“Serve il dolore nella vita?“, questo è ciò che mi chiedo spesso ultimamente. Tuttavia, si tratta di una domanda mal posta perché il dolore è inevitabile. Fa parte del tutto e attraversarlo è l’unica risposta. Esso è, in effetti, lo strumento per mettere insieme i nostri pezzi, la nostra colonna vertebrale rotta, come una colonna ionica, le nostre ferite. Inserire oro nelle cicatrici. Per ricomporci, rinnovandoci. Anche senza cura. Perché non c’è cura alla vita. C’è solo vita alla vita. Allora forse si, forse è necessario. Frida Kahlo. Ieri ho rivissuto un ricordo.
Il ricordo e l’universalità della storia di Frida Kahlo
Un lungo pomeriggio alla mostra dedicata al suo mito, alla sua essenza. Alla sua persona. Tuttə insieme. Mi piace pensare che le ragazze crescano con il modello di questa donna “esistenziale”. Loro come lei incontreranno sofferenza, dolore, amori non all’altezza del proprio sentire. Spero che loro come lei, oltrepasseranno quel dolore, la sofferenza e delusioni trasformandolo in forza vitale. Allora saranno vere vincenti, se essere vincenti ha poi davvero senso. Ma chissà, magari sì, se vincere è sinonimo di attraversare per oltrepassarsi. Un po’ come lei.
Semplicemente sapranno di essere vive, perché il dolore per vincerlo bisogna attraversarlo. E questa è un’arte, un’inclinazione, una lotta di conquista! Rispondere alla sofferenza con uno sguardo consapevole e pieno di vita. I suoi autoritratti. Gli occhi neri che ti impongono di guardarla. Di pensare che ha risposto al dolore con la rinascita. Sempre. Con le lacrime di cui i suoi volti sono pieni, ma che sono gocce di vita, mai di resa. Anche quando doveva arrendersi per rendersi alla Morte.
Per molti una moda, un personaggio, un mito. Per me è una donna. Probabilmente la persona che è in ciascuno di noi. Anche in chi non lo sa. La Frida che amo io è quella bimba dagli occhi neri di due anni che ho visto. Gli stessi che ha sempre avuto. Gli stessi che ho io e che spero abbiano tuttə. Neri per attraversare buio e colorarlo di luce. Neri non per genetica ma per visione Candore e consapevolezza. Forza e fragilità.
Siamo tuttə in questo cerchio infinito. E c’è chi lo sa più di altri. C’è chi non si tira indietro, con quei fiori in testa e colori che non permettono di nascondersi. Con lei mi sento a casa. Questa è Frida. Per me! Frida nel cuore, nella testa, sulla pelle. Viva la vida sempre. Auguri Frida!
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