La comicità di oggi, con rare e preziose eccezioni, sembra aver abbracciato il fast food dell’umorismo: battute precotte, meme riscaldati e sketch da TikTok consumabili in tre secondi per poi essere dimenticati altrettanto rapidamente pure da chi li ha prodotti. Ma del resto, come poteva essere altrimenti in un mondo in cui nulla è più degno di nota (se non le disgrazie, quelle non mancano mai!) e qualsiasi cosa, persino la propria dignità, diventa roba “usa e getta”? Angelo Duro lo sa bene e magari è per questo che sta riscuotendo un ragguardevole successo.
Se un tempo il comico era un artigiano della risata, capace di scolpire battute intramontabili che riecheggiavano di generazione in generazione, adesso il solo “intrattenimento”, sempre che tale si possa definire, che ci rimane è quello degli “stand-up influencer” e dei Frank Matano di turno, i quali, loro malgrado, hanno l’ingenua abitudine di considerare il numero dei propri follower o delle vendite al botteghino come indicatore infallibile di un “presupposto” o “presunto” talento che, fino ad ora, pare non esser mai pervenuto.
Certo, per carità, i fuoriclasse, quelli che riescono a far ridere e al tempo stesso riflettere, ci sono ancora, peccato solo, però, che siano divenuti peggio di un terno al lotto: sono più le volte che non escono che quelle che escono, come direbbe la mia amata Sconsy Anna Maria Barbera. Insomma, sono diventati rari, preziosi e, spesso, troppo raffinati per essere apprezzati dalla folla rumorosa che ride di battute su carta igienica e caffè annacquato. Anche perché, diciamocelo, l’essenza vera della comicità, ossia quella di trasformare il dramma in risata, non è più quella che troviamo in giro.
Il comico è un uomo disperato che si consola raccontando la sua disperazione
Così diceva Totò, e chi più lui può davvero intendersene?
Siamo sicuri che Angelo Duro sia davvero “la fine del mondo”?
Sicuramente non Angelo Duro, nonostante abbia del potenziale. Quest’ultimo, infatti, benché possegga quella verve politicamente scorretta di cui non si può fare a meno, è alle prese con la sua prima fatica cinematografica da protagonista ed è già osannato neanche fosse l’erede legittimo del Principe della Risata. Io sono la fine del mondo, questo il titolo del suo film (nemmeno fosse me, mi verrebbe da dire), è divenuto un caso per aver conquistato milioni di telespettatori pur essendo uscito senza alcun tipo di promozione. Ma non sarà forse proprio lì il punto della questione?
In fondo, ci sono comici che ti conquistano con la simpatia, altri che ti incantano con l’intelligenza e poi ci sono quelli come Angelo Duro. C’è chi fa riferimento a lui anche come al successore di Checco Zalone, ma (s)fortunatamente di Luca Medici ce n’è soltanto uno, chi lo paragona al “comico per antonomasia”, per la capacità che avrebbe di mettere a disagio lo spettatore e per il non sforzarsi di piacere ad ogni costo, e chi lo definisce “l’anti-eroe della comicità moderna”, quasi fosse l’unico ad aver navigato in queste acque.
Un personaggio divisivo, ma di certo non grande
Indubbiamente si tratta di un personaggio divisivo e non alla portata di chiunque, della serie “se ti piace bene” e “se non ti piace, cambia immediatamente canale”, e che forse ha pure il suo perché. Dopotutto, non c’è argomento che non possa smontare o prendere in giro, a volte con un’eccessiva dose di cinismo, facendo forzatamente uscire lo spettatore dalla sua comfort zone. Ma è davvero così fenomenale oppure non si tratta di altro se non dell’ennesimo fenomeno del momento?
Sarà, ma sta di fatto che eleggerlo nell’Olimpo di coloro che hanno fatto grande la commedia e la satira lo trovo assai prematuro, soprattutto perché per me, al contrario di quel che diranno i ben pensanti di questa nostra sconclusionata generazione di idolatranti, non si avvicina neppure lontanamente alla fine del mondo!
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