Sanremo 2025 e la serata delle cover: vincitori, promossi e bocciati

7 mins read

Sanremo 2025 e la serata delle cover, la quarta della kermesse, si è ormai imposta come l’appuntamento più prestigioso, atteso e commentato. A renderla speciale è la presenza di ospiti d’eccezione e la scelta di brani che spaziano dalle grandi hit internazionali ai gioielli più raffinati del cantautorato. Un momento che unisce nostalgia e riscoperta, regalando al pubblico interpretazioni diverse: alcune molte apprezzabili, altre decisamente da dimenticare.

La classifica dei primi cinque classificati:

Giorgia con Annalisa – Skyfall (Adele) Quando la musica si fa arte e l’arte si fa musica, il resto si annulla. Solo emozione pura. Una standing ovation meritata, inevitabile, da vivere fino in fondo. Adele sarebbe piacevolmente colpita da queste due meravigliose voci italiane.

Lucio Corsi con Topo Gigio – Nel blu dipinto di blu (Domenico Modugno) Avrebbe dovuto essere in bianco e nero per toccare la perfezione assoluta. Lucio Corsi ci riporta ai tempi del Carosello, quando Topo Gigio chiudeva la serata sussurrando sogni a un’Italia che ancora credeva nel futuro. Ma cosa mi dici mai? Lucio Corsi si conferma un artista talentuoso e sincero. Una vera scoperta per i più. Bella scoperta.

Fedez con Marco Masini – Bella stronza (Marco Masini) Fedez, ancora una volta, porta la sua inquietudine personale sul palco dell’Ariston. Nervoso, teso, quasi spaesato, si muove in bilico tra fragilità e ostentazione. E ancora una volta, è la musica a dargli un appiglio. Bravo Marco Masini, che senza mai rivolgergli uno sguardo, lo ha idealmente sorretto, conducendo il duetto verso un risultato credibile. Da un lato, Masini con il suo pop italiano rassicurante, che canta di una bella stronza ormai lontana; dall’altro, Fedez, con il suo rap più spigoloso, che sembra parlare di una bella stronza molto più vicina. Il suo flow, però, è rimasto un po’ soffocato dalla seconda voce di Masini, rendendo il tutto meno incisivo. Eppure, in quell’esibizione, è riemerso il vecchio Fedez, quello pre-Ferragnez, più tormentato e meno patinato.

Olly con Goran Bregovic e la Wedding & Funeral Band – Il pescatore (Fabrizio De André) Questa è una di quelle reinterpretazioni che trasformano profondamente la canzone, forse troppo. Considerando il testo e il significato che Fabrizio De Andrè attribuiva al suo brano, il risultato potrebbe persino sembrare irriverente. Eppure, grazie agli eccellenti musicisti ospiti di Olly e alla solidità dell’artista in gara, l’operazione si salva alla grande, lasciando il segno e il gradimento del pubblico.

Brunori Sas con Riccardo Sinigallia e Dimartino – L’anno che verrà (Lucio Dalla) Aria pura da respirare. Stiamo parlando di cantautori di livello sopraffino. Senza urlare, senza strafare, arrivano dove un cantautore deve arrivare: nelle regioni del sentimento. Come faceva Lucio Dalla. Maestro in questa arte.

Promossi…

Clara con Il Volo – The sound of silence (Simon & Garfunkel) Clara, con la sua voce intensa e la sua bellezza magnetica, ha illuminato il palco, mentre Il Volo, con il loro stile inconfondibile, hanno avvolto l’atmosfera con armonie potenti ma sempre eleganti. La loro interpretazione di The Sound of Silence è stata un equilibrio perfetto tra coralità e intimità, riuscendo a preservare la delicatezza dell’originale di Simon & Garfunkel pur arricchendola della loro firma vocale.

Serena Brancale con Alessandra Amoroso – If I ain’t got you (Alicia Keys) Affrontare un brano di Alicia Keys non è impresa da poco, ma Serena Brancale ha dimostrato una padronanza impeccabile, cesellando ogni nota con eleganza e precisione. Alessandra Amoroso, per una volta senza eccessi, ha saputo dosare la sua voce, arrivando forte e chiara, senza bisogno di strillare. Un’esecuzione solida e raffinata.

Massimo Ranieri con Neri per caso – Quando (Pino Daniele) Un momento di pura bellezza. In Italia abbiamo artisti straordinari come i Neri per Caso, talenti puri che trasformano ogni nota in armonia. Affiancati dalla voce impeccabile, cristallina e profonda di Massimo Ranieri, non potevano che restituire a questo brano di Pino Daniele tutto il suo splendore, esaltandone l’essenza e confermandolo per quello che è: un capolavoro senza tempo.

Achille Lauro con Elodie – Un tributo a Roma: A mano a mano (Rino Gaetano) e Folle città  (Loredana Bertè) Ottima sintonia vocale, grande intesa. Peccato che fosse a prescindere dalle cover scelte. Il vero smarrimento, però, è arrivato alla fine: non della canzone, ma della loro stessa presenza sul palco. Perché improvvisare è un’arte, e loro devono ancora prendere qualche lezione.

Francesca Michielin con Rkomi – La nuova stella di Broadway (Cesare Cremonini) Rkomi, non pervenuto. Ma lei? Per la prima volta si vede il suo valore artistico e musicale. Datele sempre canzoni così, mettetela sempre davanti ad un pianoforte, fatecela conoscere davvero. Sarebbe ora.

Bresh con Cristiano De André – Crêuza de mä (Fabrizio De André) È bello vedere un artista, solitamente associato al rap, avvicinarsi con così tanta sensibilità alla canzone d’autore di un gigante come Fabrizio De André. La presenza di Cristiano, talento segnato da un’inquietudine profonda, aggiunge al brano quel pathos e quella malinconia che lo rendono ancora più autentico. Un incontro che non solo arricchisce la canzone, ma conferma anche la credibilità artistica di Bresh.

Irama con Arisa – Say something (A Great Big World, Christina Aguilera) Il brano originale è di A Great Big World in collaborazione con Christina Aguilera e già di suo è un brano stupendo e se lo metti nelle corde vocali e nella pancia di Arisa e Irama non puoi fare altro che confermare il valore della canzone nella loro appassionata reinterpretazione.

Gaia con Toquinho – La voglia, la pazzia (Toquinho, Ornella Vanoni, Vinicius de Moraes) La gioia di vedere Toquinho sul palco, di ascoltare la sua voce soave e di ammirarlo mentre accarezza le corde della sua chitarra con la naturalezza di chi vive nella musica. Una bossa nova impreziosita da un tocco di samba, perfettamente in sintonia con la voce di Gaia. La presenza dell’artista brasiliano dona autenticità alla performance, ricordandoci il valore senza tempo di questo brano. Insieme, hanno regalato un momento di pura leggerezza, dolcezza e spensierata allegria.

The Kolors con Sal Da Vinci – Rossetto e caffè (Sal Da Vinci) Hanno giocato facile. Questo brano di Sal Da Vinci, già noto per la sua popolarità trasversale guadagnata grazie ai social non poteva che ottenere riscontri positivi ma nel complesso l’esibizione non sposta nulla di quanto già sapevamo dell’uno e dell’altro artista.

Simone Cristicchi con Amara – La cura (Franco Battiato) Amara ha un’intensità straordinaria, Cristicchi una profondità che sfugge a ogni definizione. La loro interpretazione emoziona, ma la verità è un’altra: non sono loro a commuovermi, è il significato di questo brano. E soprattutto, è l’assenza di Battiato, che continua a farsi sentire. Sempre.

Francesco Gabbani con Tricarico – Io sono Francesco (Tricarico) Emozionante. Questa canzone del 2000, all’epoca ricordata più per il suo provocatorio “Puttana la maestra” e per l’aura alternativa di Tricarico che per il suo reale significato, oggi trova nuova linfa grazie a Francesco Gabbani. E a distanza di un quarto di secolo, risuona più attuale che mai: “Tutto può cambiare, la vita può cambiare, e può diventare come la vorrai inventare”.

Shablo feat. Guè, Joshua e Tormento con Neffa – Amor de mi vida (Sottotono) e Aspettando il sole (Neffa) Grazie a quattro rapper in tuta rossa abbiamo potuto godere del ritorno di Neffa sul palco: la sua musica, la sua voce, la sua arte. Ciao Neffa, bentornato!

Coma_Cose con Johnson Righeira – L’estate sta finendo (Righeira) I Coma Cose hanno un valore artistico indiscutibile, eppure questa rivisitazione lascia più malinconia che leggerezza. Sicuramente un attempato Righeira non aiuta. Forse perché sono passati troppi anni, e L’estate sta finendo non suona più come un inno spensierato, ma come un promemoria del tempo che scorre.

Bocciati…

Rocco Hunt con Clementino – Yes, I know my way (Pino Daniele) Ci sono artisti e canzoni che andrebbero lasciati intatti, soprattutto quando il divario di livello è così evidente. Tentare di fondere questo brano con il rap, per poi chiudere con il cameo della voce di Pino Daniele, non fa che rafforzare un’unica considerazione: certe operazioni andrebbero evitate. O, per dirla alla napoletana, levate mano.

Rose Villain con Chiello – Fiori rosa, fiori di pesco (Lucio Battisti) Chiello è un cantautore e rapper, noto per la sua versatilità musicale e la capacità di fondere generi diversi. Ecco, stasera ne abbiamo avuto un esempio concreto: ha fuso la canzone… nel nulla. Lei ha tentato di salvare il salvabile con ogni acuto, ma lui, con altrettanto sforzo (nel vano tentativo di tirar fuori la voce), è riuscito nell’impresa opposta. E alla fine, la vera sconfitta è stata la canzone, perché Battisti non aveva bisogno di urlare con la voce. Gli bastava l’anima.

Modà con Francesco Renga – Angelo (Francesco Renga) Peccato, un’occasione mancata per i Modà di riconquistare davvero il pubblico. I duetti dovrebbero dare nuova vita ai brani, soprattutto quando si tratta di un capolavoro come Angelo. Invece, il risultato è stato tutt’altro che esaltante: Renga, nel tentativo di adattarsi a Kekko, visibilmente in difficoltà, ha finito per appesantire ulteriormente l’esibizione. Un omaggio che avrebbe potuto emozionare, ma che si è trasformato in un passo falso.

Tony Effe con Noemi – Tutto il resto è noia (Franco Califano) Tony Effe ha già attinto allo stile di Califano con la sua canzone in gara e, non pago, si cimenta anche in un suo brano. Il vero peccato? Che a dargli questa opportunità sia stata Noemi, una delle poche che potrebbe davvero rendere giustizia a Califano con la sua voce graffiante e fiera. Vai a capire certe logiche.

Sarah Toscano con Ofenbach – Overdrive (Ofenbach) Sarah Toscano si cimenta con una canzone certamente ricercata e l’esibizione è anche energica ma non mi sembra proprio che la vincitrice di Amici sia in una situazione di comfort artistico. Non convince.

Joan Thiele con Frah Quintale – Che cosa c’è (Gino Paoli) Tecnicamente perfetti ma hanno reso questo affascinante brano della musica italiana, una noia soporifera.

Willie Peyote con Federico Zampaglione e Ditonellapiaga – Un tempo piccolo (Franco Califano) Un terzetto di cantanti che conoscono l’arte della musica e del canto, certamente. Ma non hanno poi osato molto e la canzone resta uguale a se stessa. Wille Peyote, il cantante in gara, tra gli altri due, si perde.

Marcella Bella con Twin Violins (Gemelli Lucia) – L’emozione non ha voce (Adriano Celentano) Ha rovinato un capolavoro della musica italiana. Ma possibile che suo fratello Gianni, autore di questo capolavoro, non l’abbia vivamente sconsigliata?

Segui lo SPECIALE SANREMO su L’Opinione.com

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sitoInstagramFacebook e LinkedIn

Studi classici, una laurea in Lettere e Filosofia, e un tesserino dell’Ordine dei Giornalisti. Questo è il CV in estrema sintesi. Ma quello che veramente la descrive è l’amore per la musica, per i libri, il teatro e i viaggi. Ama cucinare le torte e prendersi cura delle sue piante. Odia i calcoli matematici, le percentuali e i problemi di geometria. Ama stare in mezzo alla gente ma ama ancora di più stare con se stessa. Ama la Sicilia, i suoi colori, sapori e tramonti. Ogni volta che la vita le sembra difficile, cerca di raggiungere uno scoglio, si siede e ne parla con il mare.

3 Comments

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Previous Story

Antonello Venditti riceve il “Premio alla Carriera” a Sanremo e da il via al nuovo tour

Next Story

Sanremo, il duetto “Tu fai schifo sempre” che portò l’improbabile all’Ariston (VIDEO)

Latest from Blog