Pablo Neruda: la figlia Malva Marina Reyes e quel ruolo di padre dispersosi fra i versi sull’amore

4 mins read
Pablo Neruda figlia
Credit: web/licensefree

Mia figlia, o quello che definisco così, è un essere perfettamente ridicolo, una specie di punto e virgola, una vampira di tre chili – Pablo Neruda (parlando della figlia, che abbandona quando si separa dalla moglie)

Malva Marina Reyes Hagenaar è, per chi non lo sapesse, la figlia di Pablo Neruda. Nacque con idrocefalia e fu abbandonata dal padre. Ma cosa si nasconde dietro tale abbandono, una fuga del poeta dinanzi agli attacchi? Oppure controversie politiche che lo indussero a compiere un così efferato gesto? Chi lo sa. Quel che è certo è che pareri contrastanti emergono da numerosi nerudiani, eppure le lettere in cui l’artista ne parla esistono, comprese le corrispondenze con la ex moglie, che egli comunque non abbandonò mai dal punto di vista economico.

Malva Marina, una bambina cancellata dalla vita di Pablo Neruda

Di sicuro i lettori del celebre autore si lasciano trascinare dai suoi splendidi versi, tuttavia è discutibile la disattenzione in tutte le biografie, o perlomeno nella maggior parte, di questo aspetto. L’uomo che ha scritto sublimi versi chiamava sua figlia “punto e virgola” (per via della (s-)proporzione tra la testa e il suo corpo), ”vampiressa di tre chili” e ”essere ridicolo“. Insomma, espressioni ed epiteti che da un poeta del suo calibro, nonché padre, non ci si aspetterebbe affatto. Ad ogni modo, sta di fatto che la povera Malva se ne andò prematuramente nella indigenza più totale, all’età di soli otto anni. Pablo non si recò neppure alle sue esequie!

Credit: web

La bimba nacque il 18 agosto 1934 a Madrid, dove Neruda era console generale. Per lui, però, la nascita di una figlia malata e deforme era fuori da ogni sua aspettativa. Adirato con la vita? Chissà, magari è probabile. E tutto quell’amore di cui scrisse? Dovremmo forse giustificare l’animo del poeta che è pur sempre un uomo con le sue fragilità? Beh, per giunta questa ipotesi potrebbe essere possibile. Anzi, a onor del vero, un artista ha la percezione del dolore molto più amplificata rispetto a chiunque altro.

Un abbandono taciuto a lungo e un’ipocrisia gonfiata a suon di versi poetici

Nel giugno 1934 pubblicò Residenza sulla terra e incontrò l’argentina Delia del Corsia, affiliata al Partito Comunista francese, la famosa “Formichina“. Delia aveva 20 anni e l’amore fu istantaneo. Nell’agosto 1934 Maryka, sofferente moglie di Neruda, partorì Malva. E lui, poco dopo la nascita della bimba, scappò con La Formichina a Parigi, senza proferir parola sull’abbandono di Malva. Per anni sotto copertura con la complicità della amica Gilda, letterata latino-americana e membro del partito comunista cileno. Nel frattempo Maryka viveva in una pensione e lavorava su ciò che trova per mantenere Malva, implorando Pablo di inviarle del denaro per poter dare da mangiare alla loro creatura. “Il mio ultimo centesimo lo spenderò per inviare questa lettera”, così avrebbe risposto.

Alla fine, la figlia del Nobel per la Letteratura morì il 2 marzo 1943 a Gouda. Quel che mi stupisce è che uno come Neruda incarnava l’avanguardia poetica, era l’intellettuale militante magnete per il socialismo in Sud America e, nonostante ciò, negò alla piccola perfino il lasciapassare di scambio di cittadini che l’avrebbe salvata da un’Europa immersa negli stenti della Seconda Guerra Mondiale. Non è un caso che Malva non sia menzionata nelle sue memorie né che non esista un verso dedicato a lei. Ma non è tutto, perché il cinismo di Neruda si percepisce ancor più concretamente in Canto alle madri dei miliziani morti, in cui finge un affetto che contrasta, in realtà, con l’abbandono!

Le parole del nipote

Molti anni dopo, fortunatamente, fu il nipote Bernardo Reyes a parlare, dichiarando che:

«Vedete la storia di Malva è tragica, non c’è dubbio. Tuttavia, nel saggio che ho scritto su questa bambina, che alla fine è stata mia zia, penso di aver dimostrato che non fu proprio un abbandono. C’erano situazioni diverse e concrete, umane e politiche, e l’Europa dilaniata dalla guerra. Insomma una vicenda più complessa di come appare, con aspetti da chiarire. E scavando anche nella la vita della madre di Malva, la prima moglie di Neruda, María Antonia Hagenaar, che il presidente Gabriel González Videla, aveva fatto venire in Cile come testimone in un processo per un’accusa di bigamia contro Neruda, si scopre che era l’amante di un noto intellettuale cileno: non proprio una donna sola e abbandonata, ma una persona ben integrata, con una grande vita sociale. Dalle mie ricerche sono nati libri piuttosto romanzati a scapito della verità».

Dov’è la verita?

Dove sta la verità? Sempre nel mezzo oppure nascosta da qualche altra parte? Non si sa, ma dalla biografia del poeta si evince una infanzia particolare, a quei tempi scandalosa, ed è sempre il nipote che lo racconta:

«Mio nonno paterno, Rodolfo Reyes, era il fratello maggiore di Neruda. Non ebbe però il ruolo di primogenito perché nato da una relazione casuale di suo padre, don José del Carmen Reyes Morales, con Trinidad Candia Marvede, prima della nascita di Neruda. Mio nonno aveva 13 anni quando il bisnonno don José sposò in seconde nozze Trinidad, dopo la morte della madre di Neruda. Trinidad, che per ipocriti pregiudizi non aveva allevato il primo figlio, quando arrivò Neruda si volse interamente a lui, che in seguito la chiamò “mamamadre”. Poi si unì una terza sorellastra: mia zia Laura Reyes Candia. In famiglia, insomma, ci fu un triangolo amoroso. Due madri appaiono registrate nella genealogia dei Reyes. E con le mie ricerche ne ho aggiunta una mai apparsa in documenti. Aurelia Tolrá, madre biologica di Laura Reyes. Un’atmosfera che aiuta a capire Neruda».

Insomma, in conclusione, una cosa è certa: Neruda partì senza mai rivedere la figlia né tanto meno partecipare al suo funerale C’è stata una lacrima di rimorso per questo “presunto errore”? Non saprei cosa proprio cosa dire, ma ne dubito fortemente!

Leggi anche:

Margaret Thatcher, una “Lady di Ferro” fra eccezione e normalità delle donne in politica – L’Opinione

Maggie Smith, l’eterna signora del cinema e del teatro che continuerà ad incantare il mondo intero – L’Opinione

Alda Merini, tra poesia e follia: un tempio da conquistare – L’Opinione

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sitoInstagramFacebook e LinkedIn

Bartolomeo Di Giovanni (detto Theo) è nato a Palermo il 2 Giugno 1975, ha conseguito la laurea in filosofia presso l’università di Palermo, docente di materie umanistiche. Ha collaborato con realtà poetiche dei paesi dell’Est, e del Messico, ha in attivo diverse pubblicazioni di silloge poetiche e saggi di filosofia psicopedagogica, le opere sono state tradotte in Spagnolo, Russo, Rumeno, Arabo. Scrive per alcune riviste articoli sulla cultura letteraria antica e contemporanea, esperto e studioso di Dante Alighieri e di Ebraico biblico. Nel 2013 fonda il movimento culturale “Una piuma per Alda Merini” per la salvaguardia del patrimonio poetico della poetessa dei navigli. Collabora con Wikipoesia per la estensione della nascente Repubblica dei Poeti, di cui è console e cavaliere con distintivo dell’ Ordine di Dante Alighieri. Ha ricevuto da parte della Ordine dei poeti della Bielorussia, e di altre realtà culturali l’appellativo di “Vate”. Nel 2024 gli viene conferito il premio : Cattedra della Pace, tenutosi ad Assisi, nello stesso anno diviene vicepresidente di WikiPace.

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Previous Story

Amadeus condurrà “La Grande Sfida – InConTrArti” all’Arena di Verona il 15 maggio

Next Story

Musica odierna, la crisi dei testi nel panorama discografico nostrano

Latest from Blog