Nel 2018 a Berlino in Germania, una coppia polacca gay, si sposa. E questa è una storia. Una bella storia direi io, un ulteriore passo in avanti nell’affermazione dei matrimoni gay. Ma ecco la notizia (in realtà, è difficile da ammettere che nel 2025 sia ancora notizia): una volta rientrata nel proprio Paese d’origine, la coppia ha chiesto la trascrizione del certificato di matrimonio nei registri civili. Una procedura ordinaria per chiunque si sposi all’estero. Tuttavia, le autorità polacche hanno respinto la richiesta, sostenendo che il loro ordinamento non contempla il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Una sentenza limpida e rivoluzionaria per i matrimoni gay
Dinanzi a tale situazione, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, cioè il tribunale dell’Unione Europea che ha il compito di assicurare il rispetto delle norme europee in tutti i paesi membri, trovandosi di fronte ad un conflitto tra diritto interno e diritto UE, ha chiesto un chiarimento alla Corte di Lussemburgo. Ed arriva una risposta netta che sa di buono e giusto: rifiutare la trascrizione viola sia la libertà di circolazione sia il diritto al rispetto della vita privata e familiare, pertanto la sentenza stabilisce che i matrimoni tra cittadini o cittadine dell’Unione dello stesso sesso celebrati in un paese membro devono essere riconosciuti anche da tutti gli altri paesi.
Se crediamo davvero nell’uguaglianza, allora dobbiamo credere nell’uguaglianza per tutti – Barack Obama
Non solo. Poiché in Polonia la trascrizione è l’unico mezzo per dare efficacia ai matrimoni contratti all’estero, lo Stato deve applicare la procedura in modo identico a tutte le coppie, evitando qualsiasi forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale. La Corte ha, inoltre, chiarito che il riconoscimento non compromette l’identità nazionale né l’ordine pubblico del Paese: la trascrizione non obbliga, cioè la Polonia a modificare la propria definizione di matrimonio, ma garantisce che i cittadini e le cittadine Ue possano continuare a vivere come una famiglia anche sul proprio territorio.
Matrimonio gay in Europa: cosa cambia con la nuova sentenza
Al momento nell’Unione Europea il matrimonio tra persone dello stesso sesso è riconosciuto solo da Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia. Un puzzle dei diritti con ancora tanti pezzi mancanti. Per comprendere la portata dell’intervento dei giudici di Lussemburgo, occorre partire da un dato. Nonostante l’Unione Europea sostenga da tempo la tutela dei diritti fondamentali e la non discriminazione, la disciplina del matrimonio resta competenza degli Stati membri. Come dire: in casa propria ognuno è sovrano.
Però, qui è entrata in ballo la libertà di circolazione, che ha reso più sottile la linea di demarcazione tra l’autonomia nazionale e obblighi europei, facendo da volano ad una sentenza per equiparare i diritti tra le persone degli Stati membri. Nel concreto: partendo dagli inviolabili diritti europei come la residenza, l’assistenza sanitaria, le tutele patrimoniali e familiari la Corte ha stabilito che un Paese membro non può rifiutare di riconoscere un matrimonio gay legalmente celebrato in un altro Stato dell’Unione, perché è da questo riconoscimento che quegli inviolabili diritti di cui sopra possono essere applicati e agiti.
Tale precisazione ha conseguenze enormi. Significa che una coppia sposata all’estero non può essere trattata come “non sposata” una volta tornata nel proprio Paese, perché ciò creerebbe ostacoli concreti alla vita quotidiana, violando l’essenza stessa della cittadinanza UE.
In altre parole, le autorità nazionali non sono obbligate a introdurre il matrimonio egualitario nel proprio ordinamento, ma devono comunque riconoscere quello celebrato oltre confine. Ed è proprio in questa distinzione, sottile ma decisiva, che la giurisprudenza europea si rafforza, imponendo livelli minimi e uniformi di tutela.
Effetti in tutta l’Unione
nuovi scenari all’orizzonte Il matrimonio gay continua a rappresentare un tema di grande rilevanza per l’Europa, soprattutto mentre emergono decisioni capaci di ridefinire il modo in cui gli Stati membri devono riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso. Da una parte l’avanguardismo della Spagna che celebra vent’anni di nozze egualitarie, dall’altra Paesi che continuano a rifiutare il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. Una Unione che su certi temi più Disunione non può essere!
Ma ora si prevedono auspicabili tempi duri per gli altri Paesi che non riconoscono il matrimonio gay, come Italia, Romania, Bulgaria, Slovacchia o Lettonia L’effetto della sentenza della Corte di Giustizia UE rappresenta un precedente che potrebbe portare ad un’evoluzione che faciliterebbe non soltanto la vita delle coppie già sposate, ma anche il percorso politico verso nuove legislazioni nazionali.
Un cielo roseo per le famiglie arcobaleno, allenate a non trovare pentole d’oro ma non rassegnate a rinunciare a lotte e battaglie. E a dolori che segnano vite!
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