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Da Mussolini a Lucarelli, passando per De Martino: alla fine si scoprirà che siamo tutti geni, purché nessuno ci chieda di dimostrarlo

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Alla fine

Questa settimana avrei potuto parlarvi delle nuove frontiere della quantistica, giacchè un gruppo di fisici è riuscito a congelare una struttura di atomi disposti come una collana osservando un fenomeno previsto circa cento anni fa. Se è vero, però, che ci sono teorie che aspettano quasi un secolo per essere, lo è altrettanto il fatto che ci sono moltissime persone oggigiorno che impiegano lo stesso tempo per capire come funziona una lavatrice, perciò ho preferito lasciar perdere.

Oppure, non so, mi sarebbe piaciuto dedicarmi ai nuovi avvistamenti del telescopio spaziale James Webb, ma che senso avrebbe avuto quando qui c’è gente che non riesce a guardare oltre il palmo della propria mano? E ancora, avrei voluto spendere due parole sul nuovo studio, pubblicato recentemente su Nature, secondo cui le alterazioni dell’orologio biologico sarebbero coinvolte in una parte significativa dei casi di depressione, ma come, non bastava già la vita di me*da che facciamo? Chi lo sa. Quel che è certo è che alla fine si scoprirà che qui tutto è il contrario di tutto e niente ha più alcun senso!

La vita è troppo importante per essere presa sul serio – Oscar Wilde

Dalla politica alla televisione: alla fine il confine del ridicolo è sempre più sottile

Alla fine, infatti, si scoprirà che Alessandra Mussolini non è andata a Uomini e Donne per commentare l’amore o le coppie del parterre, ma semplicemente per vedere se perfino in quel tipo di televisione si possano superare quei pochi limiti di dignità rimasti, gli stessi che la politica, la stessa in cui lei ha bazzicato per tanti anni, sembra ormai aver superato da un bel pezzo!

Alla fine si scoprirà che Mara Venier conduce Domenica In un po’ come quei vecchi, si fa per dire, ristoranti storici in cui il menù cambia poco (se non addirittura mai!), i clienti tornano più per affetto che per piacere e il proprietario ti racconta sempre la stessa storia, ma con una tale convinzione che si finisce puntualmente per restare lì ad ascoltare. La nostalgia funzionerà pure bene, purché non diventi un contratto a tempo indeterminato con il passato poiché a furia di chiamare tutti “amori miei“, il rischio è che l’unico amore non corrisposto rimanga quello tra mamma RAI e il ricambio generazionale!

Alla fine si scoprirà che Stefano De Martino vuole riportare l’intelligenza artigianale al Festival di Sanremo perché almeno quella artificiale, quando sbaglia, può dare la colpa all’algoritmo. Lui, invece, dovrà spiegare ogni scelta ad una nazione che considera il direttore artistico responsabile della crisi dei testi, del traffico sull’Aurelia e probabilmente pure della fine del Festivalbar. Ha detto di ispirarsi a Pippo Baudo, ambizione legittima, ci mancherebbe. Ciò nonostante, tra ispirarsi ad un monumento e pensare di esserlo già passa una differenza che nemmeno cinque serate all’Ariston riescono a coprire!

Cuore, polemiche e quel qualcosa che non sa mai di autentico

Alla fine si scoprirà che Barbara D’Urso potrà anche cambiare rete, studio, programma e perfino pavimento, ma continuerà a sorridere come se niente fosse mai accaduto. Chissà, deve essere una nuova forma di resilienza che farebbero prima e meglio a studiare, poiché tanti altri, dopo certe porte chiuse o sbattute direttamente in faccia, avrebbero cambiato mestiere, mentre lei non ha cambiato proprio nulla, anzi. Col cuore!

Alla fine si scoprirà che Selvaggia Lucarelli, in realtà, non cerca lo scontro, ma che lei è solamente una povera vittima ingenua di un sistema che le impedisce di fare bene il proprio lavoro e che quando si scaglia contro l’ennesimo malcapitato di turno non lo fa per andare a rompergli le uova nel paniere, ma per pura e semplice vocazione.

Alla fine si scoprirà che lo sciopero degli autotrasportatori al Sud e la guerriglia per le strade delle città settentrionali non hanno niente a che vedere con il carovita, ma non sono altro che le prove generali per il prossimo mondiale di calcio al quale verremo eliminati, poiché l’Italia riesce a scendere tutta in piazza e a farlo seriamente soltanto quando si parla di calcio!

E alla fine – ahimé, ahinoi, ahitutti – si scoprirà che tutti i mali vengono per nuocere, poiché l’universo continua ad espandersi, la scienza a fare nuove scoperte e l’umanità a dimostrare che nogni passo in avanti non è necessariamente sinonimo di progresso, perché possiamo pure congelare gli atomi, osservare galassie lontanissime e studiare i meccanismi della mente, ma resta ancora impossibile individuare la particella elementare della stupidità, soprattutto quando questa si mette in posa, prende un microfono e pretende pure di avere ragione!

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Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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