La pace non è soltanto assenza di guerra; è una virtù, uno stato d’animo, una volontà di bene — Baruch Spinoza
Sono trascorsi dodici mesi esatti da quel fatidico 18 maggio 2025, giorno in cui Robert Francis Prevost celebrò la messa inaugurale del suo pontificato in Piazza San Pietro, e c’è voluto tutto questo tempo affinché il mondo intero la smettesse di guardare Papa Leone XIV come “il successore di Papa Francesco” e iniziasse finalmente, benché solo in parte, a guardarlo per ciò che è. Perché il problema, all’inizio del suo ministero petrino, è stato soprattutto questo: arrivare dopo qualcuno che aveva forse rivoluzionato un po’ la figura del Pontefice, avvicinandola al popolo e svincolandola, in più di un’occasione, dal codice comportamentale e da quei canoni che chiunque ascenda al soglio pontificio deve rispettare.
II mandato vaticano di Papa Leone XIV è nato sotto l’ombra di quello di Bergoglio
Bergoglio, lo sappiamo tutti, amava considerarsi un uomo ancor prima che un Papa ed entrava nelle case con una spontaneità immediata e con la semplicità che lo contraddistingueva. Era uno di “noi”, in fondo. O perlomeno, è così che amava mostrarsi. Leone, invece, a primo impatto è apparso subito diverso. Sembrava più trattenuto, più istituzionale, meno incline alla battuta o a qualsiasi gesto che violasse il “protocollo”. Insomma, non “il Papa della gente”, ma piuttosto un uomo di Curia, un’autorità sobria, per certi versi austera.

Per mesi, in effetti, l’opinione pubblica, soprattutto quella abituata alla cifra emotiva del pontificato precedente, lo ha percepito come distante, freddo, perfino troppo silenzioso. C’era stato pure chi lo ha definito “il Papa di palazzo”, chi lo ha visto come un altro membro di una casta privilegiata atta a comportarsi come tale, e infine, chi ha parlato di un ritorno ad una Chiesa più chiusa dentro le proprie stanze e più distante dalla realtà della gente comune, dai fedeli. E il fatto di essere il primo Papa statunitense della Storia sicuramente non ha aiutato. Anzi, specialmente tra le fila più progressiste d’Europa, sono stati numerosi quelli che hanno frettolosamente associato la sua figura ad un certo immaginario americano conservatore, arrivando persino a descriverlo come una sorta di “Papa di Trump”.
Eppure col passare dei mesi, qualcosa pare esser cambiato. E forse non tanto nel Papa, su di lui e alcune delle idee che ha propagandato dal pulpito vaticano negli ultimi tempi ho già detto tutto ciò che dovevo dire all’interno delle mie rubriche settimanali (potete recuperarle cliccando -> QUI <-), quanto più nella sua percezione. In fondo, Leone XIV non ha mai provato davvero a competere con il carisma mediatico di Francesco, scegliendo la via della sottrazione e prediligendo una presenza più spirituale e diplomatica, oserei dire fin troppo sobria, meno spettacolare e meno emotivamente invadente.
Una centralità morale costruita attorno alla pace e all’equilibrio con la tradizione
Inoltre, Leone ha senza ombra di dubbio costruito lentamente la propria centralità morale e lo ha fatto attorno ad una parola che ha ripetuto ossessivamente fin dall’inizio: “Pace“. Una pace “disarmata e disarmante”, come l’ha definita lui stesso. Un’espressione che in principio pareva sterile, vuota, fine a se stessa, ingenua. E invece, con piacevole sorpresa, e di questo bisognerebbe rendergliene merito, non ha mai piegato quella convinzione alle convenienze geopolitiche del momento. Lo si è visto soprattutto sul tema delle migrazioni e delle deportazioni negli USA, così come sulla questione legata al conflitto in Iran. Fatti, quest’ultimi, in relazione ai quali ha preso posizioni nette. Spesso non condivisibili, al pari di altre, ma pur sempre decise.
Un po’ ciò che è accaduto con il tentativo di restaurare diverse ‘usanze papali’ che Francesco aveva ‘abolito’. Il ritorno a Castel Gandolfo, ad esempio, è stato letto da alcuni come un recupero della tradizione, tuttavia, la contemporanea apertura museale di parte del Palazzo Pontificio ha mostrato la volontà di restituire quegli spazi alla collettività. Un gesto piccolo ma significativo, in un pontificato che sembra parlare più attraverso i simboli che a suon di slogan. E chissà, magari il tratto più interessante del primo anno di Leone XIV è esattamente questo: aver resistito alla tentazione di diventare un personaggio!
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