Il vuoto non è mai stato così pieno – Ennio Flaiano
Da che mondo è mondo, si sa, le cose del passato tornano sempre di moda. Sarebbe ancor più bello, però, se a farlo fossero anche l’etica, l’intelligenza, l’onestà, e perché no, magari pure un po’ di vergogna, e non soltanto quel nulla sottratto al niente che puntualmente tenta, il più delle volte invano, di pensare di poter raccontare qualcosa. Ci riflettevo qualche giorno fa, proprio mentre mi imbattevo, quasi per caso, nella notizia (riportata da Spyit.it) sul nuovo documentario autobiografico che vedrà protagonista Elenoire Ferruzzi.
Ironico, a pensarci bene, se non addirittura comico, ma non tanto per un personaggio della sua risma che diventa il soggetto di un film d’autore, quanto più perché, se non erro, mi pare di ricordare che fosse proprio lei, in tempi ancora non sospetti, a liquidare con una certa disinvoltura, nemmeno se potesse realmente permetterselo, chi cercava profondità artistica laddove, secondo il suo personalissimo parere, non c’era alcunché da mostrare. E invece ecco qui che ce la ritroviamo con un progetto cinematografico che, perlomeno sulla carta, prometterebbe introspezione, identità e uno sguardo al suo percorso “artistico”.
Cosa avrà di “artistico” Elenoire Ferruzzi da poterci raccontare?
Per carità, è pur vero che ognuno è libero di potersi reinventare, ma secondo voi si può realmente definire la Ferruzzi un’artista?! A mio avviso, una che ha fatto degli eccessi un vanto, cosa avrà mai, a livello artistico, da insegnare?!! E poi, pur se fosse, siamo davanti ad un qualcosa che sappia veramente di autentico o ci troviamo soltanto dinanzi all’ennesima sceneggiata, magari scritta male e recitata pure peggio?
Certo, la Ferruzzi è sempre stata una creatura scenica non indifferente, una di quelle che a mio parere stanno bene giusto nei circhi, mica sul grande schermo! E poi, seriamente ci serve un documentario per renderci conto che dietro alla maschera, che ognuno di noi ormai conosce, non c’è davvero niente che non sia caricatura, sopra le righe e finzione?
Ciò che conta è far rumore?
Per non parlare del regista, di cui personalmente non riesco ad apprezzare neppure il coraggio di aver acconsentito a dirigere un progetto del genere. Ma chissà, forse è proprio questo il punto, non ciò che si vuole raccontare, che poi non è un mistero per nessuno, ma l’ardire di mandarlo in onda. Alla fine, dunque, più che un documentario sulla Ferruzzi, mi sembra l’ennesima prova che oggi, in fondo, basta far rumore, non serve per forza avere qualcosa da dire! Perciò, se proprio volete sfruttare la miriade di piattaforme streaming a cui siamo abbonati, vi do appuntamento dal prossimo 27 aprile con La Sobrietà, il nuovo capolavoro di Carlo Fenizi che, tra Amanda Lear, Antonia San Juan, Carmen Russo e Michele Venitucci, vedrà anche me in veste di attore.
Ps. Non perdete tempo a cercarmi nel trailer, il regista avrà pensato che se mi avesse inserito, avrebbe fatto sfigurare gli altri membri del cast!
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