Un manuale solitamente è strutturato con paroloni, spesso sono poco vicini alla pratica. Bisognerebbe che le grandi opere guardino con occhi diversi i racconti pedagogici che potrebbero sembrare bande letture. Ad esempio, il Pinocchio fu considerato una favola per bambini inizialmente, ma nel tempo si è compresa la vera intenzione di Collodi. Allo stesso modo, Il rifugio dei piccoli di Alessandro Marigliano è, a mio avviso, da inserire tra i brevi manuali di pedagogia pratica. Perché? Beh, perché come diceva William Butler Yeats:
L’educazione non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco
Storie brevi per una formazione concreta ne “Il rifugio dei piccoli”
Tra le pagine dell’opera, infatti, si incontrano fantasia e immaginazione che fanno da sfondo a degli episodi di vita che educano e intendono spingere l’uomo a riflettere. La prima storia, per citarne una, è quella di Tremolino che, per molto tempo, ha creduto di essere un tipo pauroso. Inaspettatamente, però, ad un certo punto emerge tutta la sua forza, fino a poco prima invisibile, proprio quando tutto sembrava essere paralizzato dalla paura stessa. Un altro racconto molto significativo, invece, è la storia di Alluvia, nella quale i cittadini, presi dalla disperazione, ad un certo punto incontrano qualcuno che accoglie la loro richiesta di aiuto.
Insomma, tutto in apparenza potrebbe sembrare non avere un senso, ma quel non senso ha una rilevanza importantissima. Ogni capitolo è un’esperienza vissuta, un monito a vivere secondo le leggi del cuore coadiuvati dalla ragione. Marigliano, nonostante la sua giovane età, è riuscito a cucire un compendio pedagogico utile a chi si occupa di educazione di piccoli e grandi. Il libro è, secondo la mia opinione, la sintesi della antica missione dell’educatore che lascia il proprio segno attraverso un linguaggio parabolico e ricco di immagini.
Inoltre, in un tempo segnato da incertezze educative, fragilità emotive e da una crescente distanza tra sapere teorico e vissuto quotidiano, Il rifugio dei piccoli mette in luce una società che spesso fatica a riconoscere il valore dell’ascolto, dell’empatia e del tempo lento della crescita. Ed è così che, attraverso un linguaggio semplice ma profondamente simbolico, il libro propone una pedagogia che non istruisce soltanto, ma che accompagna, offrendo strumenti preziosi per affrontare le sfide contemporanee senza perdere di vista ciò che conta realmente.
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