Dalla Costituzione USA alla schiavitù moderna, passando per la Repubblica Romana: le regole del potere

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Costituzione

Il 17 settembre del 1787 venne firmata, a Philadelphia, quella che molti considerano la più antica Costituzione della storia moderna, ossia quella degli Stati Uniti d’America. Risale al 509 a.C., invece, la nascita della Res Pubblica Romana (Cosa Pubblica Romana o Stato Romano) mentre la proclamazione della Costituzione Italiana avvenne “soltanto” il 27 dicembre del 1947. Ora, dalla Repubblica degli antichi romani alla Carta dei Diritti e dei Doveri statunitense trascorrono più di 2200 anni, così come da quest’ultima alla versione nostrana ne passano ben 160.

In più di 2000 anni, insomma, si potrebbe pensare che l’umanità ne abbia fatta di strada e che certamente l’evoluzione umana abbia dato dei segni di avanzamento potremmo credere ancora. Ma siamo sicuri sia proprio così? Perché, leggendo una delle opere più importanti per la ricostruzione della storia dell’umanità, ossia “L’evoluzione dell’uomo e della società” del maestro della biologia moderna C.D. Darlington non si direbbe.

Perché la Costituzione sembra non essere più una garanzia?

Con quanta facilità gli uomini si convincono che la Costituzione è esattamente ciò che desiderano che sia – Joseph Story.

Volendo fare un excursus generale, si può affermare che la scienza ha fatto passi da gigante. Dall’uso dei metalli grezzi e dall’alchimia, ad esempio, si è arrivati alla fissione dell’atomo e all’identificazione di diverse particelle subatomiche. Oppure, dalla geometria euclidea si è giunti a quella ellittica, che si è scoperto poi governare i moti dell’intero Universo. E infine, da Galeno (il primo medico della storia), che cercava di rammendare le ferite dei gladiatori nel Colosseo, si è arrivati alla Singolarità, l’impianto di arti e organi artificiali nel corpo umano, e così via.

Ciò nonostante, nei settori delle scienze sociali, politiche ed economiche, in quegli ambiti legati ai diritti e alle libertà degli esseri umani, nonché a quella degli animali e al rispetto per l’ambiente che ci circonda, gli avanzi non si sono mossi di pari passo con gli altri settori che caratterizzano le società cosiddette civili. Difatti, se queste ultime, in due millenni di Storia anni hanno sviluppato un incremento di 1000 volte, le prime hanno manifestato un incremento di appena 10 volte.

Come mai questa smisurata differenza?

Che i problemi di organizzazione sociale, politica ed economica abbiano una tale complessità da superare quelli dell’indagine della struttura della materia, della fisica delle stelle e dei buchi neri o della neurochirurgia? Dal leggere un trattato di medicina, per poi passare alla lettura delle Costituzioni degli Stati moderni o dei grandi tomi sulle ideologie politiche, per un matematico, un neuro-psichiatra e ancor più per un logico, è come passare da interpretare la produzione mentale di appassionati geni, a quella di bambini di quinta elementare.

Tutte le Costituzioni sono piene di articoli, ma ciascuna di essere conduce alla medesima configurazione di un gruppo di poche decine di persone che si riuniranno in sontuosi palazzi, in nome dei più alti principi del diritto, della giustizia, della pace e della libertà, per discutere e stabilire come milioni di individui debbano vivere.

A tal proposito, come potrete verificare nell’opera storica di Darlington, quella cerchia ristretta di pochi eletti, dal popolo sovrano naturalmente, è il più delle volte costituito da soggetti provenienti dalle più ricche ed influenti famiglie, che nella maggior parte dei casi hanno accumulato la propria fortuna grazie a schiavitù, guerre, invasioni di territori, genocidi e colonizzazioni coatte. Pertanto, perché dovrebbero poter essere in grado di decidere il destino della moltitudine in materia di giustizia, compassione, equità, uguaglianza, libertà, pace e rispetto?

La Costituzione Italiana

La Costituzione italiana, poi, a mio avviso enuncia chiaramente nel suo primo articolo il fondamento primo su cui si basa: la schiavitù. Potrei quasi arrivare a comprenderlo all’epoca dei romani o nell’ormai lontano 1787, ma nel 1947, soprattutto se teniamo a mente il contesto storico, politico e bellico dal quale il nostro Paese usciva, mi risulta assai difficile arrivare a capire le ragioni che si nascondono dietro a determinate decisioni.

Un modello utopico

Se mi ci dovessi mettere io a scrivere la Costituzione, in questo preciso momento, da figlio di una famiglia operaia, le prime cose che metterei nero su bianco sono i valori scientifici, sociali e prima di ogni altra cosa umani sui quali si fonda, o meglio, dovrebbe fondarsi la società italiana:

  1. Lo Stato italiano si fonda sul diritto e sul massimo rispetto della vita di ogni essere vivente presente sul territorio italiano.
  2. E’ desiderio e volontà dell’intero Popolo italiano rinunciare a una piccola parte della propria libertà affinché tutti possano averne garantita l’altra parte.
  3. Tutti i membri che saranno eletti al governo dovranno avere requisiti quali: preparazione accademica minima (Laurea) conseguita in istituto accademico pubblico e non privato; esercizio in prima persona, per almeno 10 anni, di un lavoro con retribuzione pari a quello ritenuto il salario minimo; residenza, nel periodo di 10 anni lavorativi, sostentandosi solamente con le risorse economiche provenienti dal loro lavoro.

Questo, affinché i membri destinati all’elezione possano conoscere e vivere sulla propria pelle il risultato di quello che sarà il loro futuro lavoro di amministratori della vita dei propri concittadini, e soprattutto perché, in funzione di risultati scientifici ottenuti dalla ricerca nel settore della psicologia sociale, risultano esistere evidenze di sviluppo dello stato eteronomico indotto, dal quale derivano deleteri effetti di distacco fra la realtà del soggetto in possesso di un potere su altri e la realtà di questi ultimi. Distacco, che comporta inevitabilmente, l’abuso illegittimo del potere a discapito e danno, anche grave e persino mortale, per gli altri componenti del gruppo e senza che il soggetto possa esserne consapevole.

Forse non riusciamo a comprendere

Allo stato dei fatti, oggi, anno 2025, miliardi di persone in tutto il mondo, per effetto del bias di conferma, della Sindrome Dislogica, dei deficit funzionali indotti, non sono in condizioni di comprendere, valutare e tantomeno correggere il benché minimo dettaglio del proprio sistema socio-organizzativo. Questo fatto, perpetrandosi oramai da millenni, ha dato origine ad una nuova sottospecie di Homo Sapiens: l’Homo Urbano. Sottospecie a cui tutti noi apparteniamo.

Per concludere, spero di aver spazzato via per sempre dalla vostra mente schemi pre-concettuali e nevrotici indotti dal sistema, che sulla base di banali bias cognitivi, vi induce immediatamente all’uso della facoltà elementare della classificazione, anziché a quello delle facoltà avanzate superiori della corteccia cerebrale, della cognizione, che portano alla basica e riduttiva classificazione tra destra e sinistra, sbagliato e giusto, ideologia e concretezza.

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Professionista del settore ITC nell'area ricerca e sviluppo, con oltre trent'anni di esperienza, Fabrizio Ranzani è ricercatore indipendente sui temi di logica formale, pensiero critico, didattica, antropologia, psicologia, neuroscienze, intelligenza e comunicazione umane e artificiali, ha scritto due libri sul tema della logica e del pensiero critico. Nel 2008 è rientrato nella lista dei cavalieri del lavoro sotto ai 35 anni nella prima edizione del concorso. La sua esperienza professionale si svolge fra l'Italia e il Brasile, la sua passione è insegnare e divulgare i fondamenti della logica e del pensiero critico.

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