunciò la celebre frase

That’s one small step for man, one giant leap for mankind,

il suo viaggio aveva una data di ritorno già programmata. Nessuno immaginava davvero una presenza stabile sulla Luna. Non era neppure quello lo scopo della missione. L’Apollo 11 doveva dimostrare che gli Stati Uniti erano riusciti a vincere la sfida tecnologica più importante del Novecento. Tutto il resto sarebbe venuto dopo. O forse non sarebbe venuto affatto. E in effetti, non venne.

Dopo le missioni Apollo, l’umanità ha smesso di andare sulla Luna. Anzi, per oltre cinquant’anni abbiamo continuato a esplorare lo spazio in altri modi: sonde inviate ai confini del Sistema solare, telescopi capaci di osservare galassie lontanissime, stazioni spaziali costruite in orbita terrestre. Il nostro amato satellite, paradossalmente, era diventato troppo vicina per essere una priorità e troppo lontano per essere davvero utile. Apparentemente, quello scenario adesso si è ribaltato.

Un possibile banco di prova per l’arrivo su Marte

Nel Novecento, dunque, una missione spaziale aveva un obiettivo preciso: partire, arrivare, tornare. Le priorità, però, cambiano nel tempo e l’esempio più evidente è il recente programma Artemis della NASA. Quando venne annunciato, molti lo liquidarono come una riedizione dell’Apollo, magari con una spruzzata di tecnologia in più. In realtà, il progetto aveva (e continua ad avere) uno scopo ben preciso: usare la Luna come banco di prova per tutto ciò che servirà nel momento in cui l’uomo proverà davvero a spingersi verso Marte.

Dopotutto, mandare astronauti sul Pianeta Rosso significa affrontare un viaggio di mesi, imparare a produrre energia lontano dalla Terra, riciclare acqua e aria, gestire equipaggi isolati per lunghi periodi. Tutte cose che possono essere sperimentate a qualche anno luce più vicino a noi, con un margine di sicurezza che sarebbe attualmente impensabile sul quarto corpo celeste del nostro sistema solare. Se qualcosa va storto, il rientro richiede pochi giorni. Da lì, invece, è un po’ più complicato.

Dalla Luna a Marte, l’esplorazione spaziale sta cambiando: non si tratta più di raggiungere semplicemente una meta, ma di preparare l’umanità a viverci

Perciò, dopo la missione Artemis II, che ha riportato astronauti a volare intorno alla Luna per la prima volta dai tempi dell’Apollo 17, il programma americano è entrato nella sua fase più delicata, ossia quella di cominciare a mettere in atto anni di progettazione e teorie. Nel frattempo, anche la Cina ha fatto passi in avanti con le missioni del programma Chang’e, accumulando esperienza, sviluppando tecnologie e preparando il terreno alle spedizioni con equipaggio previste per il prossimo decennio. Per non parlare dell’India, le cui missioni lunari hanno mostrato che il club delle grandi potenze spaziali non è più esclusivo come un tempo. E infine c’è l’Europa, che tramite l’ESA ha avviato una strategia di cooperazione internazionale mediante il rifornimento di strumenti, moduli di servizio, sistemi di navigazione e missioni scientifiche.

Anche i privati avviano la loro corsa allo spazio

Tuttavia, per la prima volta in assoluto i governi non sono gli unici protagonisti. Fino a vent’anni fa sarebbe stato impensabile immaginare un’azienda privata capace di progettare un razzo, lanciarlo, farlo rientrare e riutilizzarlo decine di volte. Ormai è diventata quasi la normalità. Il riutilizzo dei vettori ha cambiato i conti economici dell’accesso allo spazio molto più di quanto il grande pubblico percepisca. Non significa che andare oltre l’atmosfera sia diventato economico, ma che è diventato meno proibitivo.

Chiaramente, ciò non vuol dire che tra dieci anni prenoteremo un weekend sulla Luna come oggi acquistiamo un volo low cost. Ciò nonostante, assisteremo ad un moltiplicarsi delle attività in orbita e nello spazio cislunare: trasporto di materiali, satelliti dedicati alle comunicazioni, missioni scientifiche, infrastrutture condivise, esperimenti industriali.

Guardiamo la Luna, ma non perdiamo di vista la nostra amata Terra

Ma ha davvero senso investire miliardi nello spazio mentre sulla Terra non mancano emergenze, dalle guerre al cambiamento climatico? Beh, nel tempo una gran quantità delle tecnologie sviluppate per le missioni spaziali ha trovato poi applicazione nella vita quotidiana, mentre i satelliti sono diventati strumenti indispensabili per monitorare il clima, gli oceani, le foreste e le trasformazioni del territorio. Perciò, in fin dei conti, lo spazio non è separato dalla Terra: è uno dei modi in cui impariamo a conoscerla meglio.

Probabilmente anche la Luna andrebbe letta in questa prospettiva. Oggi interessa meno come simbolo di un’impresa storica e più come banco di prova per tecnologie, materiali e sistemi che potrebbero servire nelle future missioni verso Marte e, prima ancora, avere ricadute concrete qui sul nostro pianeta. Naturalmente nessuno può dire con certezza quando vedremo una presenza umana stabile sul satellite. I programmi spaziali sono fatti di rinvii, revisioni e cambi di priorità, ma una cosa è certa: dopo mezzo secolo di sostanziale assenza, l’uomo è pronto a tornare lassù!

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Laureato in Scienze della Produzione e Protezione delle Piante presso la facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie, Università degli Studi di Milano nel 2020 è iscritto all’Ordine degli Agronomi e Forestali Como - Lecco – Sondrio. Offre consulenza tecnica qualificata per privati ed enti pubblici. Lavori ordinari e straordinari su alberi, giardini, terrazzi, siepi, e barriere verdi. Progettazione, pianificazione e direzione lavori con particolare attenzione e sensibilità alle problematiche ambientali. Riqualificazione di aree verdi, aiuole, parchi, giardini e orti per privati ed enti pubblici. Specializzato in rilievi, censimenti, valutazione e verifica della stabilità degli alberi tramite analisi e metodi sia visivi (VTA) che strumentali, si occupa di progettazione terrazzi e aree verdi, pratiche di abbattimento, riqualificazione di parchi e giardini, prevenzione e cura del verde.

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