Benvenuti ad un nuovo appuntamento di Senti chi parla, la rubrica dedicata al mondo del doppiaggio italiano e a chi, con la propria voce, dà vita a storie, emozioni e personaggi che ci accompagnano ogni giorno. Qui proviamo sempre ad andare oltre il microfono, per scoprire davvero l’essenza di chi ci parla senza mai mostrarsi (o quasi). Per questo, oggi ho il piacere di avere con me un’ospite davvero speciale, non solo perché è una collega che stimo profondamente, ma anche perché è una mia concittadina. Arriviamo entrambi dalla nostra amata Latina e il suo nome è Monica Volpe!
È una voce elegante, versatile e riconoscibile, che negli anni ha saputo muoversi con naturalezza tra cinema, serie TV e animazione, costruendo un percorso solido e ricco di sfumature. Al cinema, ad esempio, è la voce italiana di Miriam F. Glover in Django Unchained; nelle serie TV presta la voce a Emily Carey in House of the Dragon, uno dei prodotti più seguiti degli ultimi anni, mentre nell’animazione è la nuova voce di HEIDI, la più recente versione, e la voce di CHIBIUSA nel nuovo adattamento anime di Sailor Moon. E non è “solo” una doppiatrice. Al contrario, Monica è anche un’attrice di grande sensibilità, che negli anni abbiamo visto al cinema, in televisione e in vari progetti artistici.

La voce umana è il più bello degli strumenti, ma il più difficile da suonare — Richard Strauss
Sono davvero felice di averla qui. Buona lettura!
Monica Volpe – L’intervista x “Senti chi parla”
Buongiorno Monica e benvenuta nella mia rubrica ‘Senti chi parla’. È un vero piacere fare quattro chiacchiere con te.
Grazie a te, Omar, per l’invito. È un piacere essere qui nella tua rubrica e avere l’occasione di condividere un po’ del mio percorso e delle mie emozioni legate a questo lavoro.
Com’è iniziata la tua carriera nel mondo del doppiaggio?
La mia carriera nel doppiaggio è iniziata in maniera un po’ casuale. Studiavo in un’Accademia cinematografica a Roma, e mia madre — donna molto concreta — mi suggerì di affiancare anche un corso di tecnica del doppiaggio, che secondo lei offriva più stabilità lavorativa. Il mio primo approccio è stato alla Titania, poi ho avuto la fortuna di incontrare Giorgio Lopez. Da lì è cominciata la lunga trafila di provini e i primi ruoli di brusio: la vera gavetta, quella in cui servono pazienza, competenze e tanta umiltà.
C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata?
Sono legata a molti personaggi che ho interpretato, perché ognuno mi ha lasciato qualcosa e mi ha fatto crescere emotivamente. Direi Heidi, perché è una vera icona; Bettina in Django Unchained, uno dei miei primi ruoli importanti al cinema; e Alicent Hightower nel prequel de Il Trono di Spade, House of the Dragon.
Sei molto attiva sui social e non ho potuto resistere alla tentazione di guardare alcuni dei tuoi reel. In un video in particolare hai detto che la nostra voce è un superpotere. Quale pensi sia il tuo superpotere e come lo useresti al di fuori della sala di doppiaggio?

Credo che il mio superpotere sia l’empatia. È fondamentale nel nostro mestiere, perché ti permette di entrare davvero in risonanza con i personaggi, ma è preziosa anche nella vita di tutti i giorni. Mi piace essere un punto di supporto, sapere che chi mi è vicino può contare su di me quando posso fare qualcosa di buono.
Hai doppiato due personaggi iconici come Heidi e Chibiusa nelle nuove edizioni uscite a distanza di molti anni dalle versioni originali. Come ti sei approcciata a figure così radicate nell’immaginario collettivo? Hai avvertito il peso del confronto con le voci storiche che il pubblico ricorda?
Il confronto ha senso se lo si vive come stimolo a fare bene — o a fare meglio. Le persone sono molto affezionate ai personaggi delle serie della loro infanzia, e io sono la prima ad esserlo. È normale sentirsi legati alle voci storiche. Detto questo, sono certa di aver fatto un ottimo lavoro e sono onorata di essere associata a personaggi così iconici. Chi l’avrebbe mai detto? Per me è un grande motivo di orgoglio.
Hai una voce più giovane della tua età anagrafica, ma oggi spesso si guarda più alla carta d’identità che all’età vocale. Ti ha mai penalizzata questa discrepanza? Personalmente, penso che una voce non abbia età.
Sono d’accordo: la voce non ha età, è l’intenzione ad averla. All’inizio la mia voce leggera mi ha favorito, ma oggi l’età anagrafica può penalizzare, perché a volte vieni scartata ancora prima di iniziare. Non è come sul set, dove aspetto e ruolo possono dialogare: nel doppiaggio conta la credibilità vocale. Ciò nonostante, sono felice del lavoro che ho fatto sulla mia voce: ora posso modularla per interpretare anche personaggi più maturi, più vicini alla donna che sono diventata. Mi sento in linea con il cambiamento, e va bene così.
Sei stata anche davanti alla macchina da presa, in TV e al cinema. Cosa ha il set che la sala di doppiaggio non ha, e viceversa?
Il set ha un’energia particolare: è dinamico, vivo, popolato da tante persone che condividono lo stesso momento creativo. La sala di doppiaggio è l’opposto: è intima, raccolta, e l’interpretazione diventa quasi un dialogo con se stessi. Essendo molto socievole, sul set mi sono sempre divertita. Il doppiaggio però lo sento casa, anche se — lo ammetto — qualche volta può farmi sentire un po’ sola.
Quale parte di te non hai ancora avuto occasione di far vedere né al pubblico né attraverso i personaggi che doppi?
La parte più intima, più spirituale. Dentro di me c’è un mondo fatto di riflessioni, sensibilità, corde profonde che non sempre trovano spazio nei personaggi animati. Mi piacerebbe condividere più spesso pensieri autentici e introspettivi.
Parlando della tua bambina interiore, cosa direbbe la Monica bambina vedendoti oggi lavorare tra voci, storie e personaggi?

Credo che sarebbe fiera di me. Nonostante le cadute, si è sempre rialzata: a volte corre, a volte cammina, a volte si ferma — e va benissimo così. Mi direbbe: “Ti voglio bene così come sei. E vai bene così.”
Hai qualche “sassolino nelle scarpe” che vorresti toglierti?
Di sassolini ne avrei, forse anche qualche pietra. Ma penso sia meglio tenerle per me: mantenere l’equilibrio è sempre la scelta migliore. Posso solo dire che nel nostro settore non tutto ciò che viene mostrato è autentico, e questo fa apparire “buoni” anche coloro che non lo sono. Ma le maschere cadono sempre, prima o poi.
Chi è davvero Monica, al di là dei personaggi e delle voci che interpreti?
Sono tante cose, e non saprei definirmi con precisione. Sicuramente non sono il mio lavoro, né ciò che gli altri pensano di me, nel bene o nel male. Amo la natura, amo il mare in modo spropositato, la buona compagnia, i viaggi… e soprattutto la ricerca interiore, quella che porta a una crescita evolutiva e autentica. Chi sono davvero? Lo sto ancora scoprendo!
Insomma, una chiacchierata che ci lascia qualcosa di più della semplice curiosità professionale: ci restituisce il ritratto di una donna che ha fatto della sensibilità e dell’empatia la propria forza, capace di attraversare storie e personaggi con autenticità e leggerezza. Dietro l’eleganza, la versatilità e il sorriso che tutti conosciamo, c’è una persona in continuo ascolto di sé e degli altri, pronta a cadere e rialzarsi, a correre, camminare o fermarsi quando serve. Una donna che continua a crescere e a esplorare il mondo con la stessa curiosità e passione che mette nella sua voce.
Grazie Monica, per aver condiviso la tua storia, il tuo punto di vista e la tua verità. E grazie anche alla bambina che sei stata e che ancora oggi ti accompagna, fiera di te. Alla prossima voce, alla prossima storia. Sempre qui, su Senti chi parla!
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