/

Rita De Crescenzo, dall’Egitto con furore: la scimmia è il souvenir, ma il primate chi è?

3 mins read
Rita De Crescenzo

Il prossimo sabato è già ferragosto, settembre è praticamente alle porte, sarebbe addirittura quasi ora di cominciare a scegliere il costume per Halloween, nonostante le mostruose facce che mi capita già di incontrare ogni giorno, e perché no, magari pensare persino a qualche regalo di Natale da piazzare sotto l’albero di chi puntualmente non se lo merita. E invece, purtroppo, siamo qui a dover assistere a ciò che di più indecente l’involuzione umana potesse mai offrirci.

Una volta, si tornava dall’Egitto con un papiro tarocco, una calamita, al massimo una bottiglia di sabbia o un selfie scattato di fronte alle piramidi. Oggi, al contrario, sembra proprio che gli acquisti o le foto ricordo non bastino più a trasmetterci quel sapore non autoctono che, seppur per un breve periodo, ci ha accompagnato nell’arco di quell’ennesima vacanza che, forse, non avremmo potuto neppure permetterci. Sarà per questo che, alla fine, ci ha pensato Rita De Crescenzo, che porta con sé già quel non so che di esotico da farmi addirittura dubitare di appartenere alla sua stessa specie, a rammentarci con la sua scimmietta-souvenir che:

Tutti i nostri sogni possono diventare realtà, se abbiamo il coraggio di perseguirli – Walt Disney

Peccato solo, però, che i desideri si avverino soltanto nelle favole e che non sia sufficiente guardare una stella cadente o accendere un cero a San Gennaro per credere che qualsiasi cosa possa essere fatta semplicemente perché riteniamo di essere nel giusto.

Dall’Egitto arriva la “Barbie Primate”: una scimmia non è una calamita da frigorifero!

Nelle scorse settimane, infatti, l’influencer napoletana avrebbe deciso di ampliare il proprio bestiario social, mostrando ai suoi milioni di follower una scimmietta vestita di rosa, neanche fosse l’ultimo modello della Mattel, la Barbie Primate, che in un primo momento sarebbe stata acquistata durante la sua permanenza sulle sponde nel Nilo per poi, subito dopo, trasformarsi in un animale che sarebbe stato trovato in uno scatolone e salvato dalla strada.

Ora, non so cosa ne pensiate voi, ma io faccio davvero fatica a considerare tutto questo semplicemente come l’ennesima trovata social da guardare, commentare, condividere e poi dimenticare nel giro di ventiquattr’ore. Potrei forse comprendere il fascino di una creatura così piccola, che in molti sostengono essere un Chlorocebus sabaeus (cercopiteco gialloverde), ma quello di cui non mi capacito è di come la si possa esibire alla stregua dell’ennesimo souvenir in nome di un engagement che ci ha portato via tutto, persino la nostra stessa dignità.

Tra un “è mia” e un permesso CITES c’è di mezzo il mare: anzi, no, il Nilo!

Per non parlare della questione legale, che in tutta questa storia non è esattamente un dettaglio da nascondere sotto il tappeto insieme alla sabbia riportata da Sharm el-Sheikh. Una cosa è trovare tenera una scimmietta, un’altra è pensare che basti comprarla, salvarla o comunque riuscire a farsela consegnare per arrogarsi il diritto di dire “è mia, punto e basta”! La provenienza dell’animale, le modalità con cui sarebbe stato acquisito, la documentazione e le eventuali autorizzazioni sono tutti aspetti che, per quanto mi riguarda, sarebbe molto più utile chiarire quanto prima.

E che dire del rischio di emulazione? Non vorrei ritrovarmi, tra qualche settimana, davanti alla nuova corsa allo scimpanzé da compagnia, soprattutto perché una scimmia non è una borsa che si compra perché l’ha mostrata l’ennesima meteorina del web e poi la si lascia a far la muffa nell’armadio quando passa di moda. Il piccolo cercopiteco ha bisogno del proprio ambiente, della propria specie, di cure specifiche, di una vita che non coincide necessariamente con quella che noi abbiamo deciso di cucirle addosso e non credo proprio che la De Crescenzo sia in grado di offrirle tutto questo.

Da Coronavirus a co****navirus è un’attimo!

Per carità. che io poi la ritenga inadatta persino ad accudire un pesce rosso, questa è un’altra storia. Anche se, a pensarci bene, forse animale più appropriato non avrebbe potuto trovare. In fondo, basta seguire una delle sue dirette su TikTok e il modo in cui maltratta la lingua italiana per chiedersi chi, fra lei e tanti scimmioni, possa davvero vantare una padronanza del linguaggio. Proprio per questo, qualcuno ha avuto la geniale idea lanciare una raccolta firme, di cui vi lascio in basso il link, per chiedere a Meta e TikTok di sospendere i suoi account di Rita De Crescenzo.

Link per firmare: https://c.org/TGj2WbMDz8

La petizione, partita il 9 agosto da Officina Scientifica, ha già superato le 26mila firme e mi auguro che possano quadruplicarsi il più in fretta possibile, prima che quella povera scimmietta possa causare una nuova emergenza pandemica da Coronavirus. Anzi, da co****navirus!!!

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite de “L’irriverente”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

Leggi anche:

“No Maria, io esco!”, io e la vamp Tina Cipollari: dieci anni di tentate emulazioni, diffidate dalle imitazioni! – L’Opinione

Roberto Vannacci, altro che Futuro Nazionale, qui c’è l’ombra di un inglorioso passato!

Perseidi d’agosto: stelle cadenti, desideri e quella voglia di credere ancora nel cielo – L’Opinione

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn

Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

2 Comments

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Previous Story

Jova Summer Party 2026, l’Arca di Loré approda in Italia: musica, viaggio e festa con Jovanotti

Next Story

Affari d’oro (1988), quando lo scambio di identità diventa un gioco di specchi

Latest from Blog