Femminicidio Lorena Quaranta: lo stress da covid è un’attenuante inaccettabile

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Lorena Quaranta

La decisione di annullare l’ergastolo per Antonio De Pace, che ha ucciso la compagna Lorena Quaranta durante il lockdown a causa di un elevato stress psicologico attribuito alla pandemia da Covid-19, ha scatenato un acceso dibattito nel mondo della politica e delle Associazioni contro la violenza di genere.

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha basato la sua decisione sull’argomentazione che il disagio psicologico di De Pace, amplificato dalle circostanze straordinarie della pandemia, lo avrebbe angosciato e quindi avrebbe influenzato la sua capacità di intendere e volere al momento dell’omicidio.

Ma davvero l’angoscia può giustificare la gravità di un crimine così efferato? La violenza contro le donne non può e non deve avere alcuna giustificazione.

“Il trauma non è mai un alibi per la violenza. Comprendere il contesto del trauma non significa accettare l’atto violento”

ha dichiarato Judith Herman, una psichiatra, ricercatrice e autrice americana autorevole nel campo della comprensione e del trattamento dello stress traumatico.

Considerare lo stress pandemico come attenuante per un femminicidio crea un precedente pericoloso, non solo per tutti i femminicidi accaduti in quello stesso periodo storico ma per qualsiasi comportamento o fatto accaduto in quegli anni. Tutti abbiamo subito un trauma dal Covid-19. E quindi? Vogliamo minare anni di lotta e di difficili riconoscimenti sulla violenza di genere con questo attenuante? Giustificarlo significa non solo vanificare i passi compiuti fino a qui dalle associazioni  antiviolenza ma altresì vuol dire uccidere ancora una volta la vittima e sminuire la sofferenza della sua famiglia. Per non parlare della deresponsabilizzazione da parte dell’assassino (poverino! Era stressato!)

Il femminicidio, un crimine inaccettabile

 

Tra tutti i crimini, il femminicidio è la matassa più difficile da sbrogliare perché  affonda le sue radici nel dominio patrircale nutrito di controllo e potere verso la propria donna, e non è accettabile che sia ridotto a una reazione da stress.

Questa sentenza non è solo un oltraggio alla memoria di Lorena Quaranta, ma rappresenta anche un enorme passo indietro nella lotta per i diritti delle donne. E’ un errore grave che potrebbe dare vita a discussioni sulla percezione del femminicidio e dellla violenza in generale nella società.

Se la giustizia non si mostra inflessibile contro il femminicidio, se la giustizia non rimane ferma e intransigente di fronte a crimini così gravi non ce la faremo mai.

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Studi classici, una laurea in Lettere e Filosofia, e un tesserino dell’Ordine dei Giornalisti. Questo è il CV in estrema sintesi. Ma quello che veramente la descrive è l’amore per la musica, per i libri, il teatro e i viaggi. Ama cucinare le torte e prendersi cura delle sue piante. Odia i calcoli matematici, le percentuali e i problemi di geometria. Ama stare in mezzo alla gente ma ama ancora di più stare con se stessa. Ama la Sicilia, i suoi colori, sapori e tramonti. Ogni volta che la vita le sembra difficile, cerca di raggiungere uno scoglio, si siede e ne parla con il mare.

6 Comments

  1. Bellissimo articolo. Complimenti!
    In questo modo credo che sia stata uccisa 2 volte e la cosa assurda è che sia stata la magistratura ad ucciderla nuovamente. Non ne facci una questione di sinistra o destra, ma attaccarsi alla questione COVID mi sembra proprio che venga ogni volta tirato in ballo per difendere le decisioni prese dal governo di allora.
    Quindi mi viene un dubbio: siamo sicuri che la magistratura sia veramente autonoma? Siamo sicuri che nella magistratura la politica non centri nulla?
    Visto che in questo giornale si danno delle opinioni, sarebbe bello avere una anche da voi?
    Grazie

  2. Ciao carissima dopo questa sentenza sono rimasta agghiacciata solo in Italia tutto viene attenuato senza un motivo. Siamo un popolo di ridicoli e bisogna tanto riflettere. Il tuo articolo è bellissimo e fa riflettere

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