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Il mistero senza fine di Garlasco: tra nuove indagini e verità ancora sospesa

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Garlasco

La verità è figlia del tempo, non dell’autorità — Galileo Galilei

Il caso Garlasco è stato, ed è ancora oggi, uno dei casi mediatici più seguiti. È tornato di grande attualità da circa un anno e mezzo a causa della riapertura dell’inchiesta che, nell’anno 2015, con una sentenza della Corte di Cassazione, aveva giudicato Alberto Stasi l’unico responsabile dell’omicidio della fidanzata Chiara Poggi.

Il dubbio dell’errore giudiziario su Garlasco

La riapertura del caso è stata fortemente voluta dal dottor Napoleone, a capo della Procura di Milano, coadiuvato dalla Procura di Pavia, con il forte convincimento che si sia trattato di un errore giudiziario e che la sentenza non fosse stata formulata al di sopra di ogni ragionevole dubbio. La sentenza di Cassazione condanna quindi Stasi a 17 anni di carcere sulla base di numerosi indizi. Tuttavia la stessa sentenza evidenzia che non è mai stata trovata l’arma del delitto e che non è stato rinvenuto alcun DNA dell’assassino sul corpo e sul pigiama di Chiara.

Questo anche a causa di un errore commesso durante i primi rilievi: il corpo della vittima fu incautamente rovesciato su se stesso e il sangue cancellò definitivamente eventuali impronte e tracce di DNA dell’assassino. L’ipotesi del movente dell’omicidio sarebbe stata una lite tra Stasi e la fidanzata a causa di file pornografici che lei avrebbe visualizzato sul computer del fidanzato.

I risultati della riapertura

Da quando si è intrapresa la revisione del processo, è entrato nel mirino degli investigatori Andrea Sempio, inizialmente sentito come persona informata sui fatti, poiché molto amico del fratello di Chiara, Marco Poggi, e frequentatore abituale della casa. Negli anni successivi più volte ci sono stati interrogatori a Sempio e, in occasione di uno di essi, ha esibito uno scontrino del parcheggio di Vigevano che proverebbe che, nel giorno e nell’ora del delitto, non si trovava a Garlasco.

In realtà la prova dello scontrino ha generato numerose contestazioni e dibattiti, soprattutto a seguito di un’indiscrezione giornalistica secondo cui un supertestimone, le cui generalità non si conoscono, sarebbe andato alcuni mesi fa in Procura a Milano affermando che lo scontrino sarebbe suo e che la madre di Sempio glielo avrebbe richiesto per costruire un alibi per il figlio. Ad ogni modo, le testimonianze di Sempio non hanno convinto pienamente gli inquirenti e la Procura di Milano ha deciso mesi fa di iscriverlo nel registro degli indagati come persona indagata in concorso con altri, così da poter procedere a perquisizioni e reperire eventuali prove a suo carico e a carico dei genitori.

Consulenze di parte

Negli ultimi mesi si sono susseguite numerose consulenze di parte, spesso tra loro antagoniste, che hanno contribuito a confondere e dividere ulteriormente l’opinione pubblica, amplificate quotidianamente dai programmi televisivi e dai social.

Determinante è la recente consulenza informatica presentata dagli avvocati di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, secondo cui la sera del 12 agosto 2007, cioè la sera prima del delitto, non vi sarebbe stato alcun accesso a cartelle o file pornografici nel computer di Alberto Stasi. La traccia elettronica inizialmente attribuita ad attività umana sarebbe, invece, frutto del sistema operativo del computer. In quel momento, secondo la ricostruzione, Chiara stava lavorando alla tesi del fidanzato. Questo elemento, se confermato, rafforzerebbe la tesi dell’innocenza di Alberto Stasi, poiché verrebbe meno il movente del delitto a suo carico.

Lo studio scientifico della BPA

Recentissima è inoltre la consegna, da parte dell’anatomopatologa dottoressa Cristina Cattaneo, alla Procura di Pavia, di una relazione di circa trecento pagine basata sulla BPA (Bloodstain Pattern Analysis). Si tratta di uno studio scientifico delle macchie di sangue presenti sulla scena del crimine, utile per ricostruire la dinamica dell’evento omicidiario anche attraverso ulteriori analisi, come lo studio delle ferite inferte a Chiara, supportato dalle moderne tecnologie oggi disponibili, tra cui l’intelligenza artificiale.

Questa consulenza, non di parte, riscriverebbe la dinamica del delitto di Garlasco e stabilirebbe una volta per tutte la fascia oraria della morte di Chiara Poggi, avvenuta il 13 agosto 2007. La relazione non è pubblica, benché qualche indiscrezione ci sia: l’aggressione avrebbe visto due fasi e l’orario della morte si aggirerebbe, secondo la consulenza in questione, intorno alle ore 11. Gli aggressori, secondo queste ricostruzioni, sarebbero due persone tra le 10 e le 11.30, circostanza che escluderebbe Stasi, il quale in quel momento lavorava alla tesi a casa sua.

Quale sarà la sorte di Sempio?

Per quanto riguarda Sempio, invece, esistono diversi indizi a suo carico, tra cui il DNA presente sulla cosiddetta impronta 33 e il DNA rinvenuto sotto le unghie di Chiara, riconducibile alla linea della famiglia Sempio. A questo punto, al termine delle indagini, si potrà forse arrivare a conoscere i veri responsabili e il movente del delitto. I numerosi errori commessi nella prima fase investigativa, volontari o involontari, hanno probabilmente compromesso l’intera indagine e perfino la sentenza di Cassazione, punendo forse un innocente e lasciando a piede libero i veri responsabili dell’omicidio.

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Nata a Milano, si interessa da sempre di tutto ciò che, nel bene e nel male, colpisce il mondo che la circonda. Attualità, politica, cronaca e spettacolo sono da sempre il suo pane quotidiano. Nutre un profondo e smisurato affetto nei confronti degli animali, ama la moda ed è una grande appassionata d'arte. Scrive per passione e commenta quello che, secondo lei, merita attenzione.

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