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Il fascino dell’ombra, il confine valicato tra voce e immagine: il mistero del “dietro le quinte” che sembriamo aver dimenticato

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Il fascino dell'ombra

Benvenuti a tutti ad un nuovo appuntamento di Senti Chi Parla, la rubrica dedicata al doppiaggio italiano. In quest’uscita non troverete un’intervista ad una delle voci che hanno reso popolare un mondo che, forse, troppo spesso non riceve il giusto merito. Al contrario, oggi vorrei condividere una riflessione personale su come questo mestiere sia cambiato e quanto, inevitabilmente, stiamo cambiando anche noi che ne facciamo parte.

Perché non subiamo più “il fascino dell’ombra”?

Quando mi sono appassionato al doppiaggio, ero ancora un bambino. I social non esistevano proprio, e sì, so che detta così sembro antico, ma è la verità. Le informazioni sui doppiatori si trovavano con difficoltà, e forse proprio per questo c’era un fascino particolare nel cercarle. Era un mondo fatto di voci, non di volti. Ci si chiedeva chi si nascondesse dietro un personaggio, dietro un’emozione, dietro una battuta che ci colpiva al cuore. Il doppiatore viveva nell’ombra, e quell’ombra era parte della magia.

Oggi, invece, l’ombra non c’è più. Il doppiaggio è diventato visibile, quasi “popolare”. Ci sono interviste, eventi, reel, contenuti dietro le quinte. E la voce, per quanto importante, non basta più da sola. Lo dico con la massima onestà: il primo a farsi prendere da questa cosa, sono io! Anche a me piace comunicare, condividere ciò che faccio, raccontare il lavoro dietro una voce. È bello entrare in contatto con chi ci segue, fa parte del tempo in cui viviamo.

Tra amore per il mestiere e desiderio di apparire

Però, ogni tanto, mi viene da chiedermi: dov’è oggi il confine tra la voce e l’immagine? Tra la passione e la visibilità? Tra l’amore per il mestiere e il desiderio di apparire? Perché, diciamocelo: anche chi fa questo mestiere da decenni ormai ha un profilo Instagram super attivo. Non esiste più “il doppiatore misterioso”: esistono doppiatori con le storie, i reel, i video al leggio con la musica epica sotto (e magari anche qualche filtro, eh). E va bene così — davvero! Solo che a volte mi fa sorridere (e riflettere) vedere come anche noi, che veniamo da un mondo fatto di silenzio e microfoni, siamo finiti nel vortice della visibilità.

E poi c’è anche chi sui social usa il doppiaggio come bersaglio, raccontandolo come un mondo corrotto, marcio, da smascherare. Post, video, “denunce”. Tutto molto indignato, finché, puntualmente, non arriva la frase magica: “Venite al mio corso di doppiaggio!”. E lì, che vuoi fare, non puoi nemmeno arrabbiarti troppo: ti viene solo da sorridere, per non piangere. Perché in fondo anche quello è desiderio di apparire, solo travestito da crociata morale.

Tutti, in fondo, sentiamo il bisogno di essere visti, riconosciuti, magari anche un po’ ammirati. È umano.
Il punto è non farsi travolgere. Perché ho l’impressione che, sempre più spesso, non si tratti più di una gara a migliorarsi, ma a mostrarsi. Non a crescere come artisti, ma a esserci sui social. E lo dico senza giudizio, anzi: lo dico perché lo vivo anche io, ogni giorno.

Il doppiaggio è diventato una moda? Serve equilibrio!

Oggi il doppiaggio è diventato anche un po’ una moda. Ci sono persone che si avvicinano a questo mondo per vera passione e altre perché “fa tendenza”, perché dà visibilità, perché può far apparire.
E questo, forse, rischia di far perdere un po’ la parte più intima di questa professione. Un tempo era un mestiere misterioso, silenzioso, fatto di ascolto e buio di sala. Oggi sembra quasi una vetrina dove tutto dev’essere mostrato.

Ma non credo che la soluzione sia tornare indietro, sarebbe impossibile (e un po’ ipocrita, da parte mia).
Credo piuttosto che serva equilibrio: continuare a curare il talento almeno quanto curiamo la nostra immagine. Ricordare che il doppiaggio nasce nel buio, e che proprio lì — lontano dai riflettori — continua a vivere la sua parte più vera. Perché la voce, quella autentica, non ha bisogno di apparire. Basterebbe ascoltarla con le orecchie e con il cuore, ricordando, magari, ciò che José Saramago diceva:

La vera grandezza dell’uomo è essere invisibile

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Classe 1984, passione e dedizione, Omar Vitelli è un doppiatore italiano. Dal grande schermo alla televisione, passando per i videogiochi e le serie animate, la sua voce accompagna da tempo numerose generazioni e continua ad appassionare migliaia di telespettatori. Attivo sia a Roma che a Milano, ha vinto il Premio "Voce dell'anno emergente - Cartoni e radio al Gran Galà del Doppiaggio" al Romics nel 2003.

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