Eris, il pianeta (nano) della discordia che ha “declassato” Plutone

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Eris

Per molti il 5 gennaio sarà di sicuro una data come un’altra, così come per altri rappresenterà unicamente il preludio all’Epifania e alla conclusione delle tanto attese, quanto sfuggenti, festività natalizie. Tuttavia, per chi non lo sapesse, coincide anche, e soprattutto, con un’importantissima ricorrenza, la quale ha portato ad una vera e propria ‘rivoluzione’ in ambito astronomico. Si tratta, in effetti, della scoperta di Eris, un corpo celeste remoto, freddo e pressoché invisibile che ha prodotto uno degli sconvolgimenti concettuali forse più profondi nel campo dell’esplorazione dello Spazio e dello studio, nonché della classificazione, delle sue componenti. E questo non tanto per ciò che effettivamente è, ma per tutto quello che gli studiosi si sono visti costretti a (ri-)mettere in discussione.

L’impatto rivoluzionario di Eris, un corpo celeste marginale!

Conosciuto inizialmente con il nome provvisorio di 2003 UB313, Eris è il secondo pianeta nano per diametro medio facente parte del Sistema Solare dopo Plutone, rispetto al quale, però, possiede una massa del 27% superiore. Si presenta come un ammasso ghiacciato fluttuante nel sistema solare esterno e con un’orbita piuttosto inusuale, che lo porta ad una distanza dal Sole che varia dai 5,6 miliardi ai 14,6 miliardi di km.

Venne originariamente individuato grazie ad alcune fotografie scattate il 21 ottobre 2003, ma la scoperta ufficiale arrivò soltanto il 5 gennaio 2005 ad opera di un gruppo di astronomi composto da Michael Brown, Chad Trujillo e David Rabinowitz. Il divario che suddette date evidenziano è dovuto al fatto che, perlomeno in un primo momento, gli scatti sembravano aver catturato, banalmente, un ‘altro’ oggetto oltre Nettuno. Solo più tardi, invece, le percezioni degli scienziati cambiarono. Difatti, le misurazioni mostrarono che si trattava di qualcosa che era grande quanto Plutone, se non addirittura più massiccio, e fu qui che le convenzioni sulle quali la comunità scientifica si era basata sino ad allora cominciarono ad incrinarsi. Ma perché?

Quando la scienza ridefinisce se stessa

Ebbene, perché se Plutone era un pianeta, allo stesso modo, a parità o somiglianza di caratteristiche, doveva esserlo pure il corpo celeste appena scoperto. Il che, probabilmente, all’epoca non avrebbe costituito un’anomalia così allarmante. Ciò nonostante, l’annuncio arrivò in concomitanza con l’individuazione di altri due grandi oggetti all’interno della medesima area, ossia la Fascia di Kuiper, chiamati in seguito Haumea e Makemake. Pertanto, se pure Eris era un pianeta, e diversamente non si poteva constatare per gli ultimi due, quanti ce n’erano ancora nascosti e non visti, celati ai nostri telescopi? Una domanda che portò gli scienziati ad avviare un’operazione di ridefinizione senza precedenti.

Credit: web

Qualche tempo dopo, più precisamente nel 2006, in seguito all’avvistamento di ulteriori oggetti transnettuniani e persino di un satellite naturale di Eris, l’Unione Astronomica Internazionale (UAI) introdusse la categoria tutt’ora in uso dei “pianeti nani”, secondo cui:

Un pianeta nano è un corpo celeste di tipo planetario, che orbita attorno ad una stella ed è caratterizzato da una massa sufficiente a conferirgli una forma quasi sferica, ma che non è stato in grado di ‘ripulire o sgomberare’ la propria fascia orbitale da altri oggetti di dimensioni confrontabili

Caratteristiche perfettamente riscontrabili in Eris, ma anche in Plutone che, di conseguenza, perse il suo status di “pianeta”. Proprio per questo, quando ci si riferisce ad Eris, in molti parlano di un “corpo celeste che ha declassato Plutone“, sebbene, più che un ‘declassamento’ all’apparenza punitivo, il cambiamento in questione sia il frutto di un lavoro di ricerca, chiarezza e precisione, il quale ci ha mostrato la complessità di un sistema popolato da ‘mondi’ di confine che sfuggono alle categorie comode!

La denominazione

E chissà, magari non poteva esserci nome più appropriato di quello della dea greca della discordia Eris (o Eride), capace di scatenare conflitti che rivelano verità nascoste, dal momento che, similmente, il neo-nominato pianeta nano aveva suscitato numerosi dibattiti e disaccordi tra scienziati, giornalisti, insegnanti e studenti. Discussioni, argomentazioni, prese di posizione e conflitti che, tutto sommato, hanno portato ad una concezione più matura e possibilmente più completa, entro quei limiti in cui di completezza si possa parlare, del cosmo a noi conosciuto.

Insomma, Eris sarà anche lontanissima, percorrerà un’orbita di oltre cinque secoli e si ritroverà immersa in temperature che sfiorano i meno duecento gradi in compagnia della sua luna Dysnomia, eppure l’impatto della sua scoperta è stato tutt’altro che marginale!

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Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine ed EVA3000. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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