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Ballando a Lughnasa (1998): Meryl Streep e il rito di purificazione e contatto con la madre terra

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Ballando a Lughnasa

Ballando a Lughnasa. Kate Mundy (l’attrice pluripremiata Meryl Streep) è un’insegnante di mezza età. Ha dedicato la sua vita ai bambini degli e viene costretta dal parroco locale a lasciare il suo incarico. Sua sorella Maggie (Kathy Burke, Gimme Gimme Gimme, 1999-2001), anticonformista e sempre con la sigaretta in bocca non rinuncia ad intonare vecchi stornelli di gioventù. Agnes (Brid Brennan) è brava nel lavoro a maglia ed è molto legata alla terza sorella Rose (Sophie Thompson, sorella dell’attrice Premio Oscar Emma Thompson) sempliciotta e nata con un leggero ritardo mentale. Padre Jack (l’attore irlandese Sir Michael John Gambon) il fratello maggiore torna dall’Uganda dopo venticinque anni ed è visibilmente provato.

Meryl Streep in Ballando a Lughnasa
Credit: Web

A completare la famiglia Mundy vi è poi il piccolo Michael (Darrell Johnston, qui alla sua prima e ultima performance cinematografica) che attende il ritorno del padre e si sente amato dalla madre Christina (Catherine McCormack) e dalle zie.

Sono gli ultimi fuochi di Lughnasa, una festa pagana in onore della divinità del raccolto. Tutta la famiglia vorrebbe prendervi parte ma Kate, ormai indurita dalla vita, si oppone con veemenza e non è disposta a cedere alle richieste delle sorelle. La situazione nella famiglia Mundy prenderà una piega inaspettata con l’arrivo del padre di Michael, Gerry Evans (l’attore gallese Rhys Ifans, Notting Hill; Elizabeth: The Golden Age). Il suo ritorno è però breve: l’uomo ha deciso di partire per la Spagna per combattere insieme ai ribelli contro il dittatore Francisco Franco.

“Ballando a Lughnasa” è una pellicola corale

Ballando a Lughnasa è un film corale racchiuso nella cornice del Donegal irlandese degli anni Trenta. Il regista traspone la pièce teatrale che prende lo stesso nome e che è una sorta di memoriale del drammaturgo irlandese Brian Friel (1929-2015) che ricorda la propria infanzia passata a casa delle zie zitelle insieme alla giovane madre. Un film che quando uscì nelle sale cinematografiche nel 1998 fu elogiato dalla critica ma che rimane di nicchia nonostante un cast meritevole e preparato e con una Meryl Streep perfettamente nella parte. La storia ci viene narrata attraverso la voce e gli occhi del piccolo Michael che osserva il mondo dei grandi e prova ad interpretarlo a modo proprio.

Ballando a Lughnasa, poster
Poster ufficiale della pellicola/Credit: web

Il ritorno del padre seppur breve, dona al bambino la speranza di poter avere una figura paterna al suo fianco; di poter sognare la tanto amata bicicletta che probabilmente non arriverà mai. Le attrici del film danzano e si prendono per mano e sono tutte sullo stesso piano della Streep che inevitabilmente tende a rubare la scena alle altre con i suoi manierismi, i suoi sguardi tendenziosi e giudicanti mostrando allo spettatore solo alcuni degli aspetti del personaggio da lei interpretato. Gli uomini nel film (bambino compreso) sono personaggi marginali, quasi degli ospiti che entrano in punta di piedi dentro una chiesa per non fare troppo rumore.

La bellissima fotografia, curata dallo scozzese Kenneth MacMillan, della campagna irlandese permette quasi di farci percepire i profumi e gli odori di quegli spazi verdeggianti estivi.

Cosa sono i Lughnasa?

La festa di Lughnasa (dalla quale prende il titolo del film) è una festa molto importante per gli irlandesi e per i gallesi per il rito di purificazione e di contatto con la madre terra che deve produrre nuovi frutti. In questo modo quell’estate del 1936 si racconta tra gioie e dolori dal regista Pat O’Connor, che riesce dare vita ai pensieri delle sue protagoniste senza mai però andare troppo a fondo; senza mai approfondire veramente le sofferenze o i desideri delle cinque sorelle Mundy.

Uscito nelle sale italiane nel febbraio del 1999, Ballando a Lughnasa partecipò al Festival del Cinema di Venezia e fece vincere il premio Irish Film & Television Academy (IFTA) all’attrice Brid Brennan (che aveva già portato sulla scena lo stesso personaggio nell’omonima pièce teatrale vincendo nel 1992 un Tony Award). Un film che vi porterà indietro nel tempo e che vi darà la possibilità di lasciarvi andare in un clima di ricordi e di radio d’epoca, di sentire le musiche irlandesi dirette da Bill Whelan (Il mio piede sinistro, My Left Foot: The Story of Christy Brown, Jim Sheridan, 1989) o di ascoltare il poema di William Butler Yeats (1865-1939) cantato da Rose “Down by the Salley Gardens”. Un film drammatico ma molto toccante e tutto da riscoprire. Buona danza a Lughnasa a tutti voi e buona visione.

Una scena del film Ballando a Lughnasa
Credit: Web

Penso di essere tornato a casa per morire – Padre Jack Mundy

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Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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