Il 24 e 25 maggio 2026 elezioni amministrative interesseranno ben 626 Comuni italiani, i quali saranno chiamati al rinnovo delle loro rappresentanze istituzionali locali. Un appuntamento che assume un peso particolare nei territori dove il Comune rappresenta il primo presidio e il livello di governo più vicino ai cittadini. È il caso di Reggio Calabria e dei centri della sua provincia, ad esempio, dove la sfida elettorale si intreccia con questioni strutturali: gestione del PNRR, sostenibilità dei bilanci, fuga dei giovani, infrastrutture carenti e qualità della leadership politica.
Ma cosa attende davvero gli elettori e i cittadini? Ne parliamo con il nostro Filippo Marra, che ha voluto analizzare insieme a noi e per voi scenari, criticità e opportunità di questa tornata amministrativa.
Governo locale, sviluppo e responsabilità politica: la sfida delle amministrative – La riflessione di Filippo Marra

Buongiorno Filippo. Le amministrative 2026 rappresentano una sfida per numerosi comuni, in particolare per Reggio Calabria e provincia, per le quali rappresentano un passaggio decisivo. Perché?
Buongiorno a tutta la Redazione e grazie per aver accolto una delle mie riflessioni dirette su un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Per rispondere alla domanda, a mio avviso perché non si tratta semplicemente di scegliere un sindaco o una maggioranza. In territori come quello reggino, il Comune è il luogo in cui lo Stato diventa concreto. Il voto sarà una valutazione sulla capacità reale di governare, sulla solidità delle classi dirigenti e sulla credibilità delle proposte. È un banco di prova istituzionale prima ancora che politico.
Il PNRR sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale. Cosa è davvero in gioco?
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta un’occasione storica. Rigenerazione urbana, digitalizzazione, edilizia scolastica, transizione ecologica: le opportunità sono enormi. Ma intercettare fondi non basta. Servono competenze tecniche, uffici strutturati, dirigenti preparati e una macchina amministrativa capace di rispettare tempi e procedure. Senza organizzazione interna, le risorse rischiano di restare sulla carta.
Quanto conta la capacità di fare rete istituzionale?
Conta moltissimo. I Comuni non possono permettersi isolamento. Serve dialogo con Regione e Governo, capacità di costruire alleanze e di seguire iter complessi. La cooperazione istituzionale è spesso la chiave per trasformare un finanziamento in un’opera concreta.
Un altro nodo cruciale è quello dei bilanci comunali. Perché sono così determinanti?
Il bilancio è la fotografia della salute di un ente. Un sindaco deve saper amministrare prima ancora di annunciare. Sostenibilità finanziaria, tempi di pagamento ai fornitori, livello di indebitamento, capacità di riscossione dei tributi: sono indicatori concreti che i cittadini osservano sempre più attentamente. La politica senza numeri è propaganda; i numeri senza sensibilità sociale diventano burocrazia.
Il tema dei giovani e del lavoro resta una ferita aperta per il territorio. Che ruolo possono avere le amministrazioni locali?
Possono incidere più di quanto si pensi. Sostegno all’imprenditoria giovanile, valorizzazione del turismo e del patrimonio culturale, creazione di spazi di co-working, servizi educativi di qualità: sono leve concrete. In una città come Reggio Calabria, con un patrimonio paesaggistico e culturale unico, la sfida è trasformare la bellezza in economia stabile, non in eventi sporadici.
Le infrastrutture rappresentano una questione storica per la provincia reggina. Che margini hanno i Comuni?
È vero che molte grandi opere non dipendono direttamente dai Comuni, ma le amministrazioni locali hanno un ruolo strategico nella pianificazione territoriale e nella pressione istituzionale. Una leadership credibile sa dialogare con i livelli superiori di governo e difendere con competenza gli interessi del territorio.
A proposito di leadership: quanto pesa la qualità personale dei candidati?
Pesa moltissimo. La politica non è un ammortizzatore sociale né una professione di ripiego: è un servizio temporaneo alla comunità. La leadership non si autoproclama; si conquista nei momenti difficili, dimostrando coerenza e capacità decisionale. Le promesse facili generano consenso immediato, ma sono le scelte difficili a costruire il futuro.
In conclusione, che tipo di scelta attende gli elettori il 24 e 25 maggio 2026?
Non sarà solo una scelta di schieramento. Sarà una decisione sul modello di sviluppo dei prossimi anni. Politica miope significa consenso a breve termine e immobilismo; politica lungimirante significa investire su scuola, innovazione, sostenibilità e qualità urbana. In definitiva, la differenza non la farà il colore politico, ma la capacità di amministrare con serietà, competenza e visione.
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