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Bangkok, la città degli angeli tra templi dorati, mercati galleggianti e i luoghi di Tiziano Terzani

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La chiamano la città degli angeli, ma Bangkok è soprattutto una città di contrasti. Il fiume Chao Phraya la attraversa lentamente, riflettendo sulle sue acque il bagliore dei templi dorati, delle pagode e dei grattacieli che raccontano due anime profondamente diverse. Da una parte la spiritualità millenaria del buddismo, dall’altra il volto frenetico di una metropoli che continua a crescere verso il cielo.

Il nostro viaggio comincia proprio dall’alto. Dalla terrazza del celebre Lebua at State Tower, reso famoso dal film Una notte da leoni 2, Bangkok si mostra in tutta la sua imponenza. Da lassù il panorama è sconfinato, ma basta salire su un rumoroso tuk tuk e raggiungere uno degli imbarcaderi del Chao Phraya per cambiare completamente prospettiva. Navigare sul grande fiume significa entrare nella vera anima della capitale thailandese.

Bangkok è il punto in cui convergono sette vie: da esse si diramano strade lungo le quali l’immaginazione può avventurarsi in viaggi inattesi, liberi e sorprendenti – W. Somerset Maugham

Il Wat Arun, il Tempio dell’Alba simbolo di Bangkok

Dopo meno di mezz’ora di navigazione compare uno degli scenari più iconici della Thailandia. Le guglie del Wat Arun, il celebre Tempio dell’Alba, sembrano emergere direttamente dal fiume. Le superfici decorate con migliaia di frammenti di porcellana cinese colorata creano un mosaico straordinario che raggiunge il massimo splendore alle prime luci del mattino, quando il sole trasforma il complesso in una tavolozza di riflessi rossi, verdi e dorati.

Il cuore del tempio è la grande torre centrale in stile khmer, accessibile attraverso ripidissime scale che conducono alle due terrazze panoramiche. Qui ogni dettaglio racconta la mitologia buddhista e induista: gli Yaksa, giganteschi spiriti protettori, le creature mitologiche Kinnara, metà uomo e metà uccello, le scimmie del poema epico Ramakien e le statue del dio Indra che domina l’ultimo livello. Ogni elemento architettonico diventa simbolo di una spiritualità che in Thailandia continua a essere parte integrante della vita quotidiana.

Wat Pho e il maestoso Buddha sdraiato

Attraversato il Chao Phraya con una chiatta, si raggiunge il Wat Pho, uno dei complessi religiosi più importanti della capitale. L’impatto con il gigantesco Buddha sdraiato è emozionante. Lungo 46 metri e alto 15, il colosso dorato trasmette una sorprendente sensazione di serenità. Il volto sorridente sembra quasi benedire i visitatori, mentre tutto intorno il tempio si sviluppa con un’eleganza più sobria rispetto al vicino Wat Arun.

Il Wat Pho custodisce anche una delle tradizioni più preziose della cultura thailandese. Qui nacque infatti il celebre massaggio tradizionale thailandese, derivato dagli insegnamenti attribuiti al medico personale del Buddha, Shivago Kumar Bhaccha. Ancora oggi il complesso ospita una rinomata scuola di massaggio, di yoga e di medicina tradizionale, punto di riferimento internazionale per chi desidera approfondire questa disciplina.

Il Palazzo Reale e il misterioso Buddha di Smeraldo

Pochi passi separano il Wat Pho dal Grande Palazzo Reale, centro spirituale e simbolico della monarchia thailandese. All’interno della Cappella Reale è custodito uno dei tesori più venerati del Paese: il Buddha di Smeraldo, una piccola statua alta appena 45 centimetri, scolpita in diaspro verde o giadeite. Secondo la tradizione, l’opera sarebbe stata realizzata in India nel 43 a.C. e avrebbe attraversato secoli di guerre e migrazioni passando per Sri Lanka, Cambogia, Laos e il regno di Lanna, fino ad arrivare definitivamente a Bangkok nel 1784 per volontà di Rama I.

Ancora oggi rappresenta uno dei simboli più sacri dell’intero Regno di Thailandia.

I mercati galleggianti e il sorprendente mercato della ferrovia

Bangkok non è soltanto templi. La città vive anche attraverso i suoi mercati, autentici spettacoli di colori, profumi e tradizioni. Il più celebre è il Floating Market di Damnoen Saduak, un intricato labirinto di canali dove frutta tropicale, spezie, souvenir e piatti tipici vengono venduti direttamente dalle canoe che scorrono lentamente tra le vie d’acqua immerse nella vegetazione. Completamente diversa è invece l’esperienza del Mercato di Maeklong, costruito letteralmente lungo i binari ferroviari.

Otto volte al giorno, al passaggio del treno, i commercianti richiudono con incredibile rapidità tende e bancarelle, per poi riaprirle pochi secondi dopo il transito del convoglio. Una scena ormai diventata uno dei simboli della Thailandia contemporanea.

Lasciati alle spalle i mercati tradizionali, Bangkok cambia completamente volto. Nel quartiere di Sukhumvit dominano il cemento, il vetro e i grandi palazzi direzionali. È la Bangkok del business internazionale, dei centri commerciali e del traffico incessante. Una trasformazione urbana che racconta tutta la velocità con cui la capitale thailandese si è sviluppata negli ultimi decenni.

La casa perduta di Tiziano Terzani

Durante un precedente viaggio avevamo avuto il privilegio di visitare uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della città. Era la Turtle House, la casa in cui Tiziano Terzani visse con la sua famiglia tra il 1991 e il 1993. Lo scrittore la descrisse come “un angolo di autentico Siam”: una villa interamente in legno, immersa in un giardino tropicale popolato da tartarughe, iguane e alberi secolari. Il suo storico collaboratore Ahmsing ci raccontò le giornate trascorse da Terzani tra scrittura, fotografie e lunghe conversazioni con gli animali che popolavano quel piccolo paradiso.

Purtroppo oggi quel luogo non esiste più. Tra il 2019 e il 2020 la Turtle House è stata demolita per lasciare spazio all’ennesimo grattacielo, cancellando uno degli ultimi angoli autentici della vecchia Bangkok.

Bangkok vista dall’alto: il panorama dal Baiyoke Sky Hotel

Il viaggio termina nuovamente sopra la città. Dal Baiyoke Sky Hotel, alto 328 metri, la piattaforma panoramica girevole regala una vista mozzafiato sulla capitale.

Da lassù Bangkok appare infinita. Templi millenari convivono con quartieri ultramoderni, canali storici si alternano ad autostrade sopraelevate, mentre una sottile foschia causata dallo smog avvolge l’intera metropoli. È forse proprio questa la vera essenza della città degli angeli: una capitale sospesa tra spiritualità e modernità, memoria e progresso, capace di stupire il visitatore in ogni suo angolo e di lasciare il ricordo di un luogo che cambia continuamente senza perdere la propria anima.

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Aristide Malnati è un papirologo italiano, archeologo e mummiologo, noto per la sua partecipazione a vari programmi televisivi. Ha studiato al Liceo Classico "Omero" di Milano e ha conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l'Università Statale di Milano, ottenendo due dottorati a Strasburgo, una specializzazione in Filologia Classica all'Università di Zurigo e una D.E.A. in Papirologia Greca all'Università di Strasburgo. Ha preso parte a oltre 15 partecipazioni a scavi in Egitto ed è curatore della traduzione di testi filosofici. Il primo testo da lui studiato è un ampio frammento in greco antico del III-II secolo a.C., reperto che ha poi attribuito ad un'opera del primo stoicismo, di cui è la prima testimonianza diretta.

Virginia Reniero è da sempre una grande appassionata di arte e grandi nomi della Storia. Ha studiato Economia all’Università di Verona, specializzandosi poi a Milano presso l’Università Bicocca e finendo il percorso universitario di impronta economico-turistica a Mosca conseguendo così anche una doppia laurea. Dal 2014 collabora con l’archeologo Aristide Malnati, con cui ha girovagato per gran parte del Sud-est asiatico. È anche presentatrice televisiva e modella.

I due conducono insieme, su Telenova, il programma "Storie e misteri".

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