Ce le avevano presentate nemmeno fossero le nuove icone del panorama dello show business nostrano, e invece, come era facilmente prevedibile, si sono dimostrate le ennesime Star buone giusto per fare il brodo. O chissà, forse neppure per quello. Comunque, tra influencer influenzabili, casalingue disperate, derelitti da reality e “morti di fama”, mi sono bastati pochi minuti di The 50 Italia, in rotazione su Prime Video, per rendermi conto che persino il catalogo italiano dei giganti dello streaming non differisce affatto da quello del nostro amato piccolo schermo: facce viste e riviste ovunque, ma raramente ricordate da qualcuno e di colpo riproposte quasi fossero patrimonio nazionale dell’intrattenimento contemporaneo. D’altronde, ormai si sa, come amava ripeterci Andy Warhol:
Nel futuro tutti saranno famosi per quindici minuti
Ennesime figurine da algoritmo: il cast di The 50 Italia sembra uno di quei reboot di cui nessuno aveva bisogno!
E in effetti, neanche a dirlo, fra i cinquanta concorrenti del format, la maggior parte dei quali assolutamente egoriferita, non sia mai che un po’ di umiltà possa fare breccia nel circolo vizioso di una popolarità il più delle volte immeritata, c’è chi è entrato convinto di essere una leggenda soltanto perché è riuscito a collazionare una partecipazione ad un reality show e qualche ospitata centellinata nei salotti televisivi pomeridiani, chi crede ancora disperatamente che ottenere un elevato engagement sia l’apice della propria carriera, e infine, benché non sia realmente la fine, chi si prostra alla telecamera riuscendo solo nell’impresa, che oserei definire titanica, di risultare più anonimo di una pubblicità di detersivi. Eppure, non doveva essere il “cast più grande di sempre”?
Difatti, mi sono, mio malgrado, ritrovato ad assistere, tra le altre e innumerevoli cose, all’entrata in scena di Francesco Chiofalo da veterano della tv come fosse Il Gladiatore di Ridley Scott alle prese con la sua 50esima battaglia. Oppure, all’arrivo di Antonella Elia che, dopo la clamorosa sconfitta al televoto contro Alessandra Mussolini nella finale del Grande Fratello Vip, magari avrà pensato che un’ultima spiaggia è pur sempre meglio dell’oblio incondizionato. E ancora, alle sceneggiate di Paola Caruso che, in seguito alla pessima figura fatta tra le mura della casa più spiata d’Italia grazie a quei suoi deliri di onnipotenza, pare non volerne proprio sapere di rassegnarsi all’anonimato. O che ne so, alle parentesi di Federico Fashion Style, che parla di sé con la solennità di un direttore di una maison parigina quando, in realtà, farebbe prima e meglio a cambiare lavoro visti i suoi rinomati “disastri di bellezza”.
Celebrità in saldo: ma chi le ha scelte?
Ma c’è qualcuno che ha seriamente visto brillare queste fantomatiche “stelle”? Perché, diciamocelo, molti di loro pare siano stati selezionati più per riempire i buchi del cast che per un autentico pregio. Ma quali vip, qui a mio avviso ci troviamo di fronte ad un esercito di presenze decorative, volti riciclati dalle discariche del Biscione e di Mamma Rai che senza ovvie ragioni continuano a passare indisturbati da un format all’altro!
E il problema non è nemmeno il programma, anche perché, a onor del vero, The 50 Italia ha ritmo, dinamiche e quell’anarchia da circo(-lo) mediatico che potrebbe pure funzionare. Il punto è che quando si mettono tutti insieme soggetti del genere, sconosciuti spesso e volentieri persino alla madre che li ha partoriti, l’unica cosa a cui si riesce a pensare, o almeno è ciò che accade a me, è al coraggio di chi li ha selezionati!
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