Ben trovati in un altro venerdì pieno di musica e ad un altro imperdibile appuntamento con Venerdischi. Quest’oggi, fra le tante e altre cose, riflettevo un po’ sul decadimento generale del livello dei testi nei brani di musica leggera. Sono tante le considerazioni che vorrei fare, ma le farò soltanto dopo avervi parlato delle uscite musicali di questa settimana perché, come dicevo, per l’appunto, sono parecchie e sono certe che su alcune concorderete con me!
Le nuove uscite in musica della settimana
Allora partiamo con Tvb Accusì, la nuova canzone di Florinda con cui la giovane cantautrice continua con il filone e il suo stile delle precedenti produzioni. A seguire Chiara Galiazzo, che torna con Basta poco, scritta insieme a Alessandro Casillo, Piccolo G, Marco Di Martino e Danusk che lo ha anche prodotto. Il singolo rappresenta un nuovo tassello nel percorso artistico dell’artista, confermandone la capacità di unire immediatezza pop e profondità emotiva. Quando poi ci lasceremo, invece, è il nuovo brano di Giordana Angi, attraverso il quale l’artista apriliana racconta la solidità di un sentimento con la scrittura che la contraddistingue.
Ylenia Lucisano pubblica Non mi pento, un brano originale di un’artista delicata, da approfondire e scoprire. Arisa stupisce con Rugiada, scritta da Federica Abbate, Nicola Lazzarin e Jacopo Ettorre, che calza bene con la sua inimitabile voce. Per quel che riguarda Orlando, con Solo per salvarmi si allontana un po’ dalle sonorità dei precedenti brani. Questa volta mi convince di meno nella scrittura, ma è senza ombra di dubbio qualcuno che saprà darci tanto. E non a caso, ha già regalato qualche perla musicale!
Tra riflessioni profonde e mood più ironici o spensierati
L’anno del vento di Gianluca De Rubertis è un brano che offre uno sguardo verticale e analitico, dal momento che “rappresenta il punto di vista di una generazione antica che osserva il cambio di rotta di un mondo in cambiamento, un mondo in cui il sacrificio, il dolore e la disposizione al proprio futuro vengono sostituiti dalla distrazione, dall’egoismo e dalla ricerca pedissequa di divertimento”. Di mood diverso è Sotto sotto di Aiello, che anticipa l’album “Scorpione” in uscita il 22 maggio: una canzone che racconta l’estate e malinconiche responsabilità.
Fausto Lama con la sua Burrocacao, ci regala echi belli di quando Fausto aveva un altro nome d’arte e si chiamava Epido. In sintesi, dunque, una ballad dal sound contemporaneo che si muove tra intimità e disillusione. Bambole di Pezza tornano con Porno, in radio da oggi. Ad un primo ascolto veloce non mi ha convinto. Chissà, forse mi ero abituato ad una scrittura più personale della band, tant’è che, neanche a dirlo, questo brano, a differenza di altri, è firmato da autori noti come Federica Abbate e Jacopo Ettorre.
Willie Peyote con Kodak anticipa l’album “Anatomia di uno schianto prolungato”, una fotografia di quello che probabilmente sarà il disco. Francesco Gabbani è in rotazione con Summer Funk, brano ironico, brillante e profondamente contemporaneo, capace di trasformare il ritmo dell’estate in una riflessione sul nostro tempo. Cambia direzione Santa di LDA e AKA 7EVEN, scritto proprio da Luca D’Alessio (LDA), Luca Marzano (AKA 7EVEN), Alessandro Caiazza e Vito Petrozzino, si inserisce nel percorso degli artisti già tracciato con l’album “Poesie Clandestine”, confermando la lunga amicizia che li lega e che li ha portati anche a partecipare insieme alla 76° edizione del Festival di Sanremo con l’omonimo brano.
Tra indie, rap e sonorità contemporanee
Notte Poetica di Welo e Anna Tatangelo è il racconto di due persone che non sono state capaci di tenersi davvero, ma che continuano a cercarsi nello spazio fragile di una notte. Giuse The Lizia, con Istruzioni, mi ricorda i pezzi dei Dari (per i nostalgici), ha personalità, un certo flow e una scrittura fluida ed incalzante. Dalla serie Netflix “Due Spicci” di Zerocalcare il brano inedito di Coez Ci vuole una Laurea. Il pezzo è presente nel trailer e nella colonna sonora della serie di animazione fresca d’uscita.
L’ultimo album di Jesto si intitola “Stato di coscienza”. Si tratta del primo album rap orchestrale italiano, realizzato con oltre 30 elementi d’orchestra e contenente collaborazioni con artisti come Nayt, Rancore, Shade e Hyst. Altro disco uscito oggi è quello di Sayf, dal titolo “Santissimo”, ricco di feat della scena rap nostrana. Lui mi piace molto e mi è piaciuto molto nell’esibizione del primo maggio! Lamante, alias Giorgia Pietribiasi, ci consegna invece “Non dico Addio” il suo secondo album interamente scritto da lei e prodotto da Taketo Gohara noto produttore che in passato ha lavorato a bei dischi di artsiti come Francesco Motta e Negramaro.
Perché i testi delle canzoni emozionano sempre meno?
A costo di peccare di presunzione, ma solo io noto che il livello dei testi delle canzoni sia divenuto bassissimo? Non raccontano più storie, ma stanno semplicemente dentro le melodie. Suonano bene. Ma non emozionano. Magari sono io? Chi lo sa, quel che è certo è che mi sono saturato. Non sento più frasi sensazionali, poetiche. Atro che brividi da
La vita è tutto un equilibrio sopra la follia!
E non sto parlando di complessità, di grandi artifici, mica possiamo pretendere che tutti scrivano come Panella, abbiano la verve di Bob Dylan o il talento per la narrazione di De Gregori. Fortunatamente, comunque, ci sono delle eccezioni, e ancora una volta queste arrivano per la maggior parte dalla musica indipendente. Con ogni eventualità la mia sensazione sarà dovuta al fatto che niente mi pare rappresentare quest’epoca in musica. Pochi brani mi accendono ed entusiasmano. Sarò diventato un boomer. Eppure, sono aperto al nuovo, anche se di nuovo c’é veramente poco.
Le produzioni suonano quasi tutte uguali. I testi devono stare dentro i beat e gli instrumental chiudere melodie. L’iperproduttivitá sta palesemente rendendo tutto artificiale. E si sente. Questa cosa mi metteva ansia fino a qualche tempo fa. Ora, riflettendoci, mi rasserena perché ciò che é vero si sente, emerge aldilà dei numeri.
In che modo dovremmo approcciarci alla musica odierna?
La scelta sta nel diventare un semplice consumatore di musica oppure, come il bravo sommelier, assaporare solo le cose di qualità. Ma per la qualità bisogna affinare il palato. Ogni cosa ha la sua dignità, il suo pubblico. Ma io ho sempre preferito una musica che facesse anche cultura e non una musica massmediatica che fa solo cantare stupidi loop senza riflettere. Ci sono mantra che elevano. E mantra che abbruttiscono. Come le buone e le cattive abitudini. E l’abitudine di moda in questi tempi é esserci a tutti i costi. A qualsiasi prezzo, persino quello di snaturarsi e diventare non come si é, ma come si deve essere per soddisfare la mediocrità comune.
Ora esistono narrazioni su misura, appiattite, é diventato tutto soft, incluse la sperimentazione e l’eccesso. Come se sbagliare strada non fosse più parte del percorso. Ma, d’altronde, cosa vogliamo pretendere? É l’epoca in cui si fa successo dal niente e poi si sparisce, mica l’epoca dei concerti davanti a 2 persone che hanno fatto 200km per venirti a sentire!
Perciò, buon ascolto a tutti e fatemi sapere cosa ne pensate. Alla prossima settimana!
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Venerdischi”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
Leggi anche:
Da Birthh a Chiello, dove ci porta la musica di questa settimana? – L’Opinione
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn

[…] Musica odierna, la crisi dei testi nel panorama discografico nostrano – L’Opinione […]
[…] Musica odierna, la crisi dei testi nel panorama discografico nostrano – L’Opinione […]
[…] Musica odierna, la crisi dei testi nel panorama discografico nostrano – L’Opinione […]
[…] Musica odierna, la crisi dei testi nel panorama discografico nostrano – L’Opinione […]