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Fabrizio Corona e il ritratto sbiadito di un nulla sottratto al niente

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Fabrizio Corona

Questa settimana avrei voluto commentare Per sempre sì, la canzone di Sal Da Vinci che ha trionfato al 76esimo Festival della Canzone Italiana. Nel mio ultimo intervento per il nostro Speciale Sanremo vi avevo fatto cenno, ma in punta di forchetta, o almeno così si suol dire. E invece no, mi è toccato, seppur con immenso piacere, non oso negarlo, tornare su un verso che mi sta particolarmente a cuore e che recita più o meno in questo modo:

Ci son cascato di nuovo

Così, infatti, inizia la prima strofa di Me ne frego, il brano cantato, a mio avviso, dal più fenomenale performer italiano del momento: Achille Lauro. Uno che, oltre ad essere un bravo cantante, è anche un grande caratterista. Perché è tra i pochi che sul palco non interpreta soltanto una canzone, ma può permettersi il lusso, scusate la sviolinata, di incarnare un’idea, un’estetica e forse anche un’era. In questa canzone il suo è un vero e proprio modus vivendi, lo stesse che deve aver adottato Fabrizio Corona, il quale, nonostante le innumerevoli cause ancora in piedi nei più svariati tribunali del nostro benamato stivale, pare essere scivolato nuovamente nella trappola dei déjà-vu, complice la sua solita esposizione e quelle dichiarazioni che bruciano in fretta, ma fatturano a lungo, lanciando l’ennesima puntata del suo ormai noto format Falsissimo, un nome che è una garanzia, sul fantomatico sistema di Alfonso Signorini & Co.!

Fabrizio Corona sembra esserci cascato di nuovo!

Ci son cascato di nuovo, dunque, non è una mera frase fra le tante in un testo che, sì, di garanzie ne ha molte, o perlomeno non lo è per tutti. Ebbene, perché per l’ex Re dei paparazzi, che poi, a casa mia, sarebbe più veritiero chiamarlo il Re dei pupazzi, sembrerebbe essere una formula esistenziale. E per quel che mi riguarda, francamente, ad esistere in quel modo ci sarebbe quantomeno da vergognarsene! Comunque, non so cosa ne pensiate voi, ma l’eterna tentazione di chi vive di una passata gloria, di chi per esaltare se stesso infanga gli altri, di chi confonde il clamore con la libertà, è tra le derive più aberranti che si possano incontrare, sebbene, e qui devo ammetterlo, vi sia qualcosa di profondamente umano, e proprio per questo tragicomico, nel ripetersi degli errori di un ex delinquente.

Non è tanto la caduta a stupirmi, quanto la sua ciclicità. In fondo la trama è già scritta, il copione sempre lo stesso e mal recitato, e l’uscita di scena, una di quelle mai in realtà calcate, costantemente rimandata. Anche perché, diciamocela tutta, da quando il gossip, in una società intelligente, è davvero rilevante?!!! E che fine ha fatto quel detto che recitava “chi si fa i cazzi suoi, campa cent’anni“? Ditemi la vostra, che io vi ho detto la mia!

Scelte che diventano abitudine, si fanno identità!

Viene da chiedersi, inoltre, se tra i suoi affetti più stretti non vi sia mai stato qualcuno disposto a sottrarlo, fosse pure solo per un momento, alla sua smania di apparire, per giunta impropriamente visto che il più delle volte che appare sembra collezionare solo denunce e condanne! O che ne so, se ci sia mai stato qualcuno che gli abbia suggerito che l’esposizione continua non è necessariamente indipendenza, che il rumore non è guarigione e che la provocazione, quando diventa automatismo, smette di essere ribellione e si fa riflesso condizionato!

Il suo comportamento ossessivo, in effetti, pare richiamare dinamiche che andrebbero affrontate con strumenti diversi da quelli mediatici. Ma chissà, forse nessuno glielo ricorda, o magari sì, benché, per alcuni, l’essere solo dove la propria immaginazione può portali sia più forte di qualsiasi consiglio! Sapete voi qual è la vera differenza tra un artista e un personaggio mediatico? Immagino di no, considerando i tanti che seguite sui social network, perciò ve la spiego io: il primo sublima la caduta in arte, il secondo la sfrutta a suo uso e consumo monetizzandola; il primo trasforma la ferita in linguaggio, il secondo la espone come trofeo!

E allora sì, questa settimana avrei voluto commentare una canzone. Mi sono ritrovato, al contrario, a riflettere su un perpetuo ritorno che sembra essere destinato a ripetersi nel suo essere, secondo la mia opinione, ‘nulla sottratto al niente’. E certe scelte, credetemi, quando diventano abitudine, smettono di essere errori e si tramutano in identità!

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite de “L’irriverente”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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