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Signorini Gate: cronache semiserie di un’accusa che cambia pelle

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Signorini Gate

Pochi giorni fa, tra un rutto e una scoreggia, scusate il francesismo, causa le grandi abbuffate di queste ultime festività natalizie, mentre ero intento ad ignorare la maggior parte dei commensali presenti alla mia tavola, un mio lontano, se non lontanissimo, zio d’America mi ha raccontato, preso dai fumi dell’alcol, la storia di Leonarda Nicotra, una meretrice palermitana del Seicento che in un contesto di morte, dovuta alla peste, al caos e al degrado sociale, volle dare i suoi beni ai poveri e accudire i malati del lazzaretto per espiare le sue colpe. Ed è proprio nel bel mezzo del suo racconto poco prima di addormentarsi stravaccato e appanzato sul divano, che mi ha rivelato:

Ragazzo mio, ricorda che a questo mondo è sempre meglio non fidarsi né di una puttana pentita né di una bugiarda che fa la Santa

Peccato che, avrei voluto aggiungere a quel mio lontano zio, si incontrino solo queste in giro oggigiorno!!!

Il Signorini Gate potrebbe essere peggio di Pratiful?

Non so cosa ne pensiate voi, ma c’è un momento nella vita, specialmente in quella mediatica di cui siamo, nostro malgrado, tutti partecipi, in cui la realtà supera la fantasia, e quello che per taluni può risultare reale, per talaltri assume l’esatto opposto significato. Per lo meno è quello che è successo a me dopo aver ascoltato le ultime dichiarazioni del modello Antonio Medugno, protagonista del celebre Signorini Gate, una saga narrativa il cui livello di assurdità e di sfumature grottesche rischia seriamente di superare quanto già accaduto con Mark Caltagirone e Pratiful, il caso mediatico dello scorso decennio.

Se non vai a letto con lui, non lavori in tv

Ricapitolando, lo scorso dicembre, in compagnia e in accordo con Fabrizio Corona, l’ei fu Re dei Paparazzi riscopertosi integerrimo giornalista d’inchiesta, Medugno ha preso parte ad una delle puntate del format Falsissimo in cui veniva presentato come “il caso zero” di un fantomatico “sistema di Alfonso Signorini” in virtù del quale “se non vai a letto con lui, non lavori in tv“. Il tutto, naturalmente, dato in pasto agli internauti con voce tremante nemmeno se si stesse presentando per apparire come un martire dei palinsesti televisivi.

E lasciatemelo dire, sembra anche aver funzionato visto che se, da un lato, i social hanno avviato una vera e propria caccia alle streghe nei confronti dell’ex Direttore di Chi, dall’altro, Corona ha continuato ad incassare fior fiori di quattrini dagli abbonati del suo rotocalco. Peccato solo, però, che da quelle che potevano rimanere solamente chiacchiere tra gossippari si è passati ai fatti, perché l’ex gieffino ha presentato una querela contro Alfonso Signorini per violenza sessuale ed estorsione. E a perderci qualcosa, al di là della faccia, pare non sia soltanto l’accusato, bensì anche (e forse soprattutto) l’accusatore!

I passi falsi di un cortocircuito narrativo

Non a caso, per quanto ci si sforzi ad indossare l’abito serio della vittima in cerca di giustizia, devo ammettere che ai miei occhi il risultato appare decisamente maldestro. Specie quando, come in ogni tragedia moderna che si rispetti, si va alla ricerca di un manovratore, uno che regge i fili delle marionette, in altre parole, l’antagonista perfetto! Sarà un caso che, almeno stando a ciò che è emerso dalle rivelazioni e dalle dichiarazioni delle ultime settimane, ad un certo punto Medugno e Corona abbiano puntato il dito contro Giuseppe Priscopo, l’ex agente di colui che avrebbe subito degli abusi?

Secondo loro, infatti, costui avrebbe spinto, indirizzato, quasi lanciato verso Signorini il povero Antonio che, dinanzi ad una folla assetata di un colpevole (poco importa chi sia, basta che ce ne sia uno!), fa la figura dell’ingenua vittima del sistema e del suo stesso agente, di un burattino inconsapevole trascinato dove non voleva andare. Sfortunatamente (per lui), però, Priscopo ha ben pensato di pubblicare le loro chat, dalle quali si evince chiaramente che non ci sarebbe stata alcun tipo di pressione da parte sua e che Medugno avrebbe scelto in maniera spontanea di condurre il gioco.

Un crossover mediatico che ha cambiato genere strada facendo?

Insomma, un vero colpo di scena che porta il nostro protagonista alla sua ultima mossa disperata: un post sul suo profilo ufficiale Instagram in cui ogni tragedia, perfino la più improbabile, riesce a trovare il suo filtro migliore! In effetti, Antonio chiarisce una volta per tutte di non esser mai andato a letto con Signorini. Ma come, non era il tanto sbandierato “caso zero” di un sistema marcio fino al midollo? E che fine fa la querela per violenza sessuale ed estorsione, reati che in qualche modo avrebbero dovuto essere legati alla sua possibilità di entrare nella casa del Grande Fratello, la cui porta rossa, poi, ha di fatto varcato?

Quel famoso “se non vai a letto con lui, non lavori in tv” che cos’era? Una metafora? Un’iperbole? Un equivoco semantico? O più semplicemente la sceneggiatura di un copione che ha cambiato genere strada facendo? D’altronde, nel Signorini Gate ogni dichiarazione sembra smentire la precedente con la stessa triste disinvoltura con cui si chiede a Grok, l’IA di X ideata da Elon Musk, di toglierci i calzini nelle foto perché siamo troppo pigri, o magari troppo scemi, per farlo da soli, portando ad un cortocircuito narrativo a cui di credibile e vero, qualora anche vi fosse qualcosa, resta poco o magari niente!!!

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite de “L’irriverente”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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