La voce è lo specchio dell’anima — Seneca
Benvenuti ad un nuovo appuntamento estivo con Senti chi parla, la mia rubrica dedicata al doppiaggio italiano, alle voci e a tutto quello che succede dietro un microfono e che spesso non si vede. Oggi voglio parlarvi di una cosa che, soprattutto per chi fa questo mestiere, può sembrare banale ma non lo è affatto: la prima volta che senti davvero la tua voce. Quando ho iniziato a fare doppiaggio ero giovanissimo e ricordo perfettamente la sensazione di riascoltarmi. Sentivo uscire dagli altoparlanti una voce che conoscevo e, allo stesso tempo, non riconoscevo. Pensavo: “Ma davvero questa è la mia vera voce? Che voce strana che ho!”. E non era una sensazione particolarmente piacevole. Mi sembrava quasi di ascoltare qualcun altro.
La giudicavo, mi chiedevo perché fosse così diversa da quella che sentivo quando parlavo e, soprattutto, non riuscivo a capire come potesse essere quella che gli altri sentivano normalmente. Il motivo, in realtà, è molto semplice. Quando parliamo non sentiamo la nostra voce nello stesso modo in cui la sentono le persone che ci stanno davanti. Una parte del suono che percepiamo arriva anche attraverso le vibrazioni che si trasmettono all’interno del nostro corpo, soprattutto attraverso le ossa. Quando invece ci ascoltiamo registrati, sentiamo la nostra voce arrivare dall’esterno. Ed ecco che quella che per gli altri è la nostra voce di tutti i giorni, per noi sembra improvvisamente qualcosa di nuovo.
Nel doppiaggio non esiste una voce semplicemente bella o brutta

Per chi comincia a fare il doppiatore, poi, la cosa può diventare ancora più complicata. Perché non hai ancora imparato a conoscerla davvero e rischi di giudicarla continuamente. Ti chiedi se sia bella, se sia particolare, se sia abbastanza profonda, se abbia qualcosa che non va. La confronti con le altre e magari pensi che qualcuno abbia una voce decisamente migliore della tua. Poi, con il tempo, inizi a capire che forse parlare di una voce bella o brutta non ha nemmeno molto senso.
È una questione di gusto, di abitudine, di caratteristiche. Una voce può essere profonda, morbida, pulita, impostata e avere tutte quelle qualità che siamo abituati ad associare a una bella voce. Ciò nonostante, non è detto che sia quella che arriva di più. Anzi, a volte una voce più roca, più graffiata, più sgranata, che magari a qualcuno potrebbe sembrare addirittura brutta, nelle mani dell’attore giusto può diventare bellissima. Perché dentro quella voce c’è qualcosa. C’è un’emozione, c’è un’intenzione, c’è un pensiero, qualcuno che sta interpretando. Ed è lì che, secondo me, si trova la parte più importante del nostro lavoro.
La voce è lo strumento, ma quello che fa davvero la differenza è ciò che ci metti dentro
Puoi avere una voce meravigliosa, ma se quando parli non arriva niente, quella bellezza rimane soltanto una caratteristica sonora. Al contrario, puoi avere una voce che non avresti mai definito “bella” e riuscire, attraverso quella voce, a far arrivare paura, rabbia, ironia, dolore, tenerezza. E a quel punto smetti persino di chiederti se quella voce sia bella o brutta. Stai ascoltando un’emozione. Ed è una cosa che ho capito soprattutto con il tempo.
Da ragazzo mi preoccupavo molto di come suonasse la mia voce. Oggi mi interessa molto di più quello che riesco a farle raccontare. Perché una voce non è soltanto un suono: è il mezzo attraverso cui l’attore mette qualcosa di sé dentro quello che sta interpretando. E forse è proprio questo che rende il doppiaggio così particolare. In sala non basta dire bene una battuta. Non basta avere una bella voce. Devi riuscire a credere a quello che stai dicendo, a trovare l’emozione giusta, a darle un senso. E quando succede, quella cosa arriva. Arriva anche attraverso una voce che magari, ascoltata da sola, non avremmo mai considerato speciale.
Uno strumento con cui diamo vita e anima ad un personaggio
Alla fine, in sala di doppiaggio, la nostra voce diventa semplicemente lo strumento attraverso cui cerchiamo di far vivere quel personaggio anche nella nostra lingua. E chissà, dopo tanti anni passati ad ascoltarla, magari ho capito una cosa: non è poi così importante chiedersi se la nostra voce ci piace. È molto più interessante scoprire cosa possiamo riuscire a farle dire e, soprattutto, cosa possiamo riuscire a far sentire a chi ci ascolta.
Perché una voce può anche non essere quella che tutti definirebbero “bella”, ma quando dentro quella voce c’è un attore che ci mette l’anima, può diventare molto più di una bella voce. Può diventare una voce che emoziona. E alla fine, forse, è proprio questo quello che conta davvero!
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