Festa di Yule: alle origini del nostro Natale c’è il solstizio d’inverno pagano?

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Festa di Yule

In un tempo ormai lontano, in quello che si potrebbe definire il momento più buio dell’anno, con la notte che sembra prevalere definitivamente sul giorno e l’inverno mostrare il suo volto più rigido, le antiche popolazioni nordiche celebravano la Festa di Yule, in omaggio all’avvento del solstizio d’inverno. Ma perché? Ebbene, perché il solstizio per loro non era soltanto un evento astronomico, ma rappresentava prima di ogni altra cosa un passaggio simbolico fondamentale, vissuto come una soglia tra ciò che finisce e ciò che ricomincia. Era la promessa, dunque, che, persino dopo il buio più profondo, la luce avrebbe lentamente ripreso a splendere.

Genesi della Festa di Yule e legami con il Natale contemporaneo

Ancora oggi, la Festa di Yule ricorre tra il 20 e il 22 dicembre o, più precisamente, ha inizio nell’esatto istante in cui il Sole raggiunge il punto più basso nel cielo e le ore di luce toccano il loro minimo. Da qui in avanti, in maniera quasi impercettibile, le giornate iniziano ad allungarsi. Per le comunità del Nord Europa, costrette a convivere con inverni lunghi ed ostili, tale cambiamento aveva in passato e per alcuni gruppi continua tutt’ora ad avere un valore vitale. Il ritorno della nostra stella, infatti, non è solamente un fattore climatico, ma anche e soprattutto una garanzia di sopravvivenza, di fertilità futura, di continuità della vita. Pertanto, la luce diventa il simbolo per eccellenza della rinascita, della speranza e della possibilità di un nuovo inizio.

Quest’anno, in particolare, Yule ha toccato il nostro calendario nella giornata di ieri, domenica 21 dicembre, alle 16:03 ora italiana, radunando insieme un gran numero di persone, specialmente nell’emisfero settentrionale del mondo, un po’ come accaduto con le folle riunitesi a Stonehenge, in Inghilterra, proprio per il solstizio. Ma da dove arriva precisamente tale ricorrenza? Come si svolgevano un tempo i festeggiamenti? E quale legame potrà mai avere con il nostro Natale contemporaneo?

Le origini e il significato protettivo del fuoco

Innanzitutto, come già anticipato, è bene ricordare che la Festa affonda le sue radici nelle tradizioni celtiche, germaniche e nordiche pre-cristiane, in onore delle quali le celebrazioni dell’epoca potevano estendersi per più giorni, talvolta fino a dodici. Nel corso di queste lunghe giornate, dedicate spesso alla riflessione e alla condivisione, si adoravano gli dèi, le forze della natura e gli antenati, considerati particolarmente vicini ai loro parenti in vita in quel determinato periodo dell’anno. Non a caso, le lunghe notti invernali alimentavano l’idea che il confine tra il visibile e l’invisibile, tra la dimensione dei vivi e quella dei morti, si assottigliasse, con il rischio di esaurirsi del tutto.

Nel cuore dell’inverno ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate – Albert Camus

Credit: web

E forse è per questo che uno degli elementi iconografici maggiormente rappresentativi e più ricchi di significato è il famoso “Ceppo di Yule”, un grande tronco che doveva bruciare lentamente nel focolare domestico per tutto il corso dei rituali e delle celebrazioni, e infine, bisognava conservare le sue ceneri in quanto simbolo di protezione e buon auspicio. A tal proposito, il fuoco aveva una funzione piuttosto importante. Doveva scaldare, certo, ma al tempo stesso aveva il compito di illuminare e proteggere, incarnando una forma di continuità con il Sole e richiamandone simbolicamente la forza. Accanto al camino, inoltre, trovavano spazio altri ‘idoli’ legati alla vita che resiste all’inverno, prime fra tutti le piante sempreverdi, tra cui abete, agrifoglio e vischio, capaci di conservare il loro colore nei mesi più freddi.

Un’occasione per rafforzare i legami sociali e trovare equilibrio

Tuttavia, l’arrivo di Yule non prevedeva unicamente la completa dedizione alla spiritualità. Anzi, esso era perfino un’occasione per organizzare banchetti comunitari, fondamentali per rafforzare i legami sociali in un periodo segnato dalla scarsità. Condividere il cibo, in effetti, significava condividere la speranza e affrontare insieme l’inverno. Non mancavano poi i rituali propiziatori, i racconti mitologici e le offerte, gesti che avevano lo scopo di garantire protezione, fertilità e prosperità. Insomma, un’opportunità per l’uomo per ricongiungersi con la natura e trovare equilibrio fra bisogno materiale e la dimensione spirituale.

L’avvento del Cristianesimo

Contrariamente a ciò che in molti potrebbero pensare, con l’avvento del Cristianesimo molte di queste tradizioni non furono eliminate e non andarono perdute, ma vennero progressivamente rielaborate e integrate. Basti pensare che la scelta di collocare la nascita di Gesù intorno alla fine del mese di dicembre non fu casuale, anche perché, diciamolo, il simbolismo della luce che nasce nel buio si adattava perfettamente al messaggio cristiano!

In più, non si tratta del solo elemento che abbiamo in comune con la tradizione degli antichi popoli del Settentrione, dal momento che il Natale, per come lo conosciamo noi, eredita da Yule numerosi elementi. Dall’uso delle decorazioni sempreverdi alle luci che illuminano case e città, passando per quell’idea, o magari speranza, che le festività natalizie siano un tempo di rinnovamento, di pace e di rinascita interiore. Addirittura l’albero che addobbiamo affonda le sue radici nelle antiche celebrazioni solstiziali perché in quanto sempreverde simboleggia la vita e la resistenza, mentre gli addobbi sono un segno di continuità e di speranza. Similmente, l’abitudine di scambiarsi i regali richiama quei passati riti di cui vi parlavo poco fa e alcune figure mitologiche nordiche, legate ai viaggi notturni nel cielo e alla distribuzione di doni, hanno probabilmente contribuito alla costruzione dell’immaginario che porterà, secoli dopo, alla figura di Babbo Natale.

Yule ai giorni nostri

Festeggiamenti del solstizio d’inverno a Stonehenge, in Inghilterra, 6 anni fa/Credit: SkyTg24

Oggigiorno, la Festa di Yule si celebra principalmente all’interno di comunità neopagane come la Wicca e l’Asatru, eppure il suo significato va ben oltre l’ambito religioso. Sempre più persone si avvicinano ad essa con l’augurio di poter riscoprire un rapporto più autentico con i cicli naturali e per sottrarsi, almeno simbolicamente, alla frenesia che caratterizza il periodo natalizio contemporaneo. E chissà, magari è proprio questa la ragione per la quale, benché siano passati secoli, Yule continua ad affascinare. In fondo, parla di un’esperienza universale, quella della speranza che nasce quando tutto sembra fermo. E mentre le giornate ricominciano lentamente ad allungarsi, la festa del solstizio ci invita a riconoscere, dentro e fuori di noi, il primo, fragile, segno del ritorno della primavera, della luce!

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Studentessa di "Scienze dell'Informazione, tecniche giornalistiche e social media" presso l'Università di Messina, ha frequentato un liceo linguistico, dove ha sviluppato un forte passione per le lingue e per la comunicazione. Per questo, ha conseguito varie certificazioni linguistiche sia a Messina che in Spagna grazie a stage di scambio interculturale. Ama scrivere, parlare e condividere idee, non a caso è particolarmente affascinata dal mondo dei podcast, delle radio e della narrazione. Il suo obiettivo è raccontare storie che informino, ispirino e facciano riflettere le persone.

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