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Dare voce all’invisibile: il potere dell’immaginazione nel doppiaggio

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Nel mondo del cinema e delle serie tv siamo abituati a guardare ciò che accade davanti alla macchina da presa, ma raramente ci soffermiamo su tutto quello che nasce lontano dagli occhi dello spettatore. Il doppiaggio appartiene proprio a quella dimensione nascosta: un lavoro fatto di tecnica, sensibilità e interpretazione, dove spesso la sfida più grande non è imitare un’immagine, ma riuscire a darle una voce. Perché dietro ogni battuta non ci sono soltanto parole da pronunciare, ma emozioni da ricostruire, atmosfere da percepire e mondi da immaginare.

Oltre il microfono: il talento invisibile di chi dà vita ai personaggi

La voce è il secondo volto dell’uomo — Gerard Depardieu

Perciò, in questo nuovo appuntamento di Senti chi parla, vorrei parlarvi di immaginazione. Quando si pensa al doppiaggio, l’immagine è quasi sempre la stessa: un attore davanti a un microfono che guarda una scena e la interpreta. Ed è esattamente così. Quello che spesso non si immagina, però, è quanto lavoro faccia la fantasia. In sala di doppiaggio non ci sono scenografie, non ci sono gli altri attori con cui recitare e non c’è tutto ciò che, su un set, aiuta un interprete a entrare nella storia. Ci sono un microfono, un leggio e uno schermo. E, a volte, nemmeno quello nelle condizioni migliori.

Per motivi di riservatezza, infatti, può capitare di lavorare con immagini in bianco e nero, oscurate o con alcuni dettagli volutamente nascosti. A volte le espressioni del volto si distinguono a fatica e bisogna affidarsi ancora di più all’ascolto, al contesto e all’istinto. È proprio in quei momenti che entra in gioco l’immaginazione. Bisogna riuscire a sentire ciò che il personaggio sta vivendo anche quando non tutto è evidente, dare peso a uno sguardo che si intravede appena o trovare l’emozione giusta senza poter contare su ogni dettaglio visivo.

Non a caso, una voce non trasmette soltanto delle parole: trasmette intenzioni, emozioni e sfumature. E per farlo bisogna, prima di tutto, immaginarle. Forse è questa la parte più invisibile del nostro mestiere. Il pubblico ascolta il risultato finale e si lascia trasportare dalla storia, senza pensare che, dietro a ogni battuta, c’è anche un grande lavoro di immaginazione. Ed è proprio questo che continuo ad amare del doppiaggio: la possibilità di costruire un mondo anche quando non lo si vede completamente. Perché, in fondo, la voce non racconta solo ciò che appare sullo schermo. Riesce a dare vita anche a tutto ciò che resta invisibile.

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Senti Chi Parla”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Classe 1984, passione e dedizione, Omar Vitelli è un doppiatore italiano. Dal grande schermo alla televisione, passando per i videogiochi e le serie animate, la sua voce accompagna da tempo numerose generazioni e continua ad appassionare migliaia di telespettatori. Attivo sia a Roma che a Milano, ha vinto il Premio "Voce dell'anno emergente - Cartoni e radio al Gran Galà del Doppiaggio" al Romics nel 2003.

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